Carte che nascono come gioco di corte e finiscono per costruire un immaginario universale, pittori che sfidano l’accademia in nome della realtà, artisti contemporanei che affidano agli algoritmi il racconto della natura che scompare. Le mostre in arrivo a Bergamo, Brescia e Milano non sono semplici appuntamenti di stagione, ma tasselli di una riflessione su come l’arte continui a reinventare i propri strumenti e le proprie funzioni. Da qui parte il nostro itinerario tra le esposizioni da non perdere nelle prossime settimane.
Accademia Carrara, Bergamo
Una delle mostre più attese della stagione è in programma all’Accademia Carrara e ruota attorno a un oggetto tanto popolare quanto enigmatico: i tarocchi. Dal 27 febbraio al 6 giugno il museo proporrà un progetto di ampio respiro che ricostruirà sette secoli di storia legata a queste carte, nate come raffinato intrattenimento di corte e diventate nel tempo uno dei sistemi simbolici più forti.
Il cuore dell’esposizione sarà la ricomposizione del mazzo Colleoni: 74 carte quattrocentesche considerate il nucleo più completo oggi esistente. Un patrimonio disperso tra Bergamo, New York e una collezione privata che, per la prima volta dopo oltre cent’anni, tornerà ad essere leggibile nella sua interezza. Attorno a questo fulcro si svilupperà un percorso che attraverserà il Rinascimento, l’età della stampa, il Settecento esoterico, fino alle reinterpretazioni del Novecento e alle letture contemporanee.
La mostra non si limiterà a raccontare l’evoluzione iconografica dei tarocchi, ma ne indagherà i contesti sociali, i committenti, le tecniche di realizzazione e le fortune culturali, anche alla luce di recenti studi scientifici. Il risultato sarà una panoramica completa, costruita grazie a prestiti internazionali di grande rilievo provenienti, tra gli altri, dalla Bibliothèque nationale de France di Parigi, la Beinecke Rare Book and Manuscript Library della Yale University e la Biblioteca Nazionale di Firenze.
Palazzo Martinengo, Brescia
A Brescia il viaggio nel tempo condurrà i visitatori tra fine Ottocento e primo Novecento, quando l’Europa è stata attraversata da un desiderio diffuso di rinnovamento estetico. Dal 24 gennaio al 14 giugno Palazzo Martinengo dedicherà infatti una grande retrospettiva al Liberty , declinazione italiana dell’Art Nouveau, restituendone la complessità e la portata trasversale.
In mostra ci saranno oltre cento opere che testimonieranno come questo stile abbia contaminato ogni ambito della produzione artistica e visiva, dalla pittura alla scultura, dall’architettura alle arti applicate, fino alla grafica, alla fotografia e alle prime sperimentazioni cinematografiche. Il percorso metterà in luce un’epoca di profonde trasformazioni, in cui il linguaggio decorativo è stato veicolo di nuove idee sulla modernità, sul rapporto tra arte e industria, tra natura e artificio. Un elemento distintivo dell’esposizione sarà la provenienza delle opere, molte delle quali arriveranno da collezioni private e risulteranno quindi poco note al grande pubblico, oltre a prestiti di importanti musei italiani.
Palazzo Citterio, Milano
Lo sguardo si sposterà poi a Milano, dove Palazzo Citterio ospiterà fino al 15 aprile «Vanishing Trees», installazione digitale site-specific dell’artista visiva Debora Hirsch. Il progetto, inaugurato il 15 gennaio, nasce da una ricerca che unisce botanica, storia e tecnologia e che affronta il tema della perdita di biodiversità come se fosse una questione di memoria collettiva.
L’opera è concepita per il grande ledwall del palazzo e prende forma a partire dallo studio di tre specie arboree oggi minacciate in natura: il Ginkgo biloba, la Pterocarya fraxinifolia e la Torreya taxifolia. Hirsch ha osservato direttamente alcuni esemplari custoditi nell’Orto Botanico di Brera, collaborando con istituzioni scientifiche internazionali. Da questa esperienza è nata una narrazione visiva in cui le immagini appaiono e scompaiono, seguendo ritmi che richiamano i cicli vitali delle piante. Nel video, gli alberi diventano soggetti attivi, quasi voci narranti, in un ribaltamento del punto di vista umano. La tecnologia digitale non è qui semplice strumento, ma mezzo per amplificare e tradurre un’eredità biologica e simbolica in linguaggio contemporaneo. Accanto all’installazione, una seconda opera fisica testimonia il dialogo costante tra pittura e processi algoritmici che caratterizza la pratica dell’artista.
Palazzo Reale, Milano
Dal 3 febbraio al 14 giugno Palazzo Reale accoglierà una retrospettiva dedicata ai Macchiaioli, portando per la prima volta a Milano un progetto espositivo di ampio respiro su questo movimento dell’Ottocento italiano. Oltre cento opere ripercorreranno la vicenda di artisti come Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini, protagonisti di una rivoluzione pittorica che lega istanze civili e politiche del Risorgimento.
La mostra proporrà una rilettura approfondita della «macchia» come strumento espressivo e come presa di posizione contro l’accademismo. Emergerà con la mostra il ritratto di un gruppo eterogeneo di artisti, animato da una forte tensione etica e da una ricerca formale che guarda alla realtà con sguardo diretto, spesso spoglio, ma carico di significato. L’esposizione si inserirà nel programma culturale che accompagnerà le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.
Pinacoteca di Brera, Milano
Sempre a Milano, fino al 3 maggio, la Pinacoteca di Brera ospita una mostra inedita dedicata a Giorgio Armani. Per la prima volta il museo accoglie una selezione di abiti, oltre centoventi creazioni, che dialogano con le sale e con i capolavori della collezione permanente, mettendo in relazione storia dell’arte e storia della moda.
Il percorso – dal titolo «Giorgio Armani. Milano, per amore» – non è una semplice retrospettiva, ma una riflessione sullo stile come linguaggio culturale. I tessuti, le linee e i colori degli abiti si confrontano con la pittura, creando rimandi cromatici e materici inattesi. Armani ha spesso raccontato il suo legame con Brera, quartiere eletto come luogo di vita e di lavoro: questa mostra diventa quindi anche un omaggio a Milano e alla sua capacità di coniugare rigore, eleganza e libertà creativa.
MUDEC, Milano
Chiude l’itinerario il MUDEC, dove fino all’8 febbraio è visitabile una mostra dedicata a Maurits Cornelis Escher, a dieci anni dall’ultima esposizione milanese. Novanta opere tra incisioni, acquerelli e stampe raccontano il percorso di un artista che ha saputo costruire un ponte tra arte e scienza.
Il progetto espositivo segue l’evoluzione di Escher: dagli esordi influenzati dall’Art Nouveau ai paesaggi italiani, fino alle celebri strutture impossibili, alle tassellazioni e alle riflessioni sull’infinito. Un’attenzione particolare è riservata al dialogo con l’arte islamica, fondamentale per la nascita del suo linguaggio astratto e modulare. A completare il percorso, installazioni multimediali immersive accompagnano il visitatore dentro l’universo visivo dell’artista, dimostrando come il suo lavoro continui a parlare con forza al pubblico contemporaneo.
