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Ventiquattro studenti e un’opera d’arte. L’ultimo viaggio dell’Alcova di Ganimede

Articolo. Lo scorso 19 gennaio l’imponente Alcova di Grazioso Fantoni il Giovane, di proprietà dell’Accademia Carrara, è stata accolta dal Museo d’Arte Sacra San Martino di Alzano Lombardo. Alle ragazze e ai ragazzi della 4CT dell’Istituto Caniana il compito di raccontarne il viaggio in un documentario

Lettura 6 min.
Uno studente al lavoro nella Basilica di San Martino, parte del complesso museale

Trenta gennaio, ore 12. Al cambio dell’ora, in qualsiasi scuola, c’è sempre un gran fermento. Entrando nell’Istituto Caniana di via del Polaresco 19 mi sono unita al grande via vai di studenti e professori per avvicinarmi alla classe 4CT dell’indirizzo Tecnico, Grafica e Comunicazione. Mi sono sentita – quasi inaspettatamente – davvero attesa. Ho trovato ragazzi desiderosi di raccontarsi e di condividere con me (e con voi) l’esperienza che nell’ultimo periodo li ha visti protagonisti.

Al centro di quest’esperienza, c’è l’Alcova di Ganimede (1775) di Grazioso Fantoni il Giovane, una scultura monumentale oggi esposta nel Salone d’onore di Palazzo Pelliccioli del Museo d’Arte Sacra San Martino , inclusa nel percorso museale. L’opera, con il riallestimento delle sale dell’Accademia Carrara a febbraio dello scorso anno, non aveva trovato una collocazione all’interno della collezione permanente. Così, la direttrice Maria Cristina Rodeschini ha individuato nel complesso museale alzanese una nuova possibilità di inserimento, creando un dialogo tra capolavori sacri e profani della bottega del Fantoni.

Ne è nato un progetto promosso da Rodeschini stessa, con Giulia Zaccariotto, responsabile delle sculture per Accademia Carrara e l’architetto Riccardo Panigada, conservatore del Museo San Martino. È proprio per narrare il viaggio dell’Alcova che sono stati coinvolti i ragazzi dell’Istituto Caniana. «Chi si prende cura di un patrimonio sente la necessità di riconoscerne il suo valore come bene comune – dichiara Maria Grazia Panigada, responsabile dei Servizi Educativi del Museo San Martino – coinvolgere questi ragazzi è stato per noi affidare un compito di cura e responsabilità. La necessità di lavorare in gruppo, pur dividendosi ruoli e compiti, ha assunto un valore di esperienza professionale e umana profonda. Questi giovani hanno compiuto un percorso di scoperta e stupore dentro il complesso e meraviglioso mondo dell’arte. A loro auguriamo che questo sia l’inizio di un lungo viaggio».

Ecco cosa ci hanno raccontato i ragazzi e i docenti coinvolti nel progetto.

CDM: Come è iniziato il vostro percorso accanto all’Alcova di Ganimede?

Francesco Comi: È partito tutto con un incontro in Aula Magna, non sapevamo bene cosa aspettarci. Al centro della proposta c’era una grande opera d’arte, presentata da una lezione introduttiva di Maria Grazia Panigada e Alessandra Lasagna. È stato importante conoscere sì il valore storico-artistico dell’Alcova, ma anche la relazione che avrebbe dovuto instaurare con il Museo San Martino. In fondo, è questo che poi sarebbe stato al centro del nostro lavoro.

CDM: Qual è l’obiettivo che vi è stato proposto? Con quali strumenti?

Francesco Comi: La consegna era molto chiara: creare un video che, in museo, potesse accogliere i visitatori, offrendo loro alcune informazioni e accompagnandoli più consapevolmente all’incontro con l’Alcova di Ganimede. L’obiettivo era calzante con il nostro percorso di studi e ci avrebbe permesso di mettere in pratica alcune conoscenze sviluppate in questi anni: una bella sfida! Avevamo una gran voglia di iniziare. Vista l’imminente inaugurazione e l’impossibilità tecnica e pratica di realizzare l’intero video in così poco tempo, abbiamo proposto la creazione di un “trailer” di circa tre minuti, attualmente visibile in museo.

CDM: Oltre alla lezione introduttiva, quali sono stati gli step fondamentali per affrontare la narrazione multimediale di un’opera d’arte?

Noha Centamore: A me ha stupito la completa libertà che ci è stata data, un vero atto di fiducia. Eppure, non siamo professionisti, anzi. Questo ci ha spinti a sfruttare a pieno ogni possibile occasione, anche extrascolastica, di conoscere qualcosa in più su quest’opera e sulla storia del Museo di San Martino.
È stato imprescindibile recarci proprio sul posto, dove l’architetto Riccardo Panigada ci ha accolti, mostrandoci l’interno della Chiesa e del Museo, raccontandoci le origini e i progetti che si sono sviluppati negli anni.

CDM: E in questa occasione, vi siete sorprendentemente scoperti legati a questo luogo…

Noha Centamore: Proprio al Museo di San Martino è conservato il diario di Caterina Caniana, che dà il nome alla nostra scuola. Caterina nacque proprio ad Alzano Lombardo nel 1697 e suo padre, architetto, aveva collaborato con Andrea Fantoni agli arredi e alle porte della seconda sacrestia di S. Martino, mentre lei stessa aveva operato sulle tarsie degli schienali delle panche della terza sacrestia. Infilati i guanti abbiamo sfogliato quelle pagine e letto alcuni pezzi: è stato potentissimo, ci siamo sentiti parte della storia dell’arte.

CDM: È proprio nel trovare i legami tra noi e la storia, tra noi e l’arte, che si riscopre il senso di tante pagine studiate. È qui che la scuola diventa testimonianza e rivelazione.

Prof. Salvo Zuppardo: Entrare in contatto con il diario di Caterina Caniana è stato un momento davvero significativo, unico per i ragazzi, tanto che abbiamo fatto delle riprese da condividere con tutto l’Istituto.
Il legame con la storia dell’arte è fondamentale: per la loro umanità, ma anche per il loro avviamento professionale. Noi l’abbiamo aggiunta al loro curriculum di studi grazie alle ore di autonomia scolastica perché, essendo un indirizzo tecnico, non sarebbero previste. Ma come si può pensare di lavorare nel campo della comunicazione visiva senza essere arricchiti da secoli di arte?

CDM: Non solo imparare a narrare il patrimonio storico artistico con gli strumenti adeguati, ma soprattutto capirne la potenza. Come trasmetterlo ai ragazzi?

Prof.ssa Laura Santini: A volte l’esperienza vale più di mille parole. Quando i ragazzi percepiscono grande fiducia nei loro confronti, nascono spontanee le domande relative al senso del loro “fare”. Le risposte, poi, le ho trovate nel loro impegno, costante e motivato. Attraverso ogni correzione proposta, ogni riallineamento, noi docenti testimoniamo come conservare significhi prima di tutto conoscere, poi valorizzare. Loro ascoltano e si fidano, consapevoli di essere depositari della bellezza di un patrimonio.

CDM: A livello pratico, in fase operativa, qual è stata la più grande sorpresa?

Lorenzo Coffetti: La prima volta che siamo andati ad Alzano ci siamo presentati con fotocamere e videocamere, abbiamo scattato tantissimo, circa 110 GB di riprese. Tornati a casa abbiamo riguardato l’esito del nostro lavoro: abbiamo capito che saremmo dovuti tornare, erano un disastro! Come ci insegnano i nostri professori, però, fa parte del «Learning by doing», della didattica dell’errore: solo facendo impariamo e per fortuna che abbiamo queste occasioni in cui sperimentare.

Chiara Tomasoni: Tutto il progetto ha seguito l’approccio del «Service Learning», basato sull’apprendimento non teorico, ma direttamente in loco. Noi non sapevamo nulla, se non qualche rudimento di base. I professori erano i nostri supervisori, ma non ci davano istruzioni; ci lasciavano sperimentare e noi sapevamo che, in caso di bisogno, avevamo delle sicurezze a cui aggrapparci. Ci siamo resi conto che, più che offrire un servizio, stavamo mettendo basi importante per le nostre competenze future.

CDM: Immagino che anche a livello di gruppo classe sia stata un’esperienza significativa. Non deve essere stato facile entrare in punta di piedi in alcuni luoghi, facendo in modo che ciascuno trovi il proprio spazio.

Rocco Martinelli: Lavorare in piccoli gruppi è stato fondamentale. C’è chi si è occupato delle registrazioni con macchine da presa, chi del drone per le riprese dall’alto, chi della GoPro installata per tre giorni consecutivi durante l’installazione dell’alcova; c’è chi ha curato il montaggio, chi sistemato l’audio e chi ha realizzato piccole animazioni: tutti hanno trovato uno spazio in cui inserirsi. Ci siamo sentiti davvero protagonisti: in ogni scelta, anche in base alle nostre singole inclinazioni, e anche nell’accoglienza ricevuta, soprattutto quando abbiamo avuto l’onore di entrare in luoghi normalmente riservati a un pubblico privato.

Ilaria Pesenti: Oltre alle riprese ad Alzano Lombardo, vista la particolare storia dell’Alcova, non potevamo tralasciare il luogo di partenza, ovvero l’Accademia Carrara e la gipsoteca. Anche nel nostro trailer abbiamo dato rilevanza al “viaggio” dell’opera: tutto parte da lì, anche parecchio del nostro stupore.

CDM: Perché dite così?

Adham Hassan: Abbiamo scoperto che il trasporto delle opere d’arte è davvero un mondo. Ci sono regole molto rigide, dettate da leggi di conservazione. L’Alcova di Ganimede è una scultura che è quasi un edificio per la sua impotenza. Per arrivare ad Alzano Lombardo è stata smontata in molti pezzi; il camioncino responsabile del trasporto, poi, non riusciva a raggiungere l’ingresso del museo, per cui le varie casse sono state trasportate a mano, una per una, per 50 metri. Molte volte, quando andiamo nei musei, non pensiamo alla difficoltà che può esserci, anche solo logistica, nell’aver voluto un’opera in una sala.

CDM: A proposito di complessità del mondo dell’arte, il vostro video prevederà anche delle interviste ad alcune figure che lavorano a servizio del mondo museale.

Giada Ambrosoni: È stato molto interessante, oltre che occuparci delle riprese, pensare a delle domande da proporre alle varie figure che abbiamo incontrato: l’architetto Riccardo Panigada (conservatore del Museo San Martino), Efrem Colombo (archivista), Giulia Zaccariotto (conservatrice della scultura di Accademia Carrara), Luciano Gritti (restauratore) e il signor Cuminetti (specialista nel trasporto di opere d’arte). Abbiamo ricevuto molte informazioni che non conoscevamo, un grande arricchimento. Devo dire che siamo fortunati a frequentare una scuola che, oltre alla teoria, riesce a regalarci anche un approccio pratico alle conoscenze.

Prof. Salvo Zuppardo: In questa fase li ho trovati davvero appassionati al lavoro, tanto da portarlo avanti senza manifestare alcuna fatica. È quello che accade quando la scuola diventa cittadinanza attiva e valorizzazione del territorio.

CDM: Agli occhi dei professori, qual è stato e quale è il valore di questa esperienza per il percorso di questi ragazzi?

Prof.ssa Laura Santini: È stato magnifico poter affidare al loro sguardo una particolare inquadratura. Penso sia una grande occasione poter dialogare, attraverso questi strumenti visivi, con la nostra storia dell’arte, sentendosi parte. Uscire da scuola ed entrare direttamente nel campo diventa poi un’esperienza a tutto tondo in ambito professionale.

Prof. Salvo Zuppardo: Insegno Progettazione Multimediale in questa scuola da 27 anni e quanto mi appassiona di più è utilizzare la mia disciplina come veicolo tra i ragazzi e la realtà. È in questo momento che emergono i talenti, di tutti, anche di chi in classe si lascia coinvolgere meno. Questo progetto ha fatto sbocciare qualcosa in ciascuno degli alunni della 4CT.

Il video finale verrà consegnato al Museo entro la fine dell’anno scolastico. Intanto, ad aspettare tutti i visitatori dell’Alcova di Ganimede è in riproduzione il trailer girato e montato dai ragazzi. Grace e Michela, due studentesse presenti all’inaugurazione, hanno definito l’opera d’arte «immensa», «enorme», «davvero particolareggiata». Una si è ritrovata nell’Allegoria della Notte, l’altra è rimasta impressionata dai dettagli della figura con in mano un compasso. A ciascuno, ora, la possibilità di sentirsi parte di un’eredità culturale che, come si può già intuire nel video di presentazione, annovera al suo interno lo sguardo del futuro.

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