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Punta Almana, sguardi da cartolina sul Lago d’Iseo

Articolo. L’itinerario verso la montagna più alta del Sebino è lungo poco più di nove chilometri con 850 metri di dislivello. Punta Almana è raggiungibile dopo un percorso di quattro ore circa tra le bellezze del lago, tra storia, panorami e antichi cammini

Lettura 6 min.
Montisola e il lago d’Iseo (novembre 2022)

Bergamo-Brescia Capitale della Cultura, quale migliore occasione per addentrarci in terra bresciana alla scoperta di un territorio dalle grandi valenze storiche, naturalistiche e paesaggistiche. Ci rechiamo sulla sponda orientale del Lago d’Iseo, a Sale Marasino, per raggiungere punta Almana, la montagna più alta del Sebino. Nata dalla fusione di due borghi, Sale e Marasino, questa località è stata abitata fin dall’epoca romana, come testimoniano i toponimi di alcune contrade e i numerosi reperti archeologici. La prima parte del nome deriva dal termine longobardo «sala», con cui si designava l’edificio padronale della curtis; la seconda, invece, è un diminutivo della voce prelatina «marra», avente il significato di terreno acquitrinoso.

Marasino si trova sul tracciato della antica strada Valeriana, via di origine non precisata che per secoli ha costituito l’unico passaggio dal bresciano verso la Valle Camonica, utilizzato come importante via di comunicazione tra la pianura padana e le Alpi e percorsa da mercanti e pellegrini. La strada Valeriana seguiva un percorso pedecollinare per evitare le paludose zone rivierasche. Il tracciato venne abbandonato nel XIX secolo dopo la bonifica degli acquitrini e la costruzione di una strada più comoda in riva al lago. Proprio lungo la via Valeriana è nato un cammino che ripercorre tutto l’antico tragitto. Il segmento lacustre che va da Pilzone a Pisogne è molto suggestivo e può essere percorso in giornata, rientrando alla base con il treno.

Al 1550 risale la costruzione di eleganti dimore signorili, così rapidamente e in numero tale da non trovare riscontro in nessun altro paese del Sebino. Sale era anche centro di raccolta e lavorazione della lana proveniente dai paesi rivieraschi. Nacquero così alcune manifatture che raggiunsero il culmine nel 1800, con un’industria laniera molto attiva. Giungendo a Sale Marasino si è accolti dalla splendida vista di Montisola, panorama che caratterizzerà un po’ tutta l’escursione. La compagnia di oggi è numerosa ed eterogenea, optiamo quindi per il percorso classico ad anello, breve e con il minor dislivello. Si sale in auto fino alla località Portole (560 metri) dove posteggiamo nei pressi dell’omonima trattoria (seguire le indicazioni stradali per la trattoria Portole).

Il cammino inizia lungo la strada cementata che procede in direzione della forcella di Sale. Rimontiamo i pendii occidentali di punta Almana, costeggiando prati ordinatissimi e baite con vista meravigliosa. È il primo giorno di ottobre e i castagni regalano già i primi frutti. Le pendenze, ben presto, divengono impegnative e approfittiamo dell’incontro con un cacciatore per recuperare fiato. È in cerca di lepri, in squadra con altri amici che stanno setacciando la zona: «I cani sono muti, oggi non gira proprio nulla! Sto aspettando i miei soci per andare ad accendere il fuoco in baita. Ci rifaremo con una bella grigliata!». Ebbene, la frase «i cani sono muti», per chi non è avvezzo al mondo dei segugi, sta ad indicare la pacatezza dei cani che, non fiutando l’odore di selvaggina, non si affannano in rincorse e abbaìi. Specifico questo particolare perché un’anima buona del nostro gruppo stava già arrovellandosi immaginando chissà quali crudeli stratagemmi avessero ideato i cacciatori per rendere muti i cani!

Così tra chiacchiere e risate in un’oretta giungiamo alla forcella di Sale (1150 metri). Nell’attesa di ricompattare il gruppo, mi intrattengo con un pastore che suggerisce di portarsi nel prato vicino per ammirare il panorama. Seguo il consiglio ed ecco comparire una panchina con vista sorprendente sul lago. Poco più in alto si trova la piazzola di partenza dei parapendii, dev’essere davvero una planata spettacolare! Lì vicino, seduto nell’erba, noto un biker insolitamente assorto nella lettura di un libro. La curiosità di chiedere a quale lettura si stesse dedicando è stata soffocata dal timore che le mie parole potessero rovinare quell’atmosfera mistica. Perciò, silenziosamente, ritorno dai compagni.

Alla forcella di Sale il gruppo si divide: gli ardimentosi si cimentano nel sentiero attrezzato «Filippo Benedetti», un percorso panoramico (che passa per punta Cabrera) lungo la cresta Nord con alcune corde fisse, mentre gli animi pavidi seguono la via normale, lungo il sentiero che risale i pendii affacciati sulla Val Trompia. In momenti diversi ho percorso entrambi i tracciati: il sentiero attrezzato non presenta difficoltà significative, richiede solo attenzione in alcuni passaggi su roccette leggermente esposti. L’insidia maggiore è invece rappresentata dal fondo umido e un po’ scivoloso (da evitare in caso di ghiaccio o neve). L’altro sentiero (CAI n° 393) non presenta difficoltà tecniche e consente di raggiungere la cima più velocemente ma non offre gli scorci spettacolari come il fratello gemello.

Dopo un’ora ci ritroviamo tutti quanti alla croce di vetta (1391 metri), condividendo le impressioni sui due itinerari. Quest’oggi la cima è affollatissima, sembra di essere in piazzale Arnaldo (stavo per dire «sembra di essere sul Sentierone» non ricordando che siamo in terra bresciana!). L’installazione dell’imponente croce metallica fu voluta dallo stesso Filippo Benedetti e l’allora parroco di Sale, don Lino Bianchi. Al primo tentativo di posa, il 18 ottobre 1981, l’enorme croce appesa all’elicottero cominciò a oscillare pericolosamente costringendo il velivolo a sganciarla nelle acque del Sebino per evitare di precipitare. Il mese successivo, una nuova croce, costruita a tempo di record, fu portata in cima a Punta Almana appesa a un elicottero più potente. Nonostante anni di ricerche subacquee, la croce in fondo al lago non è mai stata ritrovata.

Il panorama è meraviglioso nonostante le foschie di questi giorni. Montisola è protagonista indiscussa: gli occhi di tutti sono calamitati dal suo fascino. Uno sguardo alle Orobie nostrane è doveroso, anche se oggi risaltano meno del solito. Dalla croce si nota il contrasto tra i dolci pendii occidentali che scivolano verso il lago e l’aspro versante orientale con i boschi che si spingono fino ai capannoni industriali del fondovalle triumplino. C’è chi addenta panini, chi gusta frutta, chi si accontenta di una barretta, ma il migliore è Riccardo, neofita della montagna, che dopo aver trangugiato un enorme pane e salame si accorge di aver dimenticato a casa la borraccia! Rimarrà con la bocca riarsa fino all’osteria Pastina.

Per la via di discesa seguiamo il sentiero CAI n° 393 che percorre il crinale meridionale di punta Almana. La presenza di alcuni tratti ripidi con il fondo sassoso lo classificano come EE (per escursionisti esperti). Tuttavia non esistono passaggi esposti, basta solo procedere con un po’ di attenzione. Ad ogni passo gli scorci sul Sebino si fanno sorprendenti: sembrano tante cartoline ma è difficile sceglierne una. In poco più di mezz’ora raggiungiamo l’ampia sella della Croce di Pezzolo (937 metri), o meglio Pezzuolo, quest’ultima quasi totalmente nascosta dagli alberi. È un importante valico di collegamento tra la Val Trompia e il lago nonché crocevia di numerosi sentieri. Scendiamo a destra sul sentiero principale in direzione di Portole. Attraversato un fitto bosco di conifere, usciamo in prossimità dei pascoli soprastanti l’osteria Pastina (850 metri), in località Pezzuolo.

L’atmosfera rustica, gli sguardi festosi dei commensali e quell’inconfondibile profumino di carne alla griglia seducono non poco. I tavoli sono pieni ma faccio un tentativo: «Siete in nove? Non riesco, mi dispiace non abbiamo posto!». Quella sentenza lacera i nostri animi goderecci. Esiste un’altra possibilità: ci precipitiamo a Portole, presso la trattoria omonima, nel punto in cui siamo partiti questa mattina. Nonostante siano quasi le 14 veniamo accolti con molta cordialità. Mentre gustiamo gli appetitosi piatti del menù ascoltiamo con interesse le parole di Laura, appena rientrata da un anno di volontariato in Perù, a Tomanga, un paesino sperduto sulle Ande. Storie di povertà, di bisogni essenziali negati, di civiltà rurali primordiali ma anche di semplicità e di solidarietà.

Ciò che più mi ha sorpreso, al di là della drammatica indigenza di quei popoli, è il racconto della gita che Laura ha organizzato per le bambine del paese come gesto di commiato prima del rientro in Italia. Era il primo viaggio della loro vita, destinazione la Cordillera Blanca, una delle zone montuose più rinomate del Perù. Con grande naturalezza le bimbe camminavano a 5000 metri di quota con scarpette da ginnastica e abbigliamento essenziale. Ogni cosa d’intorno attirava la loro curiosità. Erano festose ed entusiaste ma non riuscivano a capire perché tanta gente giungesse lì da ogni angolo del mondo per “camminare”. Loro camminano per andare a scuola (un’ora di strada), per condurre gli animali al pascolo, per andare al mercato in città o per recarsi all’ambulatorio medico nel paese vicino. Chiedevano a Laura: «Perché quella gente cammina senza necessità? Cosa devono fare?». Meditate gente, meditate…

Il sole continua a picchiare, così suggerisco una puntatina al lago. Scendiamo a Sale e raggiungiamo una spiaggetta pubblica. La temperatura dell’acqua è talmente gradevole che non perdiamo un attimo e … splash! Un piacevolissimo tuffo dal sapore estivo in questo autunno incredibile. Ho la netta sensazione che quest’anno la stagione dei bagni si protrarrà per tutto il mese di ottobre. L’immancabile coda di rientro sul lago non smorza i nostri entusiasmi. Non ho dubbi nel definire quella di oggi una delle escursioni più belle del Sebino.

P.S. l’itinerario qui descritto è lungo poco più di 9 chilometri con 850 metri di dislivello. Calcolate quattro ore di cammino. Consiglio di intraprendere l’escursione nelle giornate con il cielo terso. L’anello può essere affrontato anche in senso antiorario, evitando però di percorrere il sentiero attrezzato in discesa. L’unica possibilità di rifornimento d’acqua si trova alla forcella di Sale, poco oltre la tribulina, lungo la via normale di salita per punta Almana.

P.S.S. alcune immagini sono relative a un’escursione effettuata alla fine di novembre del 2022.

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