24 ottobre 2025. Il giorno in cui è nato mio figlio Edoardo ho capito che la gioia non è solo un’emozione: è un linguaggio del corpo e che attraversa il corpo. L’ho osservata manifestarsi prima ancora delle parole, nei gesti istintivi, nella suzione, nel ritmo che si crea tra bisogno e risposta. Da madre, certo. Ma anche da biologa nutrizionista e psicologa.
Per anni ho scritto di nutrizione vivendo a Shanghai, raccontando l’Oriente, le sue tradizioni alimentari, i parallelismi con la cucina bergamasca. Poi il rientro in Italia, Bergamo sullo sfondo, e un corpo che cambia, che nutre, che si sincronizza con un altro corpo. L’allattamento diventa così una lente nuova: non solo nutrizione, ma regolazione emotiva, comunicazione, sicurezza, legame.
Sappiamo che il cibo non nutre solo il corpo, ma viverlo in prima persona, nella continuità fisica ed emotiva tra madre e figlio, cambia la prospettiva. Da qui nasce l’idea di questo percorso: raccontare la nutrizione passo passo attraverso le emozioni, partendo dalla più luminosa: la gioia.
La gioia come carburante neurobiologico
La gioia non è un accessorio della vita: è un attivatore del sistema di ricompensa. Quando sperimentiamo gioia, il cervello rilascia dopamina, un neurotrasmettitore chiave per motivazione, apprendimento e resilienza. È la stessa molecola che ci spinge a ripetere ciò che ci fa stare bene, a cercare connessioni, a costruire abitudini sane.
Nei primi mesi di vita questo meccanismo è evidente: il neonato associa il nutrimento a una sensazione di piacere e sicurezza. È un imprinting profondo, che resta con noi anche da adulti. Non è un caso se, nei momenti di felicità, il rapporto con il cibo tende a diventare più equilibrato: la gioia regola, non compensa.
Al contrario, nei quadri di disregolazione emotiva il cibo viene spesso utilizzato come strumento compensatorio, con esiti che possono diventare progressivamente disfunzionali sia sul piano nutrizionale sia su quello psicologico.
Triptofano e buonumore: quando la biochimica incontra l’emozione
Dal punto di vista nutrizionale, la gioia ha un alleato silenzioso: il triptofano. È un amminoacido essenziale, precursore della serotonina, spesso definita l’«ormone del buonumore o della felicità». Per farla breve, ma chiara, senza triptofano non produciamo serotonina; senza serotonina, il tono dell’umore ne risente.
Alimenti come per esempio cacao, frutta secca, semi oleosi, cereali, latticini e legumi ne sono buone fonti, soprattutto se inseriti in pasti equilibrati che combinano carboidrati complessi e grassi buoni, utili a facilitare la disponibilità del triptofano. Ma attenzione: non basta introdurlo.
Il contesto conta
Mangiare di fretta, in tensione o distratti altera la percezione della fame e della sazietà e può interferire con i processi digestivi e con la regolazione neuroendocrina. Al contrario, un pasto consumato con piacere, in un clima emotivo positivo, favorisce non solo l’assorbimento, ma anche l’utilizzo metabolico di questi nutrienti, sostenendo quel dialogo costante che oggi conosciamo come asse intestino–cervello.
La nutrizione, ancora una volta, è relazione: tra molecole e stati d’animo, tra ambiente e fisiologia, tra ciò che scegliamo di mangiare e il modo in cui decidiamo di viverlo.
Piccoli rituali di felicità
Rientrare a Bergamo mi ha riportata a gesti semplici: una passeggiata lenta in Città Alta, il profumo del cacao che resta nell’aria anche dopo aver spento il forno, un dolce preparato mentre il bambino dorme e la casa sembra sospesa. Sono piccoli rituali quotidiani, quasi invisibili, che ridanno ritmo alle giornate e spazio al respiro. Ho riscoperto una gioia più quieta, meno spettacolare, ma più profonda: fatta di abitudini che nutrono, di silenzi condivisi, di familiarità. La gioia, qui, non è euforia: è continuità, è riconoscersi nei gesti di sempre e accorgersi che proprio lì, nella semplicità, il corpo trova equilibrio e la mente rallenta. È il sentirsi davvero a casa.
Ed è proprio da questi piccoli rituali che nasce la ricetta di oggi.
Praline «Joy Boost» al cacao e mandorle: uno spuntino semplice, appagante e nutriente
Il cacao stimola il rilascio di endorfine e contiene composti che favoriscono il buonumore.
Le mandorle apportano magnesio, minerale fondamentale per la stabilità energetica e il sistema nervoso. Insieme creano un piccolo concentrato di gioia biochimica.
Ingredienti
- 80 g di mandorle pelate
- 20 g di cacao amaro in polvere (di buona qualità)
- 20 g di miele di acacia (oppure sciroppo d’acero per versione veg)
- 10 g di olio di cocco (oppure olio extravergine d’oliva delicato)
- 1 pizzico di sale fino
- Facoltativo: cacao amaro o cocco rapè per la copertura
Procedimento
Frulla le mandorle fino a ottenere una farina grossolana, lasciando una texture leggermente rustica. Aggiungi cacao e un pizzico di sale e mescola brevemente, poi incorpora miele e olio frullando a impulsi: anche le mandorle rilasceranno il proprio olio.
Il composto dovrà risultare morbido ma lavorabile, capace di compattarsi tra le dita (se necessario, aggiungi un cucchiaino d’acqua). Preleva piccole quantità con le mani e forma delle palline irregolari, senza cercare la perfezione. Passale nel cacao o nel cocco se desideri e lascia rassodare in frigorifero per circa 30 minuti, il tempo giusto perché profumi e consistenza trovino equilibrio.
Tu chiamale se vuoi «emozioni»
Questo è solo il primo passo di un percorso che nei prossimi mesi ci accompagnerà dentro le emozioni fondamentali, osservandole attraverso il cibo, il corpo e la vita quotidiana: parleremo di tristezza e del suo bisogno di rallentare, di rabbia e della sua energia, di paura e dei segnali del sistema nervoso, di disgusto e dei confini che proteggono , di sorpresa e curiosità, fino ad arrivare a disprezzo, ansia e stress, emozioni sempre più presenti nella nostra epoca. Ogni tappa sarà un incontro tra nutrizione ed esperienza reale, tra scienza e piccoli gesti concreti.
Si parte da qui: dal sorriso, da quella alchimia invisibile che rende il corpo capace di adattarsi e la mente capace di respirare.
La gioia non è solo un’emozione da provare, ma una condizione da nutrire.
- Piccolo viaggio nella relazione tra le emozioni e il cibo
- La gioia come carburante neurobiologico
- Triptofano e buonumore: quando la biochimica incontra l’emozione
- Il contesto conta
- Piccoli rituali di felicità
- Praline «Joy Boost» al cacao e mandorle: uno spuntino semplice, appagante e nutriente
- Ingredienti
- Procedimento
- Tu chiamale se vuoi «emozioni»
