Tre anni orsono, girovagando per il pizzo Badile brembano, incantato dalla bellezza dei larici che adornavano le pendici del monte, mi ripromisi di farvi ritorno dโautunno. Eccomi puntuale allโappuntamento con la proposta di un itinerario che ruota attorno al pizzo Badile.
Piazzatorre, borgo dalla secolare vocazione pastorizia, conobbe un primo sviluppo turistico nei primi decenni del โ900 con la presenza di alcune famiglie benestanti che venivano a trascorrervi lโestate. Nel secondo dopoguerra il paese acquisรฌ popolaritร grazie alla realizzazione dei primi impianti sciistici sul monte Torcola, cui seguรฌ, negli anni โ70, un considerevole sviluppo edilizio. Dopo alterne vicende oggi Piazzatorre punta ad un rilancio turistico non piรน orientato solo agli sport invernali ma anche allโoutdoor estivo.
Il ripristino dei vecchi sentieri di accesso agli alpeggi sta rendendo Piazzatorre una meta gettonata dagli escursionisti.
Il toponimo Piazzatorre, apparentemente, non lascia alcun dubbio: รจ opinione comune che derivi da piazza della torre ad identificare una piazza in cui sorgeva una torre. In realtร giร nei secoli XII e XIII il borgo veniva indicato come Plazatorro e Plazatora dove il vocabolo torus o taurus, indica unโaltura. Unito a platea (piazza, spiazzo) acquisisce il significato di โspiazzo rialzatoโ che รจ proprio la caratteristica geografica di Piazzatorre. Non รจ mai apparso il termine turris ad indicare una torre. La trasformazione linguistica in Plateaturris cominciรฒ ad essere usata nei documenti religiosi del Seicento e come tale finรฌ con lโaffermarsi nella successiva traduzione in lingua italiana.
Posteggiamo in localitร Piazzo (1112m), in cima al paese, nelle vicinanze della stazione di partenza della seggiovia Gremei. Adiacente al posteggio un cartello indica la via per il passo monte Colle (sentiero CAI nยฐ 118), nostro primo obiettivo di giornata. Seguiamo in salita via Piazzo fino ad intercettare lโinizio del sentiero, ben indicato dai cartelli. Tra alberelli e piccoli arbusti risaliamo lโargine artificiale del Gerรน (ghiaione), il vallone che si stacca dal monte Secco e scende verso lโabitato. In occasione della disastrosa alluvione del luglio 1987 si generรฒ una enorme frana che oltrepassรฒ lโalveo naturale invadendo di sassi e detriti le strade e le case di Piazzatorre. Importanti opere di imbrigliamento del torrente sono state realizzate dopo lโalluvione e una strada sterrata serpeggia nellโalveo fino alle pendici del monte Secco.
ร interessante il contrasto tra la sensazione wild che il sentiero 118 regala fin dai primi passi e lโimponente intervento dellโuomo che si puรฒ cogliere allontanandosi di pochi metri dal tracciato. Mantenendosi sempre a destra del Gerรน, il sentiero si impenna addentrandosi in un bel bosco di faggi e pecci. Notiamo i resti di un aral e di una calchera, testimoni della leggendaria operositร delle popolazioni locali. Affrontiamo con determinazione la salita anche perchรฉ lโascesa รจ in ombra e le temperature autunnali impongono ritmi brillanti. Nel sottobosco si nota ancora una buona varietร di funghi.
In unโoretta giungiamo alla biforcazione (1670m) che conduce alla baita del Costone, alpeggio ormai inutilizzato da tempo. Teniamo la destra e abbandoniamo il vallone del Gerรน per risalire, con minor fatica, il pendio boscoso fino al crinale. La vegetazione si fa piรน rada lasciando filtrare i raggi del sole. Passiamo accanto a un capanno di caccia (1740m) con un terrazzino che regala una splendida vista su Piazzatorre e sui dolci pascoli delle Torcole. Alle nostre spalle risaltano luminosissime le guglie rocciose del monte Secco e la parete occidentale del pizzo Badile. Il sole รจ tutto per noi e ci concediamo una sosta contemplativa.
Senza troppo affanno raggiungiamo la baita di monte Secco (1840m), da tempo inattiva ed oggi trasformata in bivacco sempre aperto. Adiacente alla baita spicca una cisterna di sassi per la raccolta dellโacqua piovana, manufatto indispensabile per garantire la permanenza in alpeggio nelle zone di rocce calcaree come questa.
Con un ultimo sforzo ci spingiamo al soprastante passo di monte Colle (1941m), valico affacciato sui territori del ramo del Brembo di Carona. I raggi del sole fanno risplendere i numerosi larici che ricoprono il versante orientale del pizzo Badile, un vero spettacolo! Dal passo, una traccia piuttosto aerea lungo il crinale, conduce in vetta al pizzo Badile. Mentre ci incamminiamo verso la cima, a pochissimi metri di distanza, notiamo un camoscio fermo ad osservarci. ร un fatto piuttosto insolito per un animale schivo come il camoscio. ร tranquillo, sembra studiarci. Proviamo ad avvicinarci per qualche scatto esclusivo ma decide di defilarsi. Lo fa con molta calma e, guadagnata una posizione di sicurezza su uno sperone roccioso, si ferma nuovamente e si volta a controllare le nostre mosse.
Salutiamo il camoscio e in pochi minuti raggiungiamo la vetta (2044m): siamo in un punto di osservazione privilegiato, al centro delle Orobie brembane. Molto curiosa รจ la prospettiva su Foppolo, con i ghiacciai alpini del Bernina a fare da sfondo come se fossero parte del medesimo territorio. Una piccola croce di ferro, leggermente decentrata, nobilita la cima.
Torniamo al passo di monte Colle e proseguiamo sul sentiero nยฐ118 entrando nel territorio di Branzi. Ci abbassiamo di quota fino alla casera di monte Colle (1732m). Stiamo camminando immersi in un tripudio di larici dorati che dipingono il paesaggio come un quadro impressionista.
Il larice รจ la conifera che si spinge piรน in alto sui monti, capita sovente di incontrarlo anche oltre i 2000 metri. ร un albero elegante dal portamento snello, molto longevo e dalle dimensioni imponenti. Nel larice resistenza e bellezza si fondono armoniosamente. I suoi aghi, morbidi e gentili, dโautunno ingialliscono per cadere in inverno, lasciando lโalbero completamente spoglio. ร lโunica conifera in Europa a perdere le foglie, una strategia di sopravvivenza ai rigori invernali: i rami spogli riducono la possibilitร che la neve vi si depositi copiosa evitandone la rottura; inoltre, la mancanza di aghi, annulla la richiesta di acqua dal terreno in un periodo in cui essa รจ ghiacciata e quindi indisponibile per le piante.
Ci spingiamo fino alla rustica croce di legno posta sulla collinetta di fronte alla casera. La prospettiva sul pizzo Badile e sul monte Secco รจ molto suggestiva. Torniamo alla casera per immetterci sul sentiero CAI nยฐ 117. Procediamo tra larici splendenti, radure pascolive e baite dai panorami invidiabili, guadagnando, senza fatica, i 1856m del Forcolino di Torcola. Abbiamo compiuto un giro semicircolare intorno al pizzo Badile, nostro fedele compagno di giornata. Salutiamo gli ultimi larici e ci tuffiamo nel verde dei pascoli di Torcola Vaga e Soliva. Ora a guidarci รจ il sentiero CAI nยฐ119. Si prosegue in leggera discesa verso Sudovest passando a monte della baita Cima per poi scendere al colletto che ospita lโomonimo stallone. ร cambiato anche il contesto geologico: le chiare rocce calcaree del pizzo Badile cedono il posto alle violacee rocce di Verrucano lombardo.
Per chi ha fretta dallo stallone cโรจ la possibilitร di rientrare rapidamente al Piazzo con il sentiero CAI nยฐ 121. La bella giornata ci invoglia a proseguire sul sentiero 119 che si mantiene in prossimitร dello spartiacque, regalando splendide veduta sui monti Menna e Arera. Transitiamo accanto alla stazione dโarrivo della seggiovia Gremei 2 (1780m) e procediamo sulla pista da sci (Panoramica) fino al colletto sottostante la cima di Torcola Soliva, riconoscibile dai ruderi della vecchia stazione sciistica. Evitiamo la cima e ci manteniamo sulla strada forestale fino a sottopassare il cavo del vecchio impianto di skilift del Roccolo che, curiosamente, monta ancora gli scodellotti. Qui abbandoniamo il sentiero 119 per lanciarci nei prati fino alla stazione di partenza dellโimpianto. Si passa accanto a baite ben ristrutturate e a un roccolo, che ben si presta a qualche clic dโeffetto. Raggiunto il casottino dello skilift (1515m), un cartello bianco/rosso indica il sentiero per il rientro. Una bella discesa nel bosco ci porta rapidamente a connetterci alla pista da sci (1260m), che seguiamo nel tratto finale per raggiungere la localitร Piazzo, nostro punto di partenza.
P.S. lโescursione qui descritta รจ lunga 13km con 1200m di dislivello positivo. Calcolare cinque ore di comodo cammino. Lโunico tratto che richiede attenzione รจ la salita dal passo di monte Colle al pizzo Badile lungo il crinale. ร consigliato per escursionisti esperti. In questa stagione suggerisco di partire presto per godere dello spettacolo dei larici con il sole della tarda mattinata. ร una zona totalmente priva dโacqua, riempire le borracce prima di incamminarsi. Gustoso punto dโappoggio รจ il rifugio Gremei ma in questa stagione consiglio di informarsi sugli orari dโapertura.
