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Giovani lombardi
migranti per lavoro

Se i giovani lombardi emigrano per lavoro

I migranti siamo noi. In genere quando si parla di migrazioni siamo abituati a leggere rapporti su chi arriva. Questa volta la Fondazione Migrantes, espressione della Conferenza episcopale italiana, invece parla di chi parte. Del resto i numeri sono una notizia: nel 2016 se ne sono andati 48.600 giovani nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni. Rispetto al 2015 c’è stato un aumento del 23,3%. Scendendo nel dettaglio da gennaio a dicembre 2016, le iscrizioni all’Aire (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero) per solo espatrio sono state 124.076 (più 16.547 rispetto all’anno precedente, in percentuale più 15,4%), di cui il 55,5% (68.909) maschi.

La vittoria a Raqqa
La guerra da capire

di Fulvio Scaglione
La vittoria a Raqqa la guerra da capire

Com’era già successo per la riconquista di Mosul, anche la liberazione di Raqqa dalle milizie dell’Isis viene accolta con inni di giubilo. E con ragione, perché del Califfato non se ne può davvero più, perché tre anni e mezzo per sconfiggerlo militarmente sono stati un’assurda enormità di tempo e perché ogni passo che avvicina alla sua estinzione è solo benvenuto. Però… Per giudicare che cosa sta succedendo, e che cosa potrebbe succedere domani o dopo, bisognerebbe anche avere le idee chiare sui protagonisti e sulle loro

Un brutto regalo
Rimediare subito

di Andrea Benigni
Un brutto regalo Rimediare subito

Ragazzi, così proprio no. Un primo tempo da manuale, anche se forse – come ha sottolineato Cristante rientrando negli spogliatoi per il quarto d’ora di riposo – è mancato quel pizzico di cinismo che serviva per chiudere la partita, viste le numerose occasioni da gol. Poi il crollo nella ripresa, quasi inspiegabile. Tre sberle subite in appena tredici minuti. Non sembrava neppure l’Atalanta la squadra trafitta come il burro da Zapata, Caprari e Linetty.

Dall’Australia a Londra
per sfondare nel rock

di Estella Beltramelli
Dall’Australia a Londra per sfondare nel rock

«In un ostello alcune persone mi avevano parlato di Camden Town, nel Nord di Londra, ho scritto il nome su un tovagliolo di carta e da Sidney sono volato in questo quartiere dove vivo ormai da 13 anni». Luca Ravasio, 40 anni, di Carvico, nella vita ha seguito la sua stella: il rock. La strada se l’è costruita in modo personalissimo, con uno spirito aperto e una passione sfrenata che, da autodidatta completo, oggi l’hanno portato ad essere il cantante della band di uno che nel rock ha fatto la storia: Mick Underwood, batterista e collaboratore del cantante dei Deep Purple e non solo.

«L’albero degli zoccoli»
e la civiltà contadina

di Diego Colombo
«L’albero degli zoccoli» e la civiltà contadina

Correva l’anno 1978, quando una giuria, presieduta dal regista americano Alan J. Pakula, nella quale figurava, tra gli altri, l’attrice svedese Liv Ullmann, musa di Ingmar Bergman, conferì la Palma d’oro del festival di Cannes a «L’albero degli zoccoli» del regista bergamasco Ermanno Olmi. Il film, com’è noto, ricostruiva la vita, alla fine del secolo scorso, in una cascina della Bassa, dove abitavano quattro, cinque famiglie di contadini; era interpretato da gente della campagna e parlato in dialetto, doppiato, poi, dagli stessi attori non professionisti.