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«Forza Ale!» L’avventura olimpica di Alessandra Fumagalli vista da casa

Racconto. Continua il racconto del nostro autore Camillo Fumagalli che sta vivendo i Giochi di Milano Cortina attraverso gli occhi di sua figlia Alessandra, skeletonista azzurra in gara

Lettura 5 min.
La delegazione azzurra sfila a Cortina (Foto EPAJEAN-CHRISTOPHE BOTT)

L’avvicinamento ai Giochi è stato un crescendo rossiniano: mi sono gustato in due occasioni il passaggio della torcia olimpica. A Sarnico, senza saperlo, mi sono trovato casualmente nel mezzo dell’evento. Sembrava di essere al Giro d’Italia: due ali di folla trepidante, staffette di moto della polizia, auto dell’organizzazione, furgoni e camion degli sponsor. Da quello della Coca Cola inizia un lancio di cappellini rossi sulla gente. Solo i più lesti riescono ad accaparrarne uno. Poco dopo passano dei ragazzi a distribuire le bibite al pubblico. Si scatena la caccia alla lattina. Devo ammettere, con un pizzico di orgoglio, che senza compiere atti di prepotenza, mi sono ritrovato tra le mani una lattina e un cappellino. Nemmeno il tempo di rendermene conto ed ecco la fiaccola. Nel mio immaginario il tedoforo è un baldo giovane che con portamento regale e passo atletico plana veloce sull’asfalto…ma come? Cammina? La delusione è cocente. Non importa, il momento è pur sempre entusiasmante. Appalusi e grida di giubilo. Pochi secondi e tutto svanisce.

Forte di quest’esperienza carico i miei alunni in vista del passaggio della torcia, la settimana seguente, da Almè. Tutte le classi sono schierate a bordo strada, distribuite lungo il percorso, pronte per l’assalto ai cappellini. Passa il camion della Coca Cola…tanti sorrisi e saluti sbraccianti ma nessun lancio di cappellini! Colgo negli sguardi degli alunni la delusione, per fortuna qualche lattina viene distribuita ma sono troppo poche! Cerco di rimediare. Mi sposto lesto verso un ragazzo che distribuisce alcune sacche-zainetto, gli sequestro “garbatamente” un pacco intero di sacche, poi inseguo la Coca Cola e mi faccio consegnare dei braccialetti di gomma. Fortunatamente riesco a distribuire ad ogni alunno qualcosa…fiuuuula mia reputazione di docente è salva!

Intanto la raccolta di figurine prosegue, sto cercando la figurina di Ale (Alessandra Fumagalli, skeletonista azzurra pronta a rappresentare Bergamo alle Olimpiadi di Milano Cortina, ndr) da tenere nel portafogli. Come sempre non basta un solo pacchetto per trovarla. Sul tavolino del soggiorno sono comparse tre bandiere tricolori, le ha recuperate mia moglie Sabri a scuola, regalo degli Alpini di Torre Boldone. Non sono grandi ma vanno benissimo anche perché sugli spalti – si, andremo a tifare Ale a Cortina – è vietato portare bandieroni. Una la appendiamo all’ingresso del condominio mentre sul terrazzo di un nostro vicino è già comparso un altro vessillo tricolore.

Nel frattempo gli atleti si sono spostati a Cortina per la cerimonia inaugurale. Tutto è pronto. Tra gli sponsor c’è anche un noto marchio di make-up che mette a disposizione degli atleti i propri truccatori per tutta la durata dei Giochi. Ale non perde l’occasione e si affida alle loro abili mani. La sfilata degli atleti è il momento clou, imperdibile per noi genitori. Il timore di non riuscire a vederla è reale anche perché Ale non è molto alta. Ci comunica che sfilerà al fianco di Vale, sua compagna di squadra, con molti più centimetri da sfoggiare, così da essere più facilmente identificabile. La cerimonia procede agile tra momenti esaltanti e qualche stonatura, ma è pur sempre uno spettacolo appassionante. Inizia la sfilata che per la prima volta nella storia dei Giochi è diffusa. Gli atleti sono divisi tra Milano, Livigno, Predazzo e Cortina, le sedi principali delle gare. L’eccitazione cresce a dismisura. Facciamo le prove di registrazione, studio l’inquadratura migliore e la distanza ideale…macché!

Non appena compaiono i primi atleti italiani ci ritroviamo appiccicati alla televisione come due bambini: Milano, «Urca, ma quanti sono?», Poi Predazzo, Livigno…ed infine Cortina. Ci siamo! Portabandiera è la Brignone, dietro uno stuolo di atleti. Gli occhi si muovono frenetici: «Guarda la Vale…ma l’Ale? Dov’è? Non la vedo…noooo, non l’avremo persa?» Quando ormai ogni speranza pare svanita, un urlo di Sabri rimbalza tra le case di Redona. «Eccolaaaaaa! L’Ale! Bella, saluta tutti!». Io, che mi credevo regista impavido, non resisto all’emozione e il cellulare inizia a ballare. Sabri si aggira esultante per la sala con gli occhi gonfi di lacrime. Nel frattempo provvedo in real time ad inviare alla parentela il video ma vengo anticipato da ben tre filmati decisamente più professionali del mio. Scelgo il migliore e lo condivido con gli amici…è una grande festa, sembra di essere al centro del mondo!

L’indomani, ancora trepidanti, ci sentiamo con Ale che ha già effettuato le prime discese di prova. Percepiamo viva ancora l’emozione della sfilata, ed iniziano i racconti della vita olimpica. Ale con le squadre di bob, slittino, skeleton e curling è alloggiata nel villaggio olimpico, qualche chilometro fuori Cortina, nella piana che ospitava il vecchio aerodromo ampezzano. All’interno ci sono tantissime casette di legno (ogni casetta ospita due atleti), sono piccole ma molto confortevoli. Anche i materassi sono comodi. Ogni nazione ha un settore definito. C’è una vigilanza ferrea, solo gli atleti e i tecnici registrati vi possono accedere. All’interno c’è un servizio ristorante con cucina italiana aperto 24h, una sala comune con giochi da bar e schermi giganti per seguire le gare, una palestra attrezzata e una lavanderia con tantissime lavatrici, che quando girano, cioè quasi sempre, creano un inquietante effetto tellurico.

Ogni servizio a disposizione degli atleti presenti al villaggio è gratuito. Da buoni italiani confidiamo che gli atleti stranieri si rimpinzino abbondantemente al ristorante. Per questioni di sicurezza il trasferimento dal villaggio allo Sliding Center avviene su furgoni blindati che vengono rigorosamente chiusi alla partenza e aperti solo all’arrivo, senza possibilità di soste intermedie. I tempi sono scanditi da ritmi serrati, tra allenamenti in palestra, discese in pista e preparazione materiali. In questi sport “minori” sono gli atleti che devono fare manutenzione alle loro slitte, non esistono sleigh man, letteralmente persone addette alle slitte.

Il giorno della cerimonia inaugurale Ale e Vale prendono possesso della loro casetta senza il tempo di sistemare nulla perché occorre sbrigarsi. Così, rientrate al villaggio, verso mezzanotte, scoprono che il riscaldamento non era acceso: una notte al freddo con doppia tuta, felpa, berretto, guanti e calzettoni pesanti! Fortunatamente la notte seguente la temperatura è perfetta e cadono presto tra le braccia di Morfeo. Alle 6.30 del mattino, un energico toc-toc le risveglia bruscamente. Nemmeno il tempo di connettersi al mondo…controllo antidoping! I commissari procedono con un prelievo combinato di sangue e urine, svanisce così ogni qualsivoglia velleità di riappisolamento.

Tra gli atleti del villaggio c’è la consuetudine di scambiarsi le pins, le spillette che ogni federazione nazionale consegna in dotazione ai propri atleti. Ovviamente ho chiesto ad Ale di procurarmene una della Giamaica. La più ambita è quella di Snoop Dogg, il famoso rapper americano, che atleta non è, ma si aggira, autorizzato, nel villaggio scattando selfie autocelebrativi e dispensando le sue spillette con griffe olimpica.

Nel villaggio ci sono anche gli stand degli sponsor che offrono gadget e prodotti. La Coca Cola ha messo a disposizione una macchina che distribuisce lattine con l’immagine dell’atleta serigrafata. Basta consegnare una foto ed ecco la lattina personalizzata. Un noto marchio di birra, che all’interno del villaggio può distribuire solo birra analcolica (gli alcolici sono vietati), affida in custodia agli atleti con il pollice verde una pianta da interno. Al termine dei Giochi, a chi la riconsegna in buone condizioni di salute, viene fatto un regalo.

Intanto il tifo si sta organizzando. Ale può contare addirittura sul supporto di due nonne: Luisa, novantenne, si è sempre rifiutata di guardare le gare perché ha troppa paura. Preferisce ritirarsi in preghiera, promettendo cospicue elemosine a Sant’Antonio. Stavolta ha deciso di seguirla ma in compagnia di figli e nipoti per stemperare la tensione; per Marisa, 88 anni, lo staff del don Orione ha organizzato la visione pubblica delle gare con tanto di locandina pubblicitaria. Sul suo comodino ci sono le foto di Ale e Roberto (il nipote calciatore di serie A) a cui manda baci ogni sera. Noi genitori siamo pronti, venerdì (domani per chi legge, ndr) è il grande giorno, saremo a Cortina a tifare. In cuor nostro vibra la speranza che Ale riesca a trovare la tranquillità e la determinazione per concludere questa incredibile avventura olimpica con il sorriso. Forza Ale!

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