Il 1986 per la cultura pop giapponese è stato un anno decisamente importante. Un giovane Hayao Miyazaki portava sul grande schermo «Laputa - Castello nel cielo», facendo conoscere al mondo il suo nuovo studio d’animazione che aveva chiamato Gibli. Nel frattempo, Nintendo portava nelle case dei videogiocatori i primi due capitoli delle saghe di «Metroid» e «The Legend of Zelda», destinate a diventare colonne portanti dell’intera industria videoludica del Sol Levante. Un evento in particolare ha però segnato per sempre la percezione del pop nipponico. Il 26 febbraio 1986, l’emittente televisiva Giapponese Fuji Tv mise una serie animata tratta da un manga di Akira Toriyama in cui, in una bizzarra rivisitazione del classico cinese del XVI secolo «Viaggio in occidente», un bambino con la coda di scimmia volava cavalcando una nuvoletta gialla alla ricerca di sette sfere magiche in grado di evocare un drago. Era ufficialmente nato l’anime di «Dragon Ball».
Quarant’anni e non sentirli
Quello che era partito come un semplice prodotto per ragazzi, in poco tempo divenne un fenomeno di massa. Grazie all’influenza di «Dragon Ball» – e di pochi altri prodotti in misura minore – nacque quello che oggi definiamo battle shonen , ovvero il genere delle serie animate per ragazzi basati sul combattimento contro nemici sempre più forti con al centro sistemi di combattimento (le «regole» del combattimento) e una visione positivista della lotta tra bene e male.
Personaggi come il maestro Muten (il genio delle tartarughe), Piccolo (da noi noto come Junior ), Vegeta e Cell sono diventati archetipi che un’intera generazione di fumettisti ha sfruttato come base per creare nuove storie. Eiichirō Oda, il creatore della serie record «One PIece» che ad oggi è il fumetto più venduto della storia con oltre 600 milioni di volumi venduti, si è da sempre dichiarato fan di «Dragon Ball», specificando in più occasioni quanto, senza di questo, la sua opera non sarebbe nemmeno mai esistita. Allo stesso modo anche Masashi Kishimoto, l’autore di «Naruto», non ha mai fatto mistero di aver cominciato a fare il mangaka proprio grazie all’influenza di «Dragon Ball».
Va detto però che, nonostante «Dragon Ball» rappresenti ormai una parte della storia del fumetto e dell’animazione mondiale, è ben lontano dall’essere un prodotto finito. Ad oggi infatti il franchise di «Dragon Ball» continua a sfornare prodotti, dal semplice merchandising a nuove serie animate passando per videogiochi e film, il tutto riscuotendo (quasi) sempre approvazione da parte di vecchi e nuovi fan da tutto il mondo.
L’anniversario
Per capire quanto il brand sia ancora attivo, basta volgere lo sguardo alle iniziative organizzate per il traguardo dei primi «anta». La prima sorpresa è stata la messa in onda durante il «Dragon Ball Genki Damatsuri» (l’evento speciale svoltosi il 25 gennaio al centro congressi Makuhari Messe di Tokyo) il video celebrativo voluto da Toei Animation – la casa che dal 1986 produce l’anime di «Dragon Ball» – diretto da Naoki Miyahara e la cui colonna sonora è stata firmata da Hans Zimmer.
Durante il festival, voluto sia per commemorare lo scomparso Akira Toriyama sia per introdurre novità riguardo il futuro del franchise, sono state annunciate delle novità: il nuovo arco narrativo della serie «Dragon Ball Super», che andrà ad aggiungersi a quelli rilasciati nel 2015, e, sempre relativamente a «Super», il progetto «Dragon Ball Super: Beerus», ovvero un riadattamento delle prime puntate dell’anime con migliorie tecniche e una visione più fedele a quelli che erano i bozzetti originali di Toriyama. Il tutto è stato seguito da altri annunci, come la nuova ristampa (purtroppo solo in giapponese) della serie a fumetti con copertine disegnate da alcuni tra i più famosi disegnatori di manga, come Yoshihiro Togashi («Hunter×Hunter») e Eiichirō Oda («One Piece»).
Non si faccia però l’errore di considerare questa celebrazione solo un affare tra un’azienda e i fan di uno dei suoi prodotti di punta. Addirittura la Japan Mint (la Zecca di Stato del Giappone) si è mossa per celebrare il compleanno animato di Goku e compagni. Per l’occasione, infatti, sono stati prodotti due set di monete, uno a tiratura limitatissima di 25.000 esemplari e uno più «popolare» con tiratura di 600.000 unità, in onore del prodotto che forse più di tutti ha fatto da ambasciatore del fumetto e dell’animazione giapponese nel mondo.
«Dragon Ball» in Italia
Ma qui in Italia, quando arrivò «Dragon Ball»? La prima messa in onda avvenne nel luglio del 1989 ad opera della syndacation Junior Tv. Ad andare in onda furono solo le prime 54 puntate, senza censure e con il doppiaggio affidato allo studio Play World Film di Roma, ad oggi identificato dai fan come «doppiaggio storico». Per arrivare ad una messa in onda più corposa (sino all’episodio 99), gli appassionati del Bel Paese dovettero aspettare il 1996, anno in cui Junior Tv rimise in palinsesto «Dragon Ball», affidando questa volta il doppiaggio allo studio Merak Film di Milano. Sotto la guida del direttore di doppiaggio Paolo Torrisi – che in seguito fu anche la voce di Goku nella sua versione adulta – la serie ebbe una sorta di rinascita, tanto che nel 1998 vennero acquistati i restanti episodi, arrivando così alla conclusione della serie con 153 episodi totali.
Dal 7 giugno 1999 «Dragon Ball» sbarcò su Italia uno alle 13.30. Vennero create appositamente delle sigle in italiano (sino ad allora erano state usate quelle giapponesi) e venne posizionato nella fascia oraria del primo pomeriggio, venendo seguito nelle prime puntate da oltre due milioni di spettatori. Va precisato però che Mediaset aveva già in programmazione la serie «Dragon Ball Z» dal giugno del 1998 e aveva attivamente collaborato al doppiaggio Merak. In ogni caso, il successo fu tale che in pochi anni nacquero raccolte in edicola di VHS, statue da collezione, scacchi e manuali di ogni tipo. Un successo talmente sconvolgente da far distribuire le VHS della serie «Dragon Ball GT» ancora prima della messa in onda televisiva, causando parecchia confusione tra i fan nostrani (di cui il sottoscritto faceva e fa tutt’ora parte).
E oggi? Nel 2026, anche in Italia i fan di «Dragon Ball» sono ancora numerosissimi. Basta scorrere gli album fotografici di eventi come fiere del fumetto o eventi pop per trovare centinaia di cosplay ispirati al mondo immaginifico creato da Toriyama. Sui banconi dei negozi di action figure, le statue dedicate a Goku e Vegeta in combattimento sono sempre tra quelle messe più in vista, proprio per via del loro fascino transgenerazionale. Insomma, anche dopo quarant’anni «Dragon Ball» continua a restare nel cuore di tutti quelli che, davanti al televisore, hanno sognato almeno una volta di salire sulla nuvola speedyFoto Enjoy The Life inEnjoy The Lifesieme a Goku per partire alla ricerca delle sfere del drago.
