Bergamasca, terra di campioni. Tra loro ce ne sono un’infinità che si rivelano eccellenze negli sport di nicchia. Minori a chi? Piuttosto meglio definirli «alternativi». In caso contrario vi potreste trovare a fare i conti con un asso della Spartan Race che risponde al nome di Massimiliano Todaro, 47enne di Treviolo che si sta confermando uno dei migliori interpreti a livello continentale di uno sport che fa di preparazione, resistenza, forza, qualità e sacrificio la sua stella a cinque punte. Senza una di loro non si potrebbe mai svettare.
Massimiliano – Max per tutti - ha fatto strabuzzare gli occhi con il successo ad Andorra visto il margine sul secondo classificato (1 ora e 32’) e poi si è messo al collo, poche settimane dopo, l’argento mondiale a Morzine, in Francia sempre nella categoria 45-49 anni. Una competizione così selettiva nella sua durezza che ha visto tagliare il traguardo solamente a 627 atleti sui 1.300 iscritti. Tra ostacoli naturali e artificiali lo stesso Todaro ricorda quella competizione in questo modo: «Dopo nove ore ho chiuso la prova più devastante della mia carriera, sia fisicamente sia mentalmente».
Un percorso cominciato undici anni fa quasi per caso e quasi esclusivamente per la voglia di mettersi alla prova: «Nel 2015 – ricorda l’atleta – scopro che a Milano sarebbe arrivata una Spartan Race, una delle proverbiali competizioni “sporche” tra fango e filo spinato d’ispirazione militare. Allora mi sono lanciato insieme ad un gruppo di ragazzi che seguivo in palestra. Ecco da dove è scattato tutto. Da una semplice sfida, ho cominciato a vederla come un obiettivo nonché una via per migliorare me stesso e, di conseguenza, loro. Da quel frangente ho iniziato a prepararmi in maniera ancor più intensa e con un focus differente. Anche perché, in passato, non ero esattamente uno sportivo come si conviene. Poi però è cambiato tutto: sono diventato personal, ho creato corsi per far capire che lo sport è per tutti ed è aperto a tutti. Al contempo ho abbracciato il mondo Spartan per avere degli stimoli ulteriori ».
E il feeling è stato istantaneo, alla stregua di un colpo di fulmine capace di affondare i suoi primi bagliori da un pregresso eloquente: «Questi eventi mi sono parsi subito costruiti su misura – ammette Max – Sarà per una mia impostazione militare con imprinting derivante anche dal servizio di leva, sarà per una rigidità che tengo come base anche nei corsi e sul fare il passo in più quando possibile. Anche perché solo così si può crescere. Tale modus ovviamente si è sempre sposato in pieno con queste kermesse tra prove di forza, nuoto, tronchi da trasportare e tanto altro ». Ma dall’alba l’evoluzione ha toccato punte sempre più emblematiche e tali da ribaltare la prospettiva. Come in ogni scalata verso il successo: «Ho capito all’istante – osserva – che la sola chance per non rimanere nell’anonimato era quella di spingere sempre più. Sono passato da posizioni rincalzo nei primi tempi al diventare, specie egli ultimi anni, un riferimento per la mia categoria tanto da arrivare a diventare vice campione del mondo nel 2024 ».
Uno switch ulteriore in questo 2026, con un passaggio dal profumo di upgrade, ma anche da sinonimo di «consacrazione». Più la salita diventa aspra, più esce la fibra del campione: «Quest’anno – sottolinea ancora l’atleta - ho deciso di passare alle gare più lunghe, le Ultra ossia Spartan di 50 chilometri con un dislivello che può variare dai 3 ai 4 mila metri a seconda del luogo. E incredibilmente in poco tempo sono riuscito ad ottenere quasi subito degli ottimi risultati dopo aver completamente cambiato la preparazione. Avevo scelto un appuntamento a Londra per un normalissimo test e l’ho vinto, idem ad Andorra mentre a Morzine (Francia, ndr) recentemente mi sono messo al collo l’argento mondiale. Adesso sto preparando l’appuntamento di Kaprun (Austria, ndr) di metà settembre poi ancora nella capitale inglese per il sipario sull’annata».
Se la passione è stata folgorante, un termine impossibile da trovare nel vocabolario di Todaro è «improvvisazione». Serve essere metodici, quasi maniacali nella costruzione di un percorso con direzione l’alto livello: «I successi – evidenzia Max –non arrivano per fortuna, in questi contesti non esiste. Per avere certe gioie bisogna solo e soltanto abbassare la testa e sudare dedicando tempo. Oltre a ciò bisogna essere in grado di calibrare la propria vita attraverso rinunce e sacrifici. Che possono coinvolgere anche amicizie ed affetti, ma del resto non ci può essere un qualunque escamotage. E uno dei miei segreti è anche quello d’avere a fianco una persona che mi capisce e mi sostiene. Perché sono indispensabili costanza, disciplina, resilienza altrimenti non si può provare a raggiungere il vertice. Non reggono condizioni climatiche, vacanze o altre situazioni. In un modo o nell’altro, a prescindere da fattori di qualunque natura, l’allenamento è essenziale e non concede scappatoie. Io dedico 15-20 ore a settimana e il tempo lo trovo, naturalmente oltre alla mia occupazione quotidiana che occupa 8-12 ore».
Poi la carezza al territorio orobico: «Fondamentale – rileva l’atleta – tanto aver trovato nel centro Gritti di Verdello un’area nel quale allestire un campo Spartan quanto poter contare su tante montagne a due passi da casa sulle quali proseguire parte della preparazione» Chiosa tutta per un retroscena che rappresenta anche una cartina tornasole non da poco per il campione di Treviolo: «Quando ho iniziato a partecipare dalla categoria 35-39 – svela infine Max – vedevo i big che salutavano a malapena gli altri, restavano concentrati con lo sguardo fisso. Pensavo fosse un atteggiamento anche un po’ antipatico, in realtà successivamente ho compreso di quanto si trattasse solo di un discorso studiato per tenere la concentrazione. Un qualcosa che ho messo a fuoco in prima persona negli ultimi tre anni: quando l’obiettivo è più alto, a cambiare è proprio la concentrazione. Non ci sono abitudini per fare i superiori, ma è proprio perché si affronta tutto in maniera differente. Prima vedevo quelle figure oggi mi ritrovo ad essere una di loro. E con alcuni di essi sono nate amicizie nonché scambi di consigli. A riprova del fatto che, mettendo gli ingredienti giusti, lo sport è meritocratico e soprattutto alla portata di tutti».
Tutte le foto sono state concesse dall’atleta
