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Come mettere ordine a desideri, ricordi e progetti

Articolo. Vision board, junk journaling e bullet journal possono aiutarci ad individuare gli obiettivi che vogliamo raggiungere quest’anno, stimolando creatività e benessere mentale

Lettura 3 min.

Gennaio segna per molti il momento dell’anno in cui fermarsi per riflettere su ciò che si è compiuto lo scorso anno e su ciò che si vorrebbe realizzare nel corso dell’anno nuovo, trasformando il desiderio in progetto. In questo contesto, pratiche come la vision board , un progetto visivo di focalizzazione degli obiettivi, e il junk journaling , una sorta di diario creativo che integra ricordi all’arte del collage, possono aiutarci a trovare la giusta strada.

Queste metodologie, pur apparentemente semplici e ludiche, stanno guadagnando attenzione non solo nell’ambito del fai da te ma anche in contesti di benessere mentale e pianificazione personale, perché offrono un linguaggio alternativo attraverso cui esplorare aspirazioni e vissuti. La vision board, talvolta definita anche inspiration board o dream board, non è solo un collage estetico, ma uno strumento di organizzazione mentale che mette in connessione immagini, parole e intenzioni, consentendo a chi la costruisce di visualizzare con chiarezza ciò che desidera ottenere nel corso dell’anno.

Si tratta di un processo che richiede una certa introspezione: prima ancora di ritagliare fotografie o selezionare frasi, è necessario domandarsi cosa si vuole potenziare nella propria vita, quali obiettivi si vogliono raggiungere e quali valore seguire nel corso dei 365 giorni. Avere davanti agli occhi una rappresentazione visiva di queste scelte facilita le decisioni da prendere, mettendo nero su bianco le proprie intenzioni.

Ma come si crea una vision board? Possiamo riassumere il processo in tre semplici fasi. Il primo passo sta nel chiarire i propri desideri e le proprie ambizioni, traducendo in parole i pensieri. Domande come «in che ambiti vogliono crescere?» e «quali risultati vorrei ottenere?» sono preziose per delineare un quadro. Le risposte, messe banalmente su un foglio di carta, possono iniziare a creare una mappa concettuale che sarà la base per la selezione delle immagini. E qui prende il via il secondo step. La seconda fase riguarda infatti la scelta delle immagini che rappresentano al meglio gli obiettivi che ci siamo posti. Le immagini possono essere recuperate ritagliando inserti di riviste, utilizzando fotografie o recuperando disegni o frasi. In formato digitale diventa tutto ancora più facile, recuperando online i materiali visivi che preferiamo. La selezione deve essere curata e attenta.

Il terzo passo è quello più operativo e, se vogliamo, più divertente. In questa fase si assemblano infatti tutti i materiali che sono stati conservati nella ricerca, spostando e combinando tra loro immagini e parole fino ad ottenere una composizione che sia coerente con la visione che abbiamo scelto (uno strumento che vi può aiutare è sicuramente Canva). La narrazione finale può essere esposta in camera oppure custodita in formato digitale in modo tale da essere consultata frequentemente. La vision board, se fatta bene, può diventare così una sorta di promemoria per mantenere alta la motivazione e orientare le scelte.

Il junk journaling

Accanto alla vision board, un’altra pratica che si sta affermando è il junk journaling. Questo approccio al diario personale si distacca dalle strutture rigide del bullet journal, utile per avere un metodo di organizzazione preciso, per abbracciare invece un formato libero in cui possono essere inseriti ritagli di giornale, biglietti, fotografie, disegni, appunti, pezzi di carta di varia natura e qualsiasi altro materiale visivo che possa suscitare un ricordo. Il junk journal nasce infatti dall’idea che le emozioni possano non avere uno schema preciso, disponendosi dentro di noi in modo imprevedibile e complesso. All’interno di queste pagine la scrittura si affianca al collage, con la creatività chiamata a dare una forma alla memoria.

Il junk journal accoglie qualsiasi contributo, con ogni elemento che viene valorizzato non per sua precisione ma per il suo significato emotivo. Questa pratica, oltre alla fantasia, permette di riciclare oggetti di uso quotidiano, creando un diario che tiene traccia di tutte le esperienze che si vivono. Per iniziare il proprio diario non serve essere degli artisti. Bastano materiali semplici come un quaderno, delle forbici, colla, penne e adesivi. Ciò che conta è la disponibilità a lasciarsi andare e costruire, pagina dopo pagina, un racconto di sé. Considerate nel loro insieme, vision board e junk journaling offrono a tutti la possibilità per esplorare desideri, obiettivi e ricordi, mettendo in ordine idee e dando voce alle emozioni che spesso non si riescono a comunicare.

Il bullet journal

Il panorama di pratiche orientate alla riflessione e all’organizzazione personale comprende anche il bullet journal, un metodo che unisce pianificazione e memoria in un sistema essenziale ma preciso. Nato dall’intuizione del designer statunitense Ryder Carroll, il bullet journal si propone come una risposta ordinata alla frammentazione quotidiana fatta di app, promemoria digitali, fogli sparsi e liste improvvisate. Il suo obiettivo è offrire un’unica struttura capace di contenere impegni, obiettivi, abitudini e pensieri, restituendo una visione d’insieme del tempo presente, passato e futuro.

A differenza del junk journaling, che privilegia la dimensione espressiva ed emotiva, il bullet journal si fonda su una logica funzionale, pensata per rendere visibile e gestibile il flusso delle attività quotidiane. Lo strumento di base è un taccuino, generalmente con pagine puntinate. Il puntinato consente infatti di costruire griglie, elenchi e tabelle con precisione, mantenendo al tempo stesso una maggiore libertà rispetto ai formati a righe o a quadretti. Non esistono layout prestampati: ogni sezione viene creata da chi utilizza il quaderno, adattandolo ai propri bisogni. La struttura di base prevede alcune sezioni ricorrenti: un indice, una panoramica temporale di lungo periodo, una pianificazione mensile, una gestione quotidiana delle attività e una serie di raccolte tematiche dedicate a idee, progetti o appunti specifici. Tuttavia, nessuna di queste parti è obbligatoria. Il bullet journal evolve insieme a chi lo utilizza.

Dal punto di vista operativo, il bullet journal si basa su un sistema di annotazione per punti. Le informazioni vengono registrate sotto forma di elenchi sintetici, in cui ogni attività è rappresentata da un simbolo. Il punto indica un compito da svolgere, che può essere barrato una volta completato. Se un impegno viene rimandato, il simbolo viene modificato per segnalare lo spostamento. Attraverso piccole variazioni grafiche, il sistema permette di attribuire priorità alle informazioni contenute nella pagina, che possono includere anche note relative ai viaggi, alle sfide quotidiane, ai risultati raggiungi, ai libri che si vogliono leggere o ai film che si vogliono vedere.

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