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Con Giuseppe Festa la natura torna a parlare ai ragazzi

Articolo. La libreria Spazio Terzo Mondo di Seriate ospita domani sera, venerdì 8 maggio, un incontro per riflettere su come la letteratura possa creare connessioni profonde tra giovani lettori e ambiente

Lettura 4 min.
Lo scrittore Giuseppe Festa (Luca Salviato)

Gli scrosci di pioggia quotidiana nei pomeriggi di agosto. In inverno, i tunnel scavati a mano nella neve alta più di me. Dover sempre mettere una felpa la sera in estate. Non sentire mai il bisogno dell’aria condizionata. I Natali innevati. La stufa accesa anche a primavera inoltrata. Il parabrezza dell’auto pieno di moscerini schiacciati. Queste sono solo alcune delle cose che erano normali nella mia infanzia e che ora, semplicemente, non lo sono più. Non sono passati cent’anni: al massimo venti. E il mondo che ho conosciuto continua a cambiare a una velocità vertiginosa.

Qualcos’altro deve necessariamente cambiare: il nostro rapporto con la natura. E il nostro modo di raccontarlo. Specialmente ai più giovani. In passato, la tendenza nella letteratura per i ragazzi era rappresentare la natura come qualcosa di utopico, idilliaco, con cui si intratteneva un rapporto ancestrale: paesaggi rurali incontaminati, distese d’erba, foreste lussureggianti e fattorie di animali che convivono in armonia. Pensiamo a «Heidi», «Anna dai capelli rossi» o «Il giardino segreto». Personalmente, ho letto e riletto «L’uomo che piantava gli alberi» di Jean Giono: la storia di un uomo che viaggio senza sosta tra colline, monti e campagne, piantando i semi di alberi che costituiranno un giorno nuovi boschi. Un messaggio ancora oggi potente sul piacere della semplicità e del rapporto con la natura. Quello che però oggi stona con questa visione è che l’esperienza della natura vissuta dalle bambine e dai bambini oggi è molto diversa. Ci sarebbe bisogno di più senso critico, più profondità di significati, più connessione emotiva.

Di questo e di altro si parlerà domani sera , venerdì 8 maggio, alle 20.45 presso la libreria Spazio Terzo Mondo di Seriate, in un dialogo con lo scrittore Giuseppe Festa, uno degli autori italiani più rilevanti nella narrativa per ragazzi a tema ambientale. L’incontro è pensato per ragazze e ragazzi dagli 11-12 anni in su, ma è aperto anche ad adulti curiosi, insegnanti e appassionati di letteratura. Al centro della serata ci sarà il peculiare sguardo di Festa, che oltre a essere scrittore è anche musicista, educatore e documentarista: il suo stile vibrante e coinvolgente è capace di intrecciare emozione, conoscenza naturalistica e ritmo narrativo, raccontando il rapporto tra esseri umani, animali e ambiente con uno sguardo accessibile ai più giovani ma mai semplificato.

Tra i suoi titoli più noti ci sono «Il passaggio dell’orso», «La luna è dei lupi» e «Cento passi per volare», romanzi tradotti in diverse lingue e spesso premiati, come nel caso del «Premio Bancarellino» e del «Premio Rodari». Nel panorama della letteratura per ragazzi, Festa si distingue per la capacità di coniugare rigore scientifico e narrazione, trasformando le storie in strumenti di consapevolezza ambientale. Proprio la consapevolezza ambientale è elencata negli obiettivi dell’Agenda 2030: «assicurarsi che tutti gli studenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile». Educare le nuove generazioni alle questioni ambientali è infatti di fondamentale importanza per l’ONU, che negli ultimi anni insiste sempre più sull’urgenza di promuovere un cambiamento culturale incentrato sulla sostenibilità e la comprensione della profonda relazione tra comunità umane e ambiente naturale.

Questo atteggiamento può, secondo l’ONU, essere promosso fin dalla più tenera età attraverso l’educazione scolastica e la letteratura per l’infanzia. I libri che leggiamo durante gli anni dello sviluppo possono influenzare fortemente il nostro immaginario. Ne è consapevole Giuseppe Festa, che però non vive questa responsabilità come un peso: «Mi piace pensare di socchiudere una porta nella mente di chi legge: se una storia riesce a far nascere una domanda, un dubbio, un diverso punto di vista, allora ha già fatto molto».

Nella sua prospettiva, insegnare e raccontare sono due modalità diverse attraverso cui agisce l’educazione ambientale: «Quando insegni lavori più sui contenuti, offri strumenti, informazioni, chiavi di lettura. Quando racconti, invece, lavori sulle emozioni e sull’identificazione. Non dici “questo è importante”, ma fai in modo che il lettore lo senta». Comprensione e connessione sono due pilastri della letteratura per l’infanzia contemporanea, che oggi tende a promuovere un rapporto più olistico tra persone e natura e a mostrare quanto la vita e il benessere della nostra specie siano strettamente interconnesse con il resto del mondo animale e vegetale. Non più alienazione, ovvero pensare a «noi» e «la natura» come sfere di identità separate. Non più gerarchia, ovvero credere che ci siano determinate caratteristiche che possono renderci superiori. Non più dominazione, ovvero pensare ad altre specie come inferiori. Nella letteratura ambientale per ragazzi di oggi, le narrazioni più diffuse sono andate oltre tutto questo.

Oggi in questi libri c’è connessione, c’è comunità, c’è interdipendenza tra umani, animali e natura. Ci sono storie di resistenza, di armonia, di partecipazione democratica. Il negativo è volto al positivo: non più distanza, ma legame. Il pensiero è presente anche in Festa: «Un errore, soprattutto quando si parla di ambiente, è pensare di promuovere un cambiamento nei ragazzi facendo leva sulla paura. Di solito succede il contrario: si genera chiusura e distanza. La consapevolezza non cresce attraverso l’allarme, ma nasce da un legame positivo con ciò che si vuole proteggere ». L’autore lo spiega attraverso uno scorcio del suo libro «La pescatrice», in cui «la giovane protagonista Scilla decide di portare avanti la pesca tradizionale e sostenibile del padre. Una scelta difficile, di pura sussistenza, ma che mantiene intatta la sua dignità e quella del mare».

La letteratura ambientale per ragazzi, oggi, deve confrontarsi con un tipo di pubblico diverso. Secondo Festa, « i ragazzi sono molto più consapevoli di quanto pensiamo. Hanno accesso continuo a informazioni, video, notizie. Il problema non è tanto sapere, ma riuscire a trasformare quella consapevolezza in qualcosa di vivo, di personale. La letteratura può incidere proprio lì. Dà profondità. Permette di sentire le conseguenze, di immedesimarsi, di costruire un legame emotivo. Senza quel legame la consapevolezza rischia di restare superficiale o, peggio, di trasformarsi in ansia e senso di impotenza».

Ecco quindi la chiave di volta, su cui puntare per incidere davvero nella coscienza dei più giovani, che possono sembrare a volte distanti. È accettare un semplice fatto: « La tecnologia fa parte della loro realtà. Il punto è offrire esperienze alternative che siano altrettanto forti ». Questo vale sia per il mondo naturale, sia per la letteratura che lo veicola: «La natura, quando viene vissuta non come un obbligo, ma come una scoperta, ha una forte capacità di coinvolgere, perché parla di qualcosa che è già dentro di noi. Lo stesso vale per la lettura: una storia che funziona non compete con uno schermo, semplicemente parla un’altra lingua, più profonda». «Quindi il problema non è spegnere gli smartphone», afferma Festa, «ma accendere il loro interesse per ciò che non è virtuale».

Nei suoi libri, i ragazzi e la natura sono due facce della stessa medaglia. Rivestono entrambi un ruolo di primo piano, che non li vede contrapposti, ma in sinergia. Da un lato, i ragazzi «sono in una fase della vita in cui tutto può cambiare, in cui le scelte pesano e lasciano tracce profonde. Ma c’è anche altro: credo che i ragazzi abbiano uno sguardo meno filtrato, più diretto. Riescono ancora a mettersi in relazione con il mondo senza troppe sovrastrutture». La natura, dall’altro lato, «entra nelle scelte dei protagonisti, li mette alla prova, li cambia. È una presenza che non posso controllare fino in fondo, e proprio per questo ha una forza narrativa enorme: mi spinge a percorrere sentieri inaspettati, mostrandomi lati dei miei personaggi – e a volte di me stesso - che ancora non conoscevo». In questo scambio continuo, dove emozioni, identità e storie si influenzano a vicenda, perde perfino di significato la stessa etichetta di letteratura «ambientale». «Credo che le storie “green” smetteranno di essere un genere a parte», conclude Festa. «Diventeranno semplicemente storie che tengono conto del mondo in cui viviamo».

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