La sostenibilità, per le grandi aziende industriali, non si gioca più soltanto dentro i confini aziendali. Una quota sempre più rilevante degli impatti ambientali e sociali si sposta lungo la catena di fornitura, dove si concentrano numerosi dati da raccogliere e comportamenti eterogenei. È qui che si inserisce il percorso avviato dal gruppo Siad con Open-es, la piattaforma digitale pensata per standardizzare la raccolta e la valutazione delle performance di sostenibilità lungo la supply chain . Il progetto nasce all’interno del sistema di reporting di sostenibilità del gruppo, che oggi coinvolge circa quaranta società e un centinaio di siti produttivi.
Una nuova piattaforma digitale per misurare gli impatti della filiera
Il gruppo Siad estende il percorso di sostenibilità ai suoi fornitori. Già coinvolte centinaia di aziende in un sistema che punta a migliorare la trasparenza, la comparabilità tra dati e la gestione dei rischi
Lettura 2 min.Dopo il primo report nel 2021 e la pubblicazione dei bilanci successivi, Siad ha ampliato il perimetro di analisi, includendo anche gli impatti indiretti. «Il mondo della sostenibilità ci dice che un’azienda deve valutare i propri impatti non solo nei propri confini, ma lungo tutta la catena del valore», spiega Ruggero Ronchi, sustainibility manager, che si occupa del reporting di sostenibilità del gruppo. «Nei primi anni ci siamo concentrati sugli impatti diretti, soprattutto quelli legati all’energia e alle emissioni Scope 2. Poi è diventato evidente che serviva un approccio strutturato anche sui fornitori». Da qui l’avvio del monitoraggio della supply chain e l’adozione di Open-es, piattaforma che consente alle imprese di compilare un questionario Esg standardizzato e ottenere una scorecard condivisibile con più clienti. «L’obiettivo è portare a bordo i fornitori di Siad Spa e poi estendere alle altre società del gruppo - racconta Ronchi -. È un piano molto ambizioso, perché il vero nodo è riuscire a coinvolgere i fornitori». Soprattutto le piccole e micro imprese, spesso meno strutturate sul fronte della rendicontazione Esg. Il sistema, infatti, si basa su adesione volontaria e compilazione autonoma dei dati, con la necessità per le aziende capo-filiera di stimolare continuamente la partecipazione.
Secondo Luca Cuminetti, senior buyer, coinvolto nella fase operativa del progetto, il lavoro si è concentrato proprio sulla costruzione del perimetro dei fornitori da invitare. «Abbiamo iniziato nel 2023 con lo scouting degli strumenti disponibili e poi abbiamo scelto Open-es anche perché supportato da Confindustria e già utilizzato da altri attori industriali - spiega Cuminetti -. È uno strumento gratuito per i fornitori e basato su metriche standard, quindi comparabile e riutilizzabile anche in altri contesti». La piattaforma consente alle aziende di compilare questionari differenziati per livello di maturità: un’impostazione che permette anche alle imprese più piccole di iniziare con set di domande più essenziali. Resta però un tema di fondo: la qualità e la verifica dei dati. Il sistema si basa su autodichiarazioni, supportate da documentazione e controlli automatici, con l’introduzione anche di strumenti di validazione digitale. «Il fornitore ha l’obbligo di allegare documenti a supporto delle risposte», spiega Ronchi. «E oggi esistono sistemi di controllo che verificano la coerenza tra allegati e dichiarazioni, anche con supporti di intelligenza artificiale».
La piattaforma consente alle aziende di compilare questionari differenziati per livello di maturità
Un altro elemento chiave riguarda il coinvolgimento della funzione acquisti, che gestisce operativamente il monitoraggio. Ogni buyer segue un pacchetto di fornitori e ne valuta l’avanzamento all’interno della piattaforma, con un’attenzione crescente ai fornitori più rilevanti in termini di fatturato e impatto. «Abbiamo capito che è più efficace concentrarsi sui fornitori che pesano di più nella catena del valore», sottolinea Cuminetti. «Non tutti hanno lo stesso impatto e le energie vanno indirizzate dove il rischio e la rilevanza sono maggiori».
I numeri confermano la dimensione del progetto: circa 1.000 fornitori invitati nelle società italiane del gruppo (e quelli che finora hanno aderito sono oltre 400) e una copertura che, pur non raggiungendo ancora gli obiettivi iniziali, permette già di intercettare una quota significativa del fatturato della supply chain analizzata. «Anche se non abbiamo ancora il 50% dei fornitori monitorati, stiamo già coprendo circa il 70% del fatturato della catena considerata», osserva Cuminetti. «Si fa ancora fatica a far percepire il valore del rating di sostenibilità, soprattutto in alcuni settori. È un lavoro che richiede tempo e accompagnamento». Per questo Open-es non è solo uno strumento di raccolta dati, ma anche una community in evoluzione, dove le imprese condividono esperienze e criticità comuni.
Nei prossimi mesi il gruppo prevede di estendere ulteriormente il modello alle altre società italiane e successivamente a quelle estere, con nuovi webinar dedicati ai fornitori e un progressivo ampliamento del perimetro di analisi.
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