Nel cuore della fittissima foresta equatoriale del Gabon, tra le acque selvagge dell’inesplorato fiume Ivindo, in un luogo fuori dal tempo e lontano da tutto, nasce il duplice viaggio del regista David Arnaud e dei kayakisti del team Send: un’esperienza che è esplorazione e scoperta dei segreti e della profondità del fiume e di se stessi. «Gabon Uncharted», il film di David Arnaud (28’) è un racconto in cui le traiettorie personali e professionali del regista ed ex canoista professionista si intrecciano, portando sul grande schermo un’avventura potente che unisce natura, esplorazione, relazioni e amicizia. Le immagini spettacolari e uniche dei quattro kayakisti – Adrian Mattern, Dane Jackson, Bren Orton e Kalob Grady –e della loro impresa sono un’occasione per indagare nel profondo anche i protagonisti del viaggio e le relazioni all’interno del gruppo, superando il clamore del social, dove il team Send è tra i più noti del settore.
«Gabon Uncharted», prodotto da Red Bull Germany, Movio e David Arnaud) è uno dei film finalisti del «BANFF Mountain Film Festival» canadese che sarà proiettato martedì 3 marzo dalle 20 al Cinema Conca Verde, nella tappa bergamasca della quattordicesima edizione italiana del «BANFF World Tour Italia». Una rassegna che negli anni ha contribuito alla nascita di una community che, dentro e fuori dal cinema, si confronta, condivide esperienze, storie e anche avventure, aiutando a diffondere a livello internazionale una cultura della montagna autentica.
L’opera, realizzata nel 2024, nasce in realtà diciassette anni prima. «Nel 2007 un nostro compagno, il cameraman Olaf, aveva partecipato a una spedizione in kayak lungo il fiume Ivindo, ma con mezzi limitati, anche per la tecnologia del tempo – racconta il regista David Arnaud – In un contesto così complesso, vegetazione fitta, rive quasi inesistenti, il fiume che si divide in decine di canali senza possibilità di osservarlo dall’alto con i droni, purtroppo il team non era riuscito a raggiungere l’obiettivo». A distanza di anni, le foto di quel viaggio hanno ispirato il team Send e una nuova avventura.
Nel 2024 Arnaud è in Gabon con i quattro canoisti, il cameraman Olaf e un fotografo. Qui la sua passione per la canoa e il suo lavoro si incontrano in un’esperienza indimenticabile. «Se chiudo gli occhi riesco ancora a vedere e sentire tutto: la foresta infinita, lo sguardo che si perde all’orizzonte, l’acqua dell’Ivindo, la sensazione di essere in un luogo senza confini – spiega Arnaud – Per me è stato come chiudere un cerchio: il lavoro mi ha portato in un luogo che, da kayakista professionista, ho sempre sognato ». Sullo schermo Arnaud, grazie alle spettacolari riprese con droni e alle immagini immersive dalla canoa, racconta prima della preparazione e poi della prima storica discesa dell’Ivindo. Oltre 145 chilometri di acque bianche selvagge, rapide e cascate, immersi nella foresta pluviale, lontano da tutto e tutti. In questo contesto il viaggio nelle profondità della foresta, seguendo le linee tracciate dalle canoe lungo il fiume è stato anche un viaggio alla scoperta di quello che si nasconde dietro ai famosi canoisti di Send.
«Conoscevo Adrien, Dane, Jackson e Kalob grazie ai social e alla narrazione che potevo osservare sui loro canali – spiega David Arnaud – Quindi sono partito con dei pregiudizi che poi sono stati completamente ribaltati. La premessa era semplice: prendere quattro giovani kayakisti che ben conosciamo grazie ai social, portarli in una foresta lontano da tutto e vedere cosa succede. In quel contesto, senza social, e impegnati a pianificare tutto nei dettagli per annullare la possibilità di farsi male, ogni filtro, ogni maschera è caduta. Ho conosciuto quattro uomini meravigliosi che sono diventati quattro amici».
La proiezione del film all’interno del «BANFF Mountain Film Festival World Tour Italia» per il regista è un’opportunità unica. «Sono molto grato al festival e agli organizzatori del World Tour Italia perché il cinema consente di andare oltre la superficie e raccontare e condividere un’esperienza molto forte sul grande schermo, prendendosi il tempo per approfondire diversi temi – conclude Arnaud – Nel film cerco di raccontare alcuni aspetti tecnici dell’esperienza in canoa per poi prendere per mano lo spettatore e condurlo nel nostro mondo. Un emozionante viaggio che ogni volta è una sorpresa».
Il festival
Il festival, nato in Canada a Banff 50 anni fa, nel cuore delle montagne rocciose, è un punto di riferimento a livello internazionale per appassionati, registi, sportivi e professionisti della montagna. Nel 1981 è nato il World Tour che porta nel mondo le migliori pellicole del festival nel Mondo e, dal 2013, anche in Italia. Bergamo è una delle oltre 40 città della penisola che ospita il tour italiano, organizzato da Itaca the Outdoor Community e che si concluderà il 20 marzo a Catania. « Il “BANFF Mountain Film Festival World Tour” è prima di tutto una comunità, che si riconosce in un certo modo di guardare la montagna e di viverla – afferma Alessandra Raggio, CEO di Itaca the Outdoor Community, organizzatrice dell’evento – I film sono il punto di partenza: quello che conta davvero è lo spazio che si crea tra le persone, il dialogo che nasce in sala e continua anche fuori, tappa dopo tappa».
Sono sei le pellicole che saranno proiettate martedì 3 marzo nel Cinema Conca Verde a Bergamo. Dal Giappone al Gabon, dal Monte Bianco in Francia all’Islanda, dalle Rocky Mountain canadesi al Nepal, quello proposto quest’anno dalla quattordicesima edizione di «BANFF Mountain Film Festival World tour Italia» sarà un viaggio emozionante nella natura più selvaggia e fragile che attraverso esperienze uniche e lo sguardo attento dei registi trasmette visioni e prospettive autentiche sul mondo della montagna contemporanea. Natura, montagna, avventura, sport, relazioni: «BANFF» porta sul grande schermo storie di resilienza, identità ed emergenza climatica, che vanno oltre l’avventura e la performance sportiva, raccontando l’incontro e la relazione tra l’uomo e una montagna in continuo cambiamento.
I film proposti offrono infatti uno sguardo contemporaneo sulla montagna e i temi che la riguardano. Fil rouge del racconto è la linea che unisce visivamente ma anche concettualmente le pellicole. È la traccia degli sci sulla neve, il passaggio dell’uomo sul ghiaccio, un sentiero da percorrere, la traiettoria lungo una parete da scalare, il segno di una matita su un foglio, la canoa che attraversa il fiume: linee che connettono passato e presente, il conosciuto con l’inesplorato. Per partecipare alla serata di proiezioni è possibile acquistare il biglietto (17 euro più diritti di prevendita) online. Per informazioni sui film, le sinossi, gli orari e il calendario del World Tour è possibile visitare il sito ufficiale.
