In un’epoca che sembra voler forzatamente allontanare l’uomo dalla montagna, dedicare la propria vita alla natura rappresenta una scelta tanto ostinata quanto luminosa e virtuosa. Eppure, proprio ad Ardesio, nel cuore dell’alta Valle Seriana, questa filosofia di vita continua a incarnarsi con una forza che va oltre il folclore: è resistenza culturale, è progetto di vita, è futuro. Domenica 8 febbraio il paese celebrerà questo legame con la 26esima edizione della «Fiera delle Capre» e la 24esima «Fiera dell’Asinello», un duplice evento che da oltre un quarto di secolo rappresenta molto più di un’esposizione zootecnica.
La manifestazione, organizzata dalla Pro Loco Ardesio in collaborazione con l’amministrazione comunale e numerosi partner, affonda le radici in un’identità profonda. Fu Flaminio Beretta, insieme ad altri uomini del paese, a dar vita all’evento con l’intento di creare un momento di incontro e valorizzazione che seguisse la tradizionale festa del 31 gennaio. Da allora, la fiera si è progressivamente arricchita, spostata per esigenze logistiche alla domenica successiva al «Zenerù», e dal 2002 ha accolto anche gli asini, ampliando così la propria offerta e attirando migliaia di visitatori.
Massimo Barbeni: storia di un ritorno alla terra
Tra gli allevatori che parteciperanno alla fiera ci sarà Massimo Barbeni, giovane pastore di Ardesio la cui storia è l’emblema di una generazione che ha scelto di invertire la rotta dello spopolamento montano. La sua avventura è cominciata nel 2009, quando il nonno, ex allevatore in pensione, gli regalò le prime due capre per la Prima Comunione. «La passione è rimasta intatta», racconta Massimo, che dopo alcuni anni di pausa ha ripreso l’attività nel periodo del lockdown, quando la vecchia stalla di legno dietro casa sembrava troppo vuota per restare inutilizzata.
Da lì è ricominciato tutto: prima poche capre, poi l’affitto di una stalla più grande, l’avvio della produzione di formaggi in modo artigianale, tra difficoltà logistiche e scetticismo altrui. «Nessuno ti dice “fai bene, provaci”: avevo tutti contro. Mi davano del pazzo». Ma Massimo, imperterrito, nel giugno 2025 ha lasciato il posto fisso in officina meccanica per dedicarsi a tempo pieno all’allevamento. Oggi gestisce una trentina di capre di razza Saanen, due cavalli, una decina di arnie per la produzione di miele e dodici vitelli che macella d’inverno. Da poche settimane si è trasferito in una nuova stalla, attrezzata per sviluppare un caseificio e dotata di un impianto di mungitura moderno.
La scelta di acquistare un gruppo di capre indenni alla CAE (Artrite encefalite caprina), una malattia caprina diffusa, testimonia la sua visione imprenditoriale: «Averle indenni è un valore aggiunto». Le sue giornate, fino a poco tempo fa, cominciavano alle cinque del mattino con la mungitura, proseguivano con otto o nove ore in officina, e si chiudevano a notte fonda tra pulizia della stalla e caseificazione. Una routine estenuante, ma sostenuta da una passione che ha finito per sopraffare anche quella per lo sport, attività agonistica che aveva dovuto accantonare per mancanza di tempo.
Oggi Massimo vende i propri formaggi nei mercati di Ardesio e Villa d’Ogna, partecipa a fiere occasionali e sta costruendo una realtà produttiva solida. La sua storia dimostra che vivere di allevamento in montagna è ancora possibile, a patto di crederci davvero e di essere disposti a un impegno assoluto. «Il detto “se ci credi veramente, alla fine ottieni ciò che vuoi” è vero».
Il concorso caprino e le tradizioni artigiane
La giornata prenderà il via alle prime luci dell’alba: alle 7 del mattino gli allevatori cominceranno le iscrizioni e le preselezioni per il concorso caprino, che dalle 10 entrerà nel vivo con le premiazioni. Anche quest’anno si confermerà la doppia categoria, «razza orobica» e «multirazza», articolata nelle sottocategorie «2 denti», «4 denti» e «adulti». Sarà un momento di confronto e di orgoglio per chi, con pazienza quotidiana, alleva questi splendidi animali: capre e becchi sfileranno davanti alla giuria per conquistare il titolo di «re e regina» della fiera. Accanto ai premi di categoria, verranno assegnati riconoscimenti speciali agli allevatori più giovani e più anziani, a chi proviene da più lontano, a chi presenterà il maggior numero di capi e al miglior barèc o recinto, quindi all’allevatore con il miglior gruppo di capre. La stessa logica premierà anche gli asini, che, pur non partecipando a un vero e proprio concorso, avranno un loro momento di riconoscimento.
Numerose sono le aziende che hanno già confermato la propria presenza: arriveranno da Val Seriana, Val di Scalve, Val Camonica e Valtellina, portando con sé la varietà e la ricchezza dell’allevamento alpino. La fiera non si limiterà alle capre e agli asini: ci saranno anche alpaca, lama e pecore grazie alla fattoria Alpacama, che offrirà ai visitatori più giovani l’occasione di avvicinarsi agli animali con curiosità, gioia e delicatezza.
Il centro storico di Ardesio si trasformerà in un teatro diffuso di antichi saperi. Alle 11 e alle 14, nel cortile del ricovero, Laura Baronchelli, dell’omonima azienda agricola di Clusone, condurrà dimostrazioni di cagliata, mentre sul ponte Rino, area dedicata agli asini, proseguirà per tutta la giornata l’esibizione di mascalcìa agricola a cura di Andrea Buelli: un’arte che attira sempre numerosi curiosi, affascinati dalla maestria con cui si ferrano gli zoccoli. Novità di quest’anno sarà lo spazio dedicato ai più piccoli: in una corte del centro storico, accanto agli alpaca e alle pecore dal muso nero, il professor Giovanni Mocchi terrà un laboratorio gratuito sulla costruzione e l’uso dei corni da segnale, strumenti che per secoli hanno scandito la vita delle comunità montane.
L’area espositiva sarà ricca di proposte: artigiani forgiatori di coltelli, cestai, conciatori del cuoio, scultori del legno e cardatori animeranno le vie del paese. Sul ponte Rino si potranno ammirare trattori d’epoca e assistere a dimostrazioni di abbattimento estremo con gli amici della «Fast Blade», oltre a spettacolari sculture realizzate con motosega. Non mancheranno stand di prodotti tipici a chilometro zero, abbigliamento del settore, macchinari e attrezzature agricole. La musica accompagnerà l’intera giornata: i gruppi folclorici Brighella e la Torre Campanaria, il Folclorico Orobico, i Cantur della Baracca e Come Eravamo si esibiranno per le vie del centro, al mattino dalle 10 e nel primo pomeriggio, per poi ritrovarsi alle 15.30 sotto gli archi del Comune per un concerto corale.
Vivere in montagna senza scegliere di andarsene
La fiera sarà preceduta, sabato 7 febbraio alle 20.30 nella sala consiliare di Ardesio, dal convegno «Vivere in Montagna: protagonisti!», con il sottotitolo in dialetto «Ndó ’ndarét a sta pö mal de ché?» («Dove andremo a star meglio di qui?», ndr). Il titolo, ironico e provocatorio, pone al centro la questione dello spopolamento delle valli alpine, tema delicato che riguarda non solo la Val Seriana. L’incontro, moderato dal giornalista Paolo Confalonieri, si aprirà con i saluti istituzionali e l’introduzione di Alex Borlini, presidente del GAL Presolana e Laghi Bergamaschi, ente organizzatore del convegno insieme alla Pro Loco e al Comune. Ad aprire il dibattito sarà Giacomo Tiraboschi, ideatore del programma televisivo «Melaverde», che proporrà una riflessione dal titolo «La montagna è una risorsa, non un problema».
Seguirà l’intervento della professoressa Anna Giorgi, responsabile del polo UNIMONT di Edolo, che parlerà della «Montagna che cambia: nuove competenze e modelli sostenibili per i territori alpini». Il presidente della Comunità Montana Valle Seriana, Giampiero Calegari, insieme all’assessore Cinzia Locatelli, presenterà il marchio «Formagèla ValSeriana», un progetto di valorizzazione dei prodotti caseari locali.
A chiudere il convegno sarà Marzia Verona, scrittrice e allevatrice, che porterà la sua testimonianza diretta di chi ha fatto della vita in alpeggio una scelta consapevole. Durante la serata si alterneranno intermezzi musicali del gruppo folclorico Brighella. Il convegno, a ingresso libero, sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube di Vivi Ardesio.
La mattina della fiera, alle 10, si terrà anche la nuova edizione invernale di «Riscopri Ardesio», visita guidata curata da Andrea Zanoletti di Artelier (iscrizione obbligatoria, costo 10 euro). Non si tratterà di una semplice passeggiata turistica, ma di un’immersione nelle tradizioni del paese, con colazione del contadino e approfondimenti su arbusti, piante e frutti del bosco. Durante il percorso sarà possibile visitare la mostra fotografica «Europa Arcaica - Il volto dei suoi riti» di Manuel Schiavi, esposta nella corte del Bereta: una raccolta di scatti che documenta maschere e riti, dai Mammuthones sardi ai Krampus austriaci. Nel pomeriggio, invece, Vivi Ardesio proporrà una visita guidata gratuita al Santuario della Madonna delle Grazie di Ardesio, alle 14.30.
Per tutta la giornata, pranzi convenzionati saranno disponibili nelle attività del paese, in oratorio e in asilo su prenotazione. Il punto ristoro della Pro Loco offrirà prodotti tipici del territorio: formaggi, salame e la Bèrgna, rarissimo prodotto di carne di pecora. La «Fiera delle Capre e dell’Asinello» di Ardesio è un atto di fiducia nel futuro della montagna, un modo per ribadire che esistono forme di vita capaci di resistere alla marginalizzazione economica e culturale.
