«Officine del futuro». Il tema che l’Università di Bergamo ha scelto per l’edizione 2026 di «Bergamo Next Level» è uno dei più complessi e dei più “caldi” per l’opinione pubblica, per la politica e per l’economia. Il mondo sta vivendo una serie di trasformazioni – anzi, di transizioni – sempre più rapide e coraggiose: si parla tanto di transizione digitale per indicare come l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie stanno cambiando il lavoro e la vita delle persone (tema di cui abbiamo parlato con Dado Van Peteghem, uno degli ospiti di Bergamo «Next Level 2026»), ma si discute anche di transizione energetica e di transizione ecologica per indicare la rinnovata importanza della sostenibilità nel nostro modo di vivere e nell’organizzazione delle aziende. Il settore in cui tutte queste tendenze si mescolano tra loro, spesso in modi imprevedibili, è quello dell’industria.
Una delle sessioni più importanti di «Bergamo Next Level» si concentrerà proprio sul tema della manifattura. Intitolata «Manifattura oggi: sfide e opportunità», la conferenza si svolgerà domani, giovedì 16 aprile, dalle 15 alle 17.30 presso la Sala dell’Orologio di Palazzo della Libertà (Piazza della Libertà 7, Bergamo) e sarà divisa in tre parti. Il momento iniziale sarà dedicato alle sfide della manifattura in Europa e nel resto del mondo, che verranno approfondite da ospiti del calibro di Diego Andreis, presidente della World Manufacturing Foundation, di Giorgio Gori, europarlamentare bergamasco e vicepresidente della commissione Itre del Parlamento Europeo, e di Marco Taisch, presidente del Competence Center per l’Industria 4.0 «Made» di Milano. Si passerà poi a uno sguardo nazionale, con le testimonianze di Paolo Casalino, dirigente del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di Riccardo di Stefano, delegato all’Open Innovation di Confindustria, di Gian Mario Pellegrino, vicerettore del Politecnico di Torino per il trasferimento tecnologico con le imprese, e di Francesco Svelto, vicepresidente del Cnr. Infine, la terza parte della conferenza sarà dedicata alla prospettiva bergamasca: protagonisti saranno Giovanna Ricuperati, presidente di Confindustria Bergamo, Giuseppe Rosace, delegato dell’Università di Bergamo per il trasferimento tecnologico, Gianluigi Viscardi, presidente del Consorzio Intellimech, Giovanni Zambonelli, presidente della Camera di Commercio di Bergamo, e Gianluca D’Urso, direttore del dipartimento di ingegneria gestionale, dell’informazione e della produzione dell’Università di Bergamo. Eppen ha intervistato il professor D’Urso, che ha anticipato alcuni dei temi “caldi” dell’incontro.
BA: Le grandi transizioni del nostro tempo – quella digitale e quella verde – stanno cambiando la manifattura. Come?
GDU: La transizione digitale, l’innovazione e la sostenibilità stanno rendendo la manifattura molto più di un semplice settore dell’economia: la stanno trasformando in un’infrastruttura strategica. La manifattura moderna è una leva decisiva per la crescita industriale, ma anche e soprattutto per il benessere economico e sociale, nonché una garanzia di sicurezza per il nostro territorio e i nostri sistemi produttivi. Ovviamente, questo grande cambiamento porta con sé delle sfide: viviamo in un mondo dominato dall’instabilità geopolitica e da epocali trasformazioni demografiche, con un continuo calo delle nascite e un costante invecchiamento della popolazione. Queste sfide si intrecciano per creare pressioni mai viste prima, sia sul mercato energetico che su quello del lavoro. L’evoluzione tecnologica, intanto, ha accelerato al punto da togliere il fiato: restare al passo è difficile, soprattutto per le Pmi. E infine ci sono i vincoli imposti dall’alto, come le normative sulla sostenibilità, che hanno rivoluzionato interi settori a partire da quello automobilistico. Ecco, tutti questi mutamenti, nel bene e nel male, stanno cambiando l’industria manifatturiera, e il convegno di giovedì intende indagarli con una prospettiva a imbuto: dal piano europeo e globale passeremo a quello italiano e a quello locale.
BA: Le transizioni, però, non portano solo delle sfide. Ci sono anche delle opportunità da cogliere al volo. Quali sono?
GDU: Le opportunità viaggiano di pari passo con l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione: le nuove tecnologie sono lo strumento principale per ottenere efficienza, produttività e performance per i sistemi manifatturieri. L’intelligenza artificiale gioca un ruolo da protagonista assoluta in questi meccanismi. Forse l’Italia e l’Europa non figureranno mai tra i creatori dei sistemi fondanti dell’IA, ma sicuramente ne diventeremo (o ne dovremo diventare) dei formidabili utilizzatori. L’intelligenza artificiale è ormai pervasiva e tocca ogni ambito, da quelli tecnici e tecnologici fino agli aspetti economici, giuridici e persino umani del sapere. Per questo, serve che tutti impariamo a utilizzarla in modo consapevole e al passo con i tempi.
BA: Quali sono le altre tecnologie che guideranno la trasformazione industriale nei prossimi anni?
GDU: La robotica e la Physical AI, ovvero l’intelligenza artificiale applicata ai contesti reali come le industrie. Si tratta di tecnologie che cresceranno a piè sospinto e diventeranno pervasive nelle nostre fabbriche. Oggi si parla molto della robotica umanoide. Personalmente, credo che i robot umanoidi possano trovare una certa collocazione in ambito manifatturiero, ma che le applicazioni più promettenti riguardino soprattutto settori come quello sanitario e dei servizi, nei quali la loro configurazione antropomorfa può agevolare la relazione con l’utente. A cascata, il digitale e l’analisi dei dati rappresentano un settore dove lo sviluppo tecnologico sarà fondamentale: dovremo imparare ad acquisire informazioni di altissima qualità, a elaborarle, a interpretarle e a riutilizzarle in modo intelligente. Infine, c’è il grande tema dell’energia: dipendiamo ancora troppo dalle fonti fossili. La transizione verso le rinnovabili è d’obbligo: ci stiamo muovendo sul solare, che sarà una fonte sempre più importante nei prossimi anni. Ma l’idrogeno e il nucleare saranno certamente temi di forte dibattito, soprattutto per le prossime generazioni.
BA: Lei ha studiato la manifattura additiva, che permette di abbattere i costi di produzione e di ottimizzare gli sprechi di materiale. Ultimamente, però, la stampa 3D si è ridotta a pochi casi d’uso, come la prototipazione: crede che tornerà a crescere?
GDU: Ne sono pienamente convinto. La nostra università ha investito molte risorse sulla stampa 3D dei metalli. Crediamo che vivrà uno sviluppo e una crescita importantissimi, anche se occorre chiarire un punto: non possiamo aspettarci che queste tecnologie finiscano per soppiantare del tutto la manifattura tradizionale. La produzione sottrattiva è ancora perfetta per la produzione ad alti volumi, e tale resterà in futuro. Quella additiva invece si ritaglierà il suo spazio dove è già particolarmente interessante, ovvero nella personalizzazione, nella produzione dei pezzi singoli e dei piccoli lotti e nella creazione di geometrie estremamente complesse. Ci sono settori strategici come l’aerospaziale che stanno continuando a investire nella stampa 3D, e questo è un buon segno.
BA: «Bergamo Next Level» mira a incrementare i rapporti tra università e industria sul territorio bergamasco. Come si sta muovendo l’Università di Bergamo in questo senso?
GDU: Spesso si parla di un vero e proprio «caso-Bergamo», perché il nostro territorio ha già fatto molto e continua a impegnarsi in un percorso coraggioso di rinnovamento e crescita dell’intero ecosistema. L’Università di Bergamo è profondamente radicata nel tessuto industriale: collaboriamo attivamente con Confindustria Bergamo, con la Camera di Commercio, con il Kilometro Rosso, con il Joiint Lab e con il consorzio Intellimech. Il nostro contributo si poggia su tre pilastri: formazione, ricerca e trasferimento tecnologico. Sul fronte della formazione, coinvolgiamo i partner industriali già nella progettazione dei corsi di laurea, così da comprendere meglio quali competenze siano effettivamente richieste dalle imprese. Stiamo inoltre completando l’iter per l’attivazione di un nuovo percorso di dottorato in collaborazione con le aziende, finalizzato alla formazione specialistica di figure da inserire nel mondo produttivo. I dottorandi non seguiranno un percorso tradizionalmente orientato alla carriera accademica, ma lavoreranno su progetti proposti direttamente dalle imprese, trascorrendo parte del loro percorso all’interno delle aziende. Sul fronte della ricerca i nostri ricercatori hanno imparato a parlare lo stesso linguaggio delle aziende. Sviluppiamo ricerche orientate all’immediata applicazione industriale, rendendole accessibili anche alle Pmi.
BA: Il trasferimento tecnologico in bergamasca deve fare i conti con un tessuto economico composto in larga parte da Pmi. Come avviene il passaggio dell’innovazione dall’accademia alle imprese nella nostra provincia?
GDU: Occorre sfatare il mito per cui solo le grandi multinazionali avrebbero le risorse per accedere alla ricerca accademica. L’Università di Bergamo è aperta da sempre anche alle piccole e piccolissime imprese. Tuttavia, è evidente che la ricerca o la consulenza per l’innovazione comportano dei costi per chi le richiede: la risposta vincente, che Bergamo applica con enorme successo, è quella di fare sistema. L’esempio più virtuoso è quello del consorzio Intellimech, nato in un territorio a forte vocazione meccatronica, che il prossimo anno compirà 20 anni e vede i suoi associati in continua crescita. Lavorando in forma consortile, le aziende adottano un approccio di Open Innovation, creando la massa critica indispensabile per avviare il trasferimento tecnologico. Ogni anno il comitato tecnico-scientifico e i ricercatori del consorzio individuano diverse tematiche tecnico-scientifiche e i principali trend emergenti nell’ambito della meccatronica, approfondendoli nel corso dei «Pomeriggi Intellimech». La condivisione dei costi di ricerca e sviluppo consente anche alle Pmi di accedere più facilmente a una prima fase strategica di innovazione, da adattare successivamente al proprio contesto e alle proprie esigenze specifiche. È una formula straordinaria per supportare e tutelare la competitività del territorio.
