Dal 17 al 24 maggio torna la settima edizione di « Up To You », festival di spettacolo dal vivo che intreccia teatro, danza, musica e arti performative in un dialogo continuo con il presente. La direzione artistica del festival è curata da Qui e Ora Residenza Teatrale, che anche quest’anno ha costruito il programma con il coinvolgimento di una direzione artistica partecipata under 30: un gruppo sempre più numeroso di giovani coinvolti nel percorso curatoriale, organizzativo e comunicativo del festival.
È proprio da questo lavoro condiviso che nasce il claim dell’edizione 2026, «Up To Us». Non più «sta a te», ma «sta a noi»: una variazione minima del titolo originario che diventa una presa di posizione collettiva. Un modo per affermare il bisogno di costruire comunità, alleanze e spazi di confronto dentro un presente attraversato da guerre, precarietà, violenza e crisi sociali.
Qui e Ora racconta questa settima edizione come un momento di «amore, relazione umana, artistica e visione condivisa», nato dal confronto costante con il gruppo under 30. Attraversano il festival temi urgenti del contemporaneo come la situazione palestinese, la violenza di genere, la manipolazione dell’informazione, l’esperienza migratoria, il lutto e le forme di resistenza collettiva. «Torna la parola crisi», scrive la compagnia, «ma per “Up To You” in senso generativo, come una possibilità di riflettere e costruire nuove visioni».
«Abbiamo sentito il bisogno di ribadire come per noi sia importante che il teatro non sia una cosa singola», racconta Camilla Bisaggio della direzione artistica partecipata. «Che non si vada a teatro come forma di esperienza passiva personale, ma che diventi piuttosto uno strumento di partecipazione e coesione». Così nasce un programma che prova a parlare anche a chi normalmente non frequenta il teatro, attraverso linguaggi ibridi, contaminazioni e forme partecipative capaci di trasformare lo spettacolo dal vivo in un’esperienza condivisa. Il gruppo under 30, guidato dalla compagnia, ha lavorato a partire da un brainstorming condiviso, cercando parole e immagini capaci di restituire il presente. Questa volta, spiegano, il filo rosso emerso è stato proprio il bisogno di allearsi, di creare spazi comuni dentro un tempo attraversato da guerre, precarietà, crisi sociali e paure collettive. Non a caso il manifesto dell’edizione parla apertamente della necessità di «Trovare un terreno comune in cui le diversità confluiscano anziché confliggere» e di fare delle arti performative «uno strumento di resistenza, di coesione e partecipazione». È una dichiarazione che attraversa tutto il programma, costruito attorno a spettacoli che affrontano il contemporaneo senza rinunciare alla sperimentazione dei linguaggi.
Anche il modo in cui vengono scelti gli spettacoli racconta qualcosa dell’identità di «Up To You». Dopo una call aperta, si visionano decine di candidature dividendosi in commissioni, si costruisce una short list e infine si discute collettivamente i lavori da inserire in programma. Un processo lungo, partecipato, spesso acceso. «È stato un dibattito molto intenso», racconta Anna Marinoni del gruppo under30. «Ma gli spettacoli scelti ci sembravano parlare esattamente del tipo di teatro che vogliamo proporre: accessibile nei linguaggi, contemporaneo nei temi e capace di creare domande ».
Fra i lavori selezionati direttamente dalla direzione artistica partecipata c’è « Un live podcast » di collettivo divanoproject e Centro R.A.T., in scena il 21 maggio al CULT!. Uno spettacolo che porta sul palco quattro giovani impegnati nella produzione di un podcast all’interno di un concorso creativo. Da qui si apre una riflessione sul modo in cui le storie vengono raccontate, manipolate e trasformate in contenuti consumabili.
«La cosa che ci ha colpito», spiega Anna Marinoni, «è il modo in cui lo spettacolo utilizza un linguaggio molto vicino alle giovani generazioni, quello del podcast, ma contemporaneamente lo mette in discussione. C’è una riflessione molto forte sul sensazionalismo e sul confine tra racconto e sfruttamento delle storie ». Il dispositivo scenico intreccia infatti una vicenda amorosa contemporanea con l’«Otello» shakespeariano, facendo emergere progressivamente il tema della violenza di genere. «L’interrogativo che rimane addosso», continua Marinoni, «è capire dove nasca davvero la violenza, cosa venga percepito come violento e cosa invece passi inosservato».
Altro spettacolo scelto dal gruppo under 30 è « Ahmen » di Cromo Collettivo Artistico, in programma il 22 maggio. Qui il centro della scena è la storia di un giovane migrante impegnato nell’estenuante iter burocratico per ricongiungersi alla moglie rimasta in Pakistan. Ispirato alla vicenda reale di Asim Javed, lo spettacolo racconta il diritto a esistere attraverso silenzi, ripetizioni e momenti apparentemente vuoti.
«Ci ha colpito il linguaggio», racconta Camilla Bisaggio. «È uno spettacolo fatto di poche parole, di silenzi, di incomprensioni, e proprio per questo riesce a restituire perfettamente l’esperienza di chi si scontra con una burocrazia che non comprende e da cui non si sente compreso ». Anche Anna Marinoni insiste sulla forza accessibile del lavoro: «È uno spettacolo molto fruibile anche per chi magari non ha l’italiano come lingua madre. E mette continuamente in scena questo muro assurdo contro cui il protagonista continua a sbattere».
Ma «Up To You» prova anche a scardinare l’idea stessa di teatro come spazio rigido e frontale. L’apertura del festival, domenica 17 maggio, sarà infatti affidata a un dj set di Club Fantasia curato da Locadisco, pensato come momento di incontro e condivisione. E ancora più esplicito è il caso di «Dj Show» di Sotterraneo, il 20 maggio allo Zero Club: una performance a metà fra dj set e spettacolo teatrale in cui il pubblico viene invitato a ballare dentro una drammaturgia. Per entrambe le giovani curatrici è proprio questo uno degli spettacoli ideali per chi non frequenta abitualmente il teatro. «Può essere un ponte perfetto», dice Marinoni. «Si svolge in discoteca, utilizza la musica e il ballo, ma dentro c’è tutta la ricerca di Sotterraneo sul nostro modo di stare nel mondo». Camilla Bisaggio lo definisce «un modo giusto per approcciarsi al teatro contemporaneo anche senza esserne già appassionati», perché mescola festa, pensiero e partecipazione collettiva.
Anche « Abracadabra » di Babilonia Teatri, in scena il 23 maggio, lavora su questa contaminazione di linguaggi. Lo spettacolo intreccia illusionismo e racconto autobiografico, trasformando la figura del mago in uno strumento per attraversare il tema del lutto e della perdita. «È un lavoro molto intimo», racconta Marinoni, «ma anche molto accessibile, perché mette insieme linguaggi diversi e parla a pubblici differenti».
Il festival si muove così continuamente fra teatro, danza urbana, musica, laboratori performativi e pratiche partecipative. Accanto agli spettacoli trovano spazio il progetto interculturale «Come Together» e la «RE.M – Redazione Multilingue», laboratorio di visione e racconto che coinvolge persone con lingue e provenienze diverse nella costruzione di una narrazione collettiva del festival. Un modo per allargare ulteriormente l’idea di comunità che attraversa questa edizione.
Non è un caso che nel programma compaiano anche una mostra fotografica dedicata alla Palestina, incontri sul rapporto tra teatro, welfare e territorio e i laboratori di movimento urbano e performance diffuse nello spazio pubblico curati da ABC - Allegra Brigata Cinematica. «Up To You» continua infatti a immaginare il festival non come una semplice successione di eventi, ma come un ecosistema temporaneo di relazioni, pratiche e possibilità. «Crediamo fermamente che nessun gesto sia troppo piccolo», scrive la direzione artistica under 30 nel testo che accompagna il festival. «Ogni energia protesa a creare spazio comune si concatena alle altre». È forse qui che «Up To You» trova la propria specificità: nel tentativo di fare del teatro non un luogo separato dal mondo, ma uno spazio in cui provare a starci dentro insieme, anche quando il presente appare fragile, confuso o attraversato da conflitti.
Info generali
«Up To You Festival» si svolgerà a Bergamo dal 17 al 24 maggio tra CULT!, Zero Club, Donizetti Studio e diversi spazi della città. Gli spettacoli prevedono un biglietto ridotto per under 30 e persone con disabilità, mentre incontri, laboratori ed eventi collaterali sono a ingresso gratuito. L’accesso gratuito è previsto anche per chi accompagna persone con disabilità e tutti gli spazi del festival sono accessibili.
Per gli spettacoli è consigliato l’acquisto online dei biglietti. Il programma completo è disponibile sul sito ufficiale. Per informazioni e prenotazioni: [email protected].
