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Pulizie di primavera green: meno sprechi per una casa più pulita

Articolo. Come scegliere i prodotti per le pulizie domestiche, quanto detersivo mettere nel bucato, quali sono le etichette davvero sostenibili. Alcune dritte per scelte più consapevoli

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(Foto Shutterstock.com)

Il 3 maggio 2026 è stato l’« Overshoot Day » dell’Italia, la data simbolica – ma non del tutto – in cui il nostro Paese ha esaurito le risorse naturali che il Pianeta è in grado di produrre in un intero anno. Secondo i dati del Global Footprint Network , organizzazione internazionale di ricerca ambientale, che ogni anno misura l’impronta ecologica delle attività umane e pubblica gli «Overshoot Day» dei diversi Stati, le risorse sono state terminate in appena 123 giorni, tre giorni in meno rispetto al 2025.

L’«Overshoot Day» italiano ci ricorda che alleggerire la nostra impronta ambientale è indispensabile. Per di più è una scadenza che coincide con la primavera, periodo di rinnovamento e di grandi pulizie domestiche. Quindi come fare, seguendo il filo rosso della sostenibilità, per rendere queste settimane di passaggio un po’ più ecologiche?

Pensando a come impattare meno con bucato, polveri e pulizia degli armadi la prima strategia che viene in mente è passare ai detersivi green . Ottima prospettiva, che però può celare un inquinamento ancora più insidioso quando ci si sbarazza dei “vecchi” detersivi senza consumarli fino all’ultima goccia. Nella mia personale esperienza trovo che le azioni più immediate ed economiche siano: ridurre gli usa e getta per le pulizie e prestare attenzione a quanto detersivo usiamo. Ma andiamo con ordine, percorrendo nel dettaglio le azioni che possono avere un impatto positivo.

Attenzione agli «usa e getta»

Senza dover fare grandi investimenti, prediligere i riutilizzabili per le pulizie è un primo step , facile e a costo zero. È bene preferire degli stracci lavabili al posto della carta assorbente monouso, lavare e riusare i panni cattura-polvere (possono essere lavati in lavatrice 3-4 volte prima di essere buttati, anche se il marketing ci fa credere tutt’altro!), usare spugne, spazzole e guanti che già presenti in casa senza lasciarci abbindolare dagli ultimi modelli.

Sebbene si tratti di scelte individuali, i dati sono rassicuranti. Come riporta l’agenzia di stampa Ansa, il mercato dei «prodotti verdi» è in crescita: si stima un aumento del proprio valore dell’11,28% entro il 2030. Con un po’ di inventiva e di pazienza anche una vecchia t-shirt in cotone può trasformarsi in un panno riutilizzabile per le pulizie. La sostenibilità ambientale va a braccetto con quella economica, e senza guardare troppo all’estetica prossimo rendere un po’ più sostenibile il proprio kit per le pulizie senza sforare il budget. Un guadagno anche questo, no?

Detersivi: le dosi fanno la differenza

Una delle abitudini più impattanti quando si fanno le pulizie di primavera, che sia la lavatrice o la pulizia delle superfici, è aggiungere il detersivo “a occhio”, scivolando nell’errata convinzione che a più detersivo equivalga una maggior pulizia. Anche per chi ha “occhio” con i dosaggi, c’è un valido motivo per cui sulle etichette sono indicate le dosi consigliate dai produttori, ed è indispensabile seguirle. Eccedere con i dosaggi porta a uno spreco di prodotto, ma anche a un lavaggio poco performante: si creano eccessi di schiuma che impediscono lo sfregamento meccanico dei capi, lasciando residui di sapone appiccicosi.

Il danno è anche ambientale, e ne abbiamo alcuni esempi anche in bergamasca. Avete mai fatto caso a quell’eccessiva crescita di alghe, o alla formazione di mucillagini sulla superficie dei canali di irrigazione? Quello è, in parte, un sintomo dell’abuso di detersivi. Si tratta di un fenomeno conosciuto come eutrofizzazione degli ambienti acquatici, un processo degenerativo indotto da eccessivi apporti di sostanze a effetto fertilizzante, come il fosforo e all’azoto.

La maggior parte dei detersivi per bucato e lavastoviglie contiene infatti fosfati, usati come addolcitori d’acqua. I fosfati provocano una proliferazione algale incontrollata che consuma l’ossigeno, arrivando a causare la morte della fauna marina e la degradazione di fiumi, laghi e mari. Ci sono normative stringenti per quanto riguarda l’utilizzo dei fosfati, a partire dal Regolamento UE 2026/405 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 febbraio 2026 relativo ai detergenti e ai tensioattivi.

È quindi importante scegliere detersivi ecologici, certificati «Ecolabel Ue» (Regolamento CE 66/2010), che si distinguono da quelli tradizionali per un minor numero di ingredienti, materie prime vegetali e biodegradabili e un basso impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita. Il marchio è rilasciato in Italia dal Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con il supporto tecnico dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Individuare i detersivi «Ecolabel Ue» è semplice: spesso il logo della certificazione si trova in un angolo della confezione, rappresentato graficamente da una margherita stilizzata con le dodici stelle della bandiera europea e una «e» arrotondata al centro.

Oltre a scegliere detersivi con questa certificazione ufficiale dell’Unione europea, si possono provare i detersivi solubili, meno impattanti perché durante l’intera linea di produzione, stoccaggio e trasporto non contengono acqua. Minore acqua significa minor peso e minor prodotto da trasportare. Ulteriore alternativa sono quelli con vuoto a rendere, disponibili in negozi bio o specializzati.

Nell’ambito di loghi e certificazioni, teniamo d’occhio il greenwashing. Una parola inglese che tradotta suona più o meno come «tingere di verde» e che si riferisce all’uso ingannevole di termini o immagini che richiamano la natura per far apparire ecologico un prodotto che spesso non lo è. Detersivi in flaconi verdi, saponi con immagini di foglie in etichetta… si tratta davvero di materie prime biodegradabili o di una studiata campagna di marketing? Per questo motivo è essenziale prendere l’abitudine di leggere con attenzione le etichette, o quantomeno di verificare le certificazioni.

L’acqua, una risorsa preziosa

Quando si presta attenzione ai prodotti per le pulizie, spesso un altro elemento passa in sordina: l’acqua, un elemento indispensabile. Più se ne utilizza per la pulizia, maggiore è la quantità che finisce negli scarichi. C’è poi il consumo energetico legato al riscaldamento e al trasporto della risorsa idrica, che contribuisce alle emissioni di anidride carbonica. Persino i gesti più semplici, quelli che diamo per scontati, hanno un impatto. Nel nostro piccolo, forse, non ci sembrerà di inquinare molto. Ma se sommiamo le nostre azioni a quelle dell’oltre 1,1 milioni di abitanti della Provincia di Bergamo, allora le scelte personali iniziano ad avere un peso.

Uno stile di vita un po’ più sostenibile non parte da grandi azioni perfette, ma da piccoli gesti quotidiani. E cosa c’è di più quotidiano che prendersi cura degli ambienti in cui abitiamo? Non si tratta di una frase preconfezionata, ma di un dato di fatto. Come ricorda anche l’Istituto Superiore di Sanità la qualità dell’aria degli ambienti chiusi (case, uffici, scuole, automobili…) rappresenta infatti uno dei principali determinanti di salute, e può essere intaccata anche da determinate sostanze nei prodotti per la pulizia o da profumi e deodoranti per ambienti. Teniamo a mente che il Pianeta Terra è la nostra casa e beneficerà sicuramente delle nostre piccole ma potenti scelte.

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