La transizione ecologica nel settore edilizio europeo sta attraversando una fase delicata. La Commissione europea ha, infatti, avviato una procedura d’infrazione nei confronti di tutti i 27 Stati membri, Italia compresa, per il mancato recepimento entro i termini previsti della direttiva europea sulle cosiddette «Case Green». Approvata nel 2024, la normativa avrebbe dovuto essere recepita entro lo scorso 29 maggio, ma nessun Paese ha completato l’iter legislativo necessario. L’obiettivo della direttiva è ridurre progressivamente le emissioni generate dagli edifici, responsabili di circa il 40% dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di CO2 dell’Unione Europea. Il traguardo finale è arrivare entro il 2050 a un patrimonio immobiliare a emissioni zero, migliorando al tempo stesso l’efficienza energetica degli edifici e riducendo la dipendenza dai combustibili fossili.
«Case green», l’Europa lancia a sfida ai governi
La direttiva entra in una fase delicata: senza il recepimento gli Stati membri rischiano sanzioni economiche
Tra le misure previste figura il progressivo abbandono delle caldaie alimentate esclusivamente a gas, con l’obiettivo di eliminarne l’utilizzo entro il 2040, favorendo tecnologie come le pompe di calore. Per quanto riguarda i pannelli solari, va precisato che in Italia l’obbligo di installare impianti da fonti rinnovabili sugli edifici di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazioni rilevanti esiste già da diversi anni. Le norme nazionali impongono, infatti, il rispetto di specifiche quote di energia rinnovabile e l’installazione di una potenza minima fotovoltaica per ottenere i titoli edilizi. La direttiva europea non introduce quindi una novità assoluta per il nostro Paese, ma punta ad armonizzare le regole a livello continentale e ad alzare ulteriormente gli standard, prevedendo che dal 2030 tutte le nuove costruzioni siano edifici a zero emissioni e che siano progettate per sfruttare al meglio l’energia solare. Per migliorare le prestazioni energetiche degli immobili restano disponibili diversi strumenti di sostegno. Tra questi il «Bonus casa» per gli interventi di ristrutturazione, l’«Ecobonus» per la riqualificazione energetica e il «Conto termico» per l’installazione di pompe di calore e sistemi alimentati da fonti rinnovabili.
La direttiva prevede, inoltre, alcune esenzioni che riguardano, tra gli altri, edifici storici e vincolati, luoghi di culto, immobili militari, abitazioni utilizzate per periodi limitati dell’anno ed edifici indipendenti di piccole dimensioni. La procedura d’infrazione apre ora una fase di confronto tra Bruxelles e gli Stati membri, chiamati a recepire la direttiva nei rispettivi ordinamenti nazionali. Le eventuali sanzioni previste dalla procedura riguardano esclusivamente gli Stati che non si adeguano alle norme europee e non i singoli proprietari di immobili. Per quanto riguarda gli edifici residenziali esistenti, la direttiva non introduce obblighi diretti per i cittadini. Saranno invece i governi nazionali a dover definire strategie e piani di intervento per migliorare progressivamente l’efficienza energetica del patrimonio immobiliare.
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