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Castro e Riva di Solto, i borghi del Sebino da scoprire anche fuori stagione

Articolo. Questi borghi raccontano una storia antica, offrono paesaggi mozzafiato e sono collegati da una strada che sembra uscita da uno spot pubblicitario

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La giornata non è certo delle migliori e, anche se fino all’ultimo non ero convinta della mia destinazione proprio per via del meteo, il Sebino non mi delude. Il cielo grigio, quasi bianco, si tuffa nelle increspature del lago, e le nuvole si poggiano basse sulle sommità delle montagne, spolverate di neve fresca. Un’atmosfera sospesa, silenziosa, un film dove gli unici protagonisti sembrano essere i pochi pedoni che passeggiano sul lungolago, con i cappucci ben calcati in testa per evitare qualche goccia di pioggia che ancora cade timida.

Castro mi accoglie in silenzio, con l’odore delle stufe accese nel quieto centro storico disseminato di biciclette colorate che ne decorano le vie. Il suo nome deriva dal Castrum, ovvero il luogo fortificato che ha caratterizzato il paese in epoche antiche, necessario in difesa di un porto che ebbe certa importanza fino al 1200. Essere un piccolo Comune non gli impedisce di avere svariate chiese: la prima che incontro è la chiesa Vecchia, ora sconsacrata. Non si sa con certezza a quando risalga, ma si hanno notizie della sua costituzione a chiesa Parrocchiale già dal 1300. Purtroppo oggi è stata svuotata degli arredi, tra i quali vi erano un confessionale e il pulpito del Fantoni. Il campanile, privo di campane, si staglia contro il cielo grigio.

Ben diverso è l’aspetto della chiesa Nuova, dedicata a San Giacomo Maggiore Apostolo. Il cemento armato, la sua forma a vela e il campanile slanciato la catapultano immediatamente nella mia top ten delle chiese contemporanee in provincia di Bergamo. Inaugurata nel 1969, è stata realizzata su progetto dell’architetto bergamasco Vito Sonzogni. All’esterno, l’occhio segue le linee sinuose del calcestruzzo fino al portale d’ingresso, sul quale sono elencate le beatitudini. Entrando in chiesa si prova una sensazione di raccoglimento, amplificato dalle particolari vetrate che riscaldano la penombra di luce calda.

Un’altra piccola chiesa di Castro è quella accanto al cimitero, la chiesa della Natività di Maria. Oggi la vedo, nella sua semplicità, come il risultato di rifacimenti del Settecento, ma in realtà l’edificio è molto più antico: già nel 1575 infatti il cardinale Carlo Borromeo la incontra durante la sua visita pastorale nel territorio. La piccola chiesetta di San Lorenzo, in pietra, si trova invece più discosta dal centro abitato e svetta sopra il paese, affacciata sul panorama migliore. Tornando sul lungolago, nei pressi del Lido, è impossibile non notare l’enorme Lucchini RS di Lovere, azienda del settore siderurgico che si occupa di componenti ferroviarie, di grande importanza anche per il paese. Nonostante qualche goccia di pioggia che continua a cadere, il lungolago offre scorci di calma bellezza. Per avere la vista migliore però bisogna salire, poco prima dell’abitato, lungo il Sentiero dello Stross, ovvero il sentiero da cui in tempi antichi i materiali ricavati dalle cave venivano fatti scivolare verso il lago d’Iseo per essere caricati sulle barche. Ora è stato trasformato in un bel percorso per giungere all’anfiteatro di Castro e godersi il panorama.

Lascio Castro per percorrere in auto i pochi chilometri che la separano da Riva di Solto. La strada litoranea che attraversa gli orridi è spettacolare, letteralmente a due passi dal lago. Mi sarebbe piaciuto percorrerla a piedi, ma non c’è marciapiede per lunghi tratti e la carreggiata è piuttosto stretta. In ogni caso è una strada che si lascia apprezzare molto anche dal finestrino dell’auto, specialmente se affrontata con calma e in una giornata con poco traffico. Per una decina di minuti sembra di stare dentro allo spot pubblicitario di qualche automobile sportiva!

Anche Riva di Solto è un piccolo borgo che svela, passo dopo passo, diverse sorprese e curiosità. Prima di addentrarmi tra le vie del centro storico che ha conservato benissimo l’urbanistica medievale, decido però di percorrere tutto il lungolago a partire dal Giardino della Doana e proseguire sulla passeggiata panoramica percorrendo a ritroso un tratto della strada fatta in auto. Fino alla baia del Bogn è infatti presente un percorso pedonale che corre di fianco alla litoranea, con tanto di balconi che si affacciano sul lago d’Iseo, mentre la Corna Trentapassi si erge maestosa e solenne sulla sponda opposta.

In una grigia giornata invernale, con il chiosco chiuso e poche persone in giro, la baia del Bogn è un luogo idilliaco, dove le montagne si gettano a strapiombo nel lago regalando scorci stupendi. Tuttavia, viene molto sponsorizzata come la «Thailandia della Lombardia», paragone che secondo me denigra l’unicità del luogo a favore di una facile attrattiva, e soffre la folla nei weekend di bella stagione.

Ora però è il momento di esplorare le strette, e a tratti strettissime, vie del centro di Riva di Solto. Rientrando verso il paese si nota subito la torre, costruita in modo da avvistare gli arrivi via lago. In realtà è solo una delle sette torri medievali che sorgevano nel borgo: ne sono rimaste quattro, ma solo questa è così ben conservata. Nei pressi della torre sorgono gli edifici più antichi del paese, che anche il mio occhio non propriamente allenato a livello storico riconosce subito. Molto interessante è il complesso di Via Porto, con un vicolo privato in cui sbirciare senza essere invadenti. Di tutt’altra epoca è invece la chiesa di San Nicola, che sorge poco più in alto: anche se pare che un primo edificio fosse già presente intorno all’anno mille, gli affreschi all’interno urlano a gran voce il loro essere seicenteschi.

Un particolare curioso di Riva di Solto è che l’insediamento medievale, conservato benissimo, si è sviluppato seguendo gli elementi naturali che caratterizzano il paese. Chiuso tra collina e lago, il paese è attraversato da sette vicoli che per molto tempo sono stati i torrenti, poi incanalati, lungo i quali sono state costruite le abitazioni. I vicoli ancora oggi hanno un’atmosfera suggestiva, che racconta vita quotidiana e antiche storie, e mentre li percorro su e giù resto affascinata dai dettagli architettonici, ben spiegati nei pannelli esplicativi che si trovano ad ogni angolo. Tra archi e gradini, in fondo ai vicoli appare sempre la placida superficie del Sebino, con i muri di pietra delle case che sembrano fargli da cornice.

Dopo aver attraversato il paese mi trovo infine di fronte a un elegante palazzo, con il cortile interno porticato. Mentre cerco di scorgere i dettagli dello stemma sulla sommità, dove intravedo un braccio che regge un vessillo, mi si avvicina una signora: «Mi hanno detto che l’ha comprata un tedesco» afferma, «per farci quelli per i turisti… come si chiamano?» «Bed and breakfast?», azzardo.

«Brava» mi risponde la signora Anna, e con questa intuizione mi guadagno qualche gossip relativo alla famiglia Martinoni, fino a pochi mesi fa proprietaria del palazzo. In particolare, il conte Camillo Martinoni di Caleppio viene spesso citato per via del suo impegno civile e per aver fatto costruire la strada litoranea, che passa anche davanti al Palazzo separandolo dal giardino e dalla darsena sul lago.

«Perché sei venuta proprio oggi, che fa così freddo?» mi chiede infine la signora. Le spiego che in realtà sono contenta della scelta perché non ho trovato molte persone in giro. Lei mi racconta come il paese si stia lentamente spopolando, per poi ritrovarsi congestionato alla domenica e nei periodi di vacanza, con sempre meno abitanti e sempre più turisti. E così aumentano i parcheggi a pagamento, diminuiscono le attività aperte in bassa stagione, il traffico diventa fastidioso.

Dopo aver salutato la signora Anna, mentre mi allontano da Riva di Solto e dalla sponda del lago sotto un cielo che si sta lentamente rasserenando, non posso fare a meno di riflettere su queste ultime parole. Promuovere e preservare un luogo sono i due pesi sulla bilancia, e l’equilibrio è fragile come cristallo. Il turismo permette a tanti borghi di sopravvivere o di vivere uno sviluppo importante, ma c’è il rischio che a trarne vantaggio non siano le comunità né tantomeno gli ecosistemi, le spiagge e i laghi. Dovremmo pensarci ogni volta che scegliamo di esplorare un posto nuovo, per portare il massimo rispetto a luoghi e persone. E perché no, anche se il meteo non ci convince, decidere di andare al lago nelle giornate di pioggia, per godere di tutta la sua malinconica poesia, senza folle.

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