93FE310D-CB37-4670-9E7A-E60EDBE81DAD Created with sketchtool.
< Home

A scuola di Costituzione con la “profe” Rossi

Articolo. Da quattro anni racconta la Costituzione sulle frequenze di Radio Alta, ora lo farà anche su Eppen. Abbiamo fatto due chiacchiere con Silvia Rossi, la mitica professoressa bergamasca, che ci spiega perché a scuola non si studia più diritto, mentre ne avremmo tutti tanto bisogno

Lettura 4 min.

Silvia Rossi ha registrato 34 puntate, della durata dai 3 ai 13 minuti circa, con l’idea di spiegare la Costituzione in modo semplice, non troppo tecnico, affrontando alcuni articoli specifici ma anche inquadrando la nostra Costituzione nel suo contesto storico e approfondendo la storia di alcuni padri costituenti.

Le puntate andranno in onda su Radio Alta dal lunedì al venerdì a partire da oggi, 25 marzo, e come podcast sulla piattaforma il titolo «Esplorando la Costituzione». Verranno anche raccolte in cinque articoli su Eppen, in pubblicazione da qui a maggio, così da creare un piccolo “dossier” da leggere (o ascoltare) in vista della maturità.

MM: Come è iniziata l’avventura della “profe Rossi” fuori dalle aule scolastiche?

SR: Grazie all’entusiasmo di Teo Mangione, direttore di Radio Alta. Era settembre 2020, in piena pandemia, io ero appena andata in pensione dopo avere insegnato diritto ed economia per 43 anni nelle scuole bergamasche, ma non volevo stare a casa a fare la calza. Ascoltavo la radio e sapevo che io e il conduttore eravamo in sintonia su tante cose, come il senso civico. Gli ho proposto alcuni interventi e abbiamo avuto buoni riscontri dagli ascoltatori. In pandemia il collegamento era giornaliero, ora lo facciamo il giovedì mattina alle 7.50, di solito creando collegamenti fra l’attualità e la Costituzione. Da lì sono nate tante cose belle: progetti di educazione alla legalità e cittadinanza nelle scuole, una collaborazione con l’Università come tutor per gli studenti, ma anche nei CTE, i Centri Tutte le Età (ex Terza Età, ndr). Ho incontrato anziani che si ricordano del referendum monarchia o repubblica del 2 giugno 1946!

MM: Quali sono gli aspetti della Costituzione che conosciamo meno?

SR: Tutte quelle parti un po’ tecniche, come il funzionamento degli organi dello Stato. L’informazione è molto approssimativa perché c’è di mezzo la politica. Ad esempio, si fa enorme confusione tra i concetti di “eletto” e “nominato”, che indicano due cose e due procedure completamente diverse.

MM: Quali sono i luoghi comuni sulla Costituzione che non sono veri?

SR: Si dice sempre che i tempi del Parlamento sono lunghissimi. È anche vero, ma i tempi del Parlamento servono per ottenere leggi ben pensate e congegnate, mentre spesso i Decreti legge per la loro velocità non lo sono. Altro luogo comune è che sia impossibile da modificare: la nostra Costituzione è stata una delle più modificate al mondo. L’importante è farlo bene.

MM: Cioè?

SR: Eventuali modifiche devono essere semplici e limpide, comprensibili anche ai non addetti ai lavori. Ad esempio, quando la tutela ambientale è entrata nell’articolo 9 della Costituzione lo ha fatto con un comma molto semplice ed efficace. Non così la modifica del Titolo V della Costituzione, avvenuta nel 2001: i nuovi articoli, senza voler entrare nel merito della riforma, sono molto complessi e spesso incomprensibili ai non addetti ai lavori.

MM: L’articolo 5 parla di autonomie locali e decentramento, mentre ora un disegno di legge prevede l’autonomia differenziata delle Regioni, cosa cambierebbe?

SR: L’articolo 5 prevede già il principio autonomistico e «il più ampio decentramento amministrativo», ma un conto è decentrare i servizi, un altro è aumentare la potestà legislativa autonoma delle regioni in materie strategiche per lo Stato nel suo complesso. La riforma dell’autonomia differenziata, in discussione al Parlamento, rischia di consentire ad esempio sistemi scolastici o sanitari molto differenti sul territorio nazionale, per non parlare degli ambiti delle risorse energetiche e della politica estera.

MM: Tornando alle basi, le chiedo una cosa che non ho mai veramente capito: cosa significa «Repubblica fondata sul lavoro»?

SR: In Assemblea Costituente questo fu un passaggio molto discusso. Comunisti e socialisti avrebbero voluto scrivere «fondata sui lavoratori», ma poi prevalse l’idea più astratta di «lavoro». I lavoratori, comunque, furono inseriti molto presto, nell’articolo 3. Al tema del lavoro teneva fortemente anche la parte cattolica della Costituente. Il lavoro è considerato fondante della Repubblica, perché senza lavoro non c’è vera libertà. Il lavoro permette ai cittadini di essere pienamente liberi, è un diritto e anche un dovere, come evidenzia l’articolo 4.

MM: Ma la Costituzione si insegna a scuola?

SR: Questo è un mio grande cruccio: dagli anni 2000 in poi si è molto discusso di introdurre l’insegnamento del diritto e dell’economia in tutte le scuole superiori, come ad un certo punto la riforma Moratti avrebbe fatto. Questa parte della riforma non passò, mentre qualche anno dopo la riforma voluta da Mariastella Gelmini andò nella direzione opposta, tanto che ridusse fortemente la disciplina, facendone una materia “tecnica”. Io insegnavo al liceo linguistico Falcone e fui costretta a cambiare scuola. Ora la Costituzione si insegna, in teoria, nelle ore di educazione civica.

MM: Perché “in teoria”?

SR: Perché è la cenerentola delle materie. Un tempo era abbinata a storia, mentre adesso è affidata in modo interdisciplinare a più insegnanti: il prof di scienze insegna educazione ambientale, quello di tecnologia l’educazione civica digitale, quello di italiano la Costituzione. Questo in teoria, ma tutto dipende dalla buona volontà e dalla formazione specifica degli insegnanti, spesso assente. Inoltre, diventa difficile dare una valutazione. Per non parlare di economia, che non fa più nessuno, a meno di non frequentare ragioneria. Come si può non dare ai ragazzi una formazione giuridico economica per entrare nel mondo del lavoro? È considerata una disciplina tecnica, ma non è così.

MM: Nella sua esperienza, cosa piace ai ragazzi della Costituzione?

SR: Hanno un interesse sui valori molto alto; gli articoli colpiscono, entusiasmano e fanno ragionare. Le giovani generazioni sono assorbite dai social e dalla rete, sono fragili ed esposte a ogni bufala e banalizzazione. Quando studiano la Costituzione, della quale io faccio un’analisi parola per parola, gli si accende la lampadina, valutano meglio la realtà e ne colgono le storture, capiscono le scorrettezze e i comportamenti che si scollano dalla Costituzione. Sono più in grado di valutare la propaganda. Posso fare un esempio pratico?

MM: Prego.

SR: Si parla di tasse, ma spesso a sproposito. Tasse e imposte non sono la stessa cosa: le tasse finanziano servizi chiaramente identificabili e hanno un costo uguale per tutti, come la TARI, la tassa sui rifiuti. Le imposte, invece, sono proporzionali al reddito e contribuiscono al finanziamento di servizi generali a carico dello Stato, come la sanità pubblica. Sistematicamente, in Italia, vengono fatto diversi condoni fiscali nei confronti di chi non paga. E chi ha pagato, invece? Così si contrappone un cittadino a un altro e si stimola la rabbia sociale. La Costituzione, invece, dice che tutti sono tenuti a contribuire, in ragione della propria capacità contributiva (cioè del proprio patrimonio e del proprio reddito) e secondo un criterio di progressività.

MM: In sintesi, qual è il messaggio che spera di divulgare con la sua attività?

SR: Non bisogna confondere le istituzioni con i loro rappresentanti: un conto è la politica; un altro i valori istituzionali, da difendere sempre.

Approfondimenti