Ogni strumento porta con sé una storia. La vera sfida è capire se quella storia possa continuare a essere scritta e la fisarmonica è uno di questi. Per molti rappresenta ancora il suono della musica popolare, delle feste di paese, delle orchestre da ballo. Per la Fisorkestra San Martino, invece, è un punto di partenza. Sabato 18 luglio, alle 21 in Piazza San Marco, la rassegna «Note d’Estate» porterà a Foresto Sparso un concerto che nasce proprio da queste premesse: non riproporre la tradizione, ma metterla in dialogo con linguaggi musicali diversi, dimostrando come uno stesso strumento possa assumere ruoli completamente nuovi senza perdere la propria identità. La formazione da concerto nasce all’interno della Fisorchestra San Martino di Entratico, associazione culturale che negli anni ha sviluppato diverse realtà dedicate alla valorizzazione della fisarmonica. La Fisorkestra, rappresenta il progetto più sperimentale dell’associazione: un ensemble in cui la fisarmonica dialoga con sax soprano, violino, flauto, pianoforte, chitarra elettrica, basso, batteria e tre voci, costruendo un repertorio che attraversa mondi musicali apparentemente lontani.
L’invito a partecipare numerosi all’evento arriva anche dal primo cittadino di Foresto Sparso, Carlo Ponti: «L’estate porta con sé tutta la voglia di stare insieme e di gustare la bellezza dei luoghi e, perché no, di lasciarsi trasportare dalla magia della musica in una piazza, in uno spazio che per una sera si trasforma in palcoscenico che incanta ed emoziona sotto il cielo d’estate. L’augurio è che via sia una grande affluenza da parte della cittadinanza».
Dietro questa ricerca c’è il lavoro del direttore Giuseppe Belotti, che racconta come l’obiettivo non sia mai stato trasformare gli altri stili ma cambiare il modo in cui la fisarmonica entra al loro interno. « La sfida più grande è stata riuscire ad abbinare la fisarmonica a strumenti come la chitarra elettrica, il basso e la batteria, quindi a sonorità molto forti. L’obiettivo era inserirla all’interno di altri generi musicali senza snaturarli: non adattare i generi alla fisarmonica, ma fare il contrario, adattando la fisarmonica ai diversi linguaggi musicali», dice il direttore.
Un lavoro che non riguarda soltanto gli strumenti, ma soprattutto gli arrangiamenti. Ogni brano viene completamente riscritto per la formazione, mantenendo riconoscibile la sua identità musicale. «Non si tratta di semplici cover eseguite come gli originali, ma di versioni pensate appositamente per valorizzare gli strumenti presenti nella formazione – prosegue Belotti – Cerchiamo di dare forza ai brani mantenendone la melodia, quella che il pubblico riconosce e con cui riesce a emozionarsi».
ll programma della serata passa con naturalezza dalle colonne sonore di Ennio Morricone alla canzone d’autore di Fabrizio De André, fino alle sonorità di Amy Winehouse, Ed Sheeran e degli ABBA. Non è un semplice alternarsi di brani celebri, ma un percorso costruito per mettere alla prova la versatilità dello strumento. «Si passa da brani con chitarre elettriche e ritmi più energici fino alle, dove tutto diventa più dolce e melodico. Credo che il pubblico resti affascinato proprio da questo continuo cambio di atmosfera, che però mantiene sempre un filo conduttore».
In questa ricerca il timbro della fisarmonica diventa quasi una tavolozza sonora. A differenza di molti altri strumenti, infatti, può assumere registri molto diversi tra loro. «La grande forza della fisarmonica è che non possiede un solo timbro sonoro. Può contare su cinque o sei registri differenti e ciò ci permette di scegliere, di volta in volta, il suono più adatto al brano. Anche limitandosi a sostenere una semplice nota riesce ad arricchire il suono complessivo». Il concerto valorizza anche il lavoro corale. Le tre cantanti della formazione non si limitano alle parti solistiche, ma costruiscono armonizzazioni vocali che diventano parte integrante degli arrangiamenti: dall’introduzione a tre voci di «Super Trouper» degli ABBA fino al passaggio completamente a cappella di «Generale» di Francesco De Gregori. È nel rapporto con il pubblico che questa ricerca trova la sua conferma più autentica. Belotti racconta che la sorpresa nasce ancora prima dell’inizio del concerto: dalla distanza tra ciò che la parola fisarmonica evoca nell’immaginario collettivo e l’esperienza di chi ascolta la «Fisorkestra» dal vivo.
«La parola “fisarmonica”, da sola, richiama ancora un’idea ben precisa. Per questo, quando le persone leggono sulla locandina “concerto di fisarmonica”, si aspettano tutt’altro rispetto a ciò che poi ascoltano. Poi, però, succede che durante i concerti qualcuno passi per caso, si fermi a sentire e non vada più via. Restano davvero affascinati dal nostro modo di proporre lo strumento». Dietro a questo progetto c’è anche una storia personale. Belotti si è avvicinato alla fisarmonica in un’epoca in cui non esistevano i percorsi formativi di oggi. «Ho iniziato ascoltandola nelle osterie», racconta. Poi sono arrivati gli studi, gli anni trascorsi nelle orchestre da ballo in tutto il Nord Italia e, infine, la convinzione che quello strumento potesse trovare una collocazione diversa. «Prima ancora che un percorso tecnico, è stato un percorso mentale».
È proprio questa evoluzione a guidare ancora oggi il progetto della Fisorkestra, con un obiettivo che guarda oltre il concerto del 18 luglio. «Vorrei invitare tutti a non avere idee preconcette nei confronti degli strumenti che vengono considerati classici. Possono adattarsi perfettamente a contesti completamente diversi e arricchire qualsiasi tipo di repertorio». E guardando al futuro, la direzione è già tracciata. «Il nostro obiettivo è continuare a portare avanti questo progetto e riuscire ad avvicinare sempre più persone, di tutte le età, alla fisarmonica», conclude Belotti.
Più che un omaggio alla tradizione, quello di Foresto Sparso si annuncia come un concerto che mostra come la tradizione possa continuare a produrre linguaggi nuovi, quando incontra la curiosità di rimettere in discussione i propri confini.
