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Genitori e bambini, riprendiamoci gli spazi pubblici. È gratis!

Articolo. Godersi il tempo libero gratis è un atto rivoluzionario. Farlo con i bambini ancora di più. Significa usufruire degli spazi pubblici, prendersene cura, essere visibili e presenti, intrecciare relazioni.

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(Foto Yuri Colleoni)

L’altro giorno – è il caldo – ho commesso un errore marchiano: mettermi a discutere sui social con uno sconosciuto. Lo so che non bisogna: tempo perso, fastidio che si somma a quello dei 35 gradi. Il tema erano le feste dei bambini nei parchi pubblici attrezzati. Il mio detrattore sosteneva che fosse «da barboni» usare un’area pubblica per un «evento privato» (per evento privato si intende una festicciola di compleanno) e che se non si è dei «morti di fame» bisogna affittare una sala o un giardino privato.

La cosa mi ha fatto riflettere per due motivi: il primo è la differenza fra i social e la realtà. Nella realtà io ho sempre avuto esperienze positive: tavoli pubblici nel normalissimo parco pubblico cittadino di fronte casa usati con responsabilità, senza screzi né vandalismi, sia da bambini che fanno il compleanno, sia anziani che giocano a carte, ragazzi che studiano, badanti che si ritrovano per pranzo la domenica mattina. Se mi fidassi del mondo descritto dal mio smartphone, invece, vedrei genitori che litigano per il possesso dei tavoli, spazzatura abbandonata, gente che prova a imboscarsi alle feste altrui (per ottenere cosa, due patatine e un bicchiere di tè freddo? Basta chiedere), “maranza”, degrado e convivenza impossibile.

Il secondo aspetto è il disprezzo del termine «gratis». Una parola da accattoni, da ingenui se va bene e da miserabili approfittatori se va male. Ma gratis è una parola bellissima, ablativo plurale del sostantivo grātia (grazia, favore, benevolenza), la stessa radice di gratitudine. Nella vita le cose migliori sono gratis e sono per tutti, o almeno dovrebbero.

Gratis non è solo per risparmio

Il parco e i giochi sono di tutti, la natura, il mare, la montagna, i tramonti, i fiori, le conchiglie, la città sono di tutti e devono essere per tutti. Questo è un principio sacrosanto che vale davvero la pena insegnare ai nostri figli. Proprio perché sono di tutti bisogna averne cura, più che delle cose che sono solo nostre. La riposta agli incivili che le rovinano non è “privatizzarle” e coltivare il proprio orticello, ma difenderle.

È il tema sollevato anche dal bel libro «La città è di tutti» (Elena Granata, Giulio Einaudi editore, 2026) che denuncia come gli spazi pubblici si siano ridotti: si paga il tempo libero, la sosta, lo sport, la mobilità, persino la natura. Sedersi all’ombra, bere da una fontana, giocare a palla in un cortile diventano gesti sempre più rari nelle nostre città.

Condividere tempi e spazi con una comunità più ampia non serve solo a “risparmiare”, ma è un bisogno dell’essere umano, e tanto più dei bambini. Parlavo l’altro giorno con una mamma milanese: i suoi figli non vedono mai liberamente altri bambini, in contesti di gioco libero. Vanno a scuola e frequentano ognuno le proprie attività extrascolastiche (inglese, judo, basket, danza, ovviamente a pagamento) ma non si trovano mai “per caso” e senza pianificazione ai giardinetti o a casa del compagno di scuola. Penso con gratitudine all’oratorio vicino casa, dove mio figlio gioca senza supervisione con gruppi di bambini eterogenei e di cui non so nulla, tranne che il più delle volte inseguono una palla. Meglio ancora, mi verrebbe voglia di trasferirmi in un paese, dove i bambini possano andare a piedi da soli dappertutto e vivere la loro vita in cortile progettando nuove avventure (lo so lo so, mi faccio prendere la mano e immagino il mondo come se fosse Visby, la città di Pippi Calzelunghe).

Cittadinanza attiva

Nulla come avere dei bambini predispone a guardare con occhio di falco lo spazio pubblico, i luoghi di gioco, di passaggio, di prossimità. Ci pensavo l’altro giorno insegnando a mia figlia ad andare in bici senza rotelle. Dove trovare un posto adatto e sufficientemente sicuro per farlo? Non è stato semplice, malgrado abiti vicino a piste ciclabili e parchi, in un quartiere vivibile. Da decenni mi muovo prevalentemente in bici, ma non avevo mai dato il giusto peso alle piste ciclabili che si interrompono nel nulla, agli incroci pericolosi, alle cacche dei cani, ai marciapiedi troppo stretti o inesistenti, ai limiti di velocità non rispettati.

Occupare gli spazi pubblici insieme ai bambini è un atto di cittadinanza attiva: è raccogliere la spazzatura anche se non è la nostra, chiedere che i giochi rovinati vengano riparati, che la polizia locale non si limiti a fare multe ma intervenga per risolvere situazioni di degrado, conoscere altre persone e intessere reti sociali, cercare e frequentare eventi pubblici. Rinunciarci per partito preso («Non serve a nulla», «Poi è peggio di prima», «E, ma gli altri…») è un atto di resa, molto poco educativo.

Qualche idea

«Sole, caldo, morte», così un mio collega ha sintetizzato questo principio di estate. Vale ancora di più per noi genitori che già da settimane ci sveniamo di centri estivi e ci rompiamo la testa sul modo per gestire i figli incastrando tutto. «Gratis» è una parola d’ordine e prometto di tornare in agosto con la mia rubrica sulle cose gratis da fare a Bergamo quando in città non c’è nessuno.

Per ora vi lascio il mio elenco di attività a costo zero che voglio fare a Bergamo nelle prossime settimane: andare a rinfrescarci alla fontana delle rogge al Parco Suardi, finalmente riaperta; partecipare agli eventi gratuiti dell’Orto Botanico di Bergamo; cercare qualche spettacolo di burattini; organizzare una cena informale al parco la sera dove ognuno porta qualcosa; andare ad ascoltare una lettura ad alta voce alla biblioteca di quartiere, andare a vedere uno spettacolo nel parco; andare al cinema all’aperto.

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