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Il tamburello non smette di sorprendere. La storia di Alice Testa

Articolo. Alice Testa racconta il mondiale vinto con l’Italia a Ostia e le emozioni che le regala uno sport che affonda le sue radici nella storia

Lettura 3 min.
Alice Testa (Foto Bruno Gamba)

Ci sono sport che hanno attraversato i drammi della storia, evolvendosi nel corso dei secoli e restando sempre al passo con il tempo. Dagli antichi Romani ai duchi medievali, passando per il Re Sole, le rivoluzioni e senza dimenticare le guerre mondiali. Sono poche le discipline così longeve, eppure proprio queste risultano tra le più affascinanti, come il tamburello che, a distanza di millenni, continua a occupare un posto centrale nella tradizione italica.

Fra le varianti emerse con il passare degli anni c’è sicuramente il tamburello indoor , che consente ai giocatori di disputare le partite anche durante la stagione invernale, evitando il rischio di terreni ghiacciati e ancor più impervi. Una modalità che rende il gioco più rapido e al tempo stesso divertente, ma che richiede grande meticolosità in allenamento, come confermato da Alice Testa.

La giocatrice del Tamburello Grassobbio è una delle atlete che hanno permesso all’Italia di conquistare il titolo mondiale nella rassegna andata in scena a Ostia a fine febbraio. Un risultato che conferma la lunga tradizione che lega il nostro Paese a questo sport apparentemente semplice, ma allo stesso tempo affascinante. « Nel tamburello indoor le regole sono molto simili a quelle del tennis: in ogni game il punteggio si divide in 15, 30 e 40, con la differenza che sul 40 pari non si va ai vantaggi, ma chi realizza per primo il punto conquista direttamente il game. Inoltre non ci sono i set: vince chi arriva per primo a quota tredici game vinti. Quando si arriva a dodici pari si gioca un game normale e chi vince si porta a casa la partita – spiega Alice – Il campo è lungo trentaquattro metri e largo quindici. A differenza del tennis non abbiamo una rete, ma un’asta alta cinque centimetri che segna la metà del campo. Oltre quella riga abbiamo delle linee di 2x2 metri che delimitano una zona neutra dove non possiamo battere; per il resto possiamo servire dove vogliamo nel campo».

Un’altra differenza con il mondo del tennis riguarda la possibilità di battere anche dal basso, un colpo spesso efficace per mettere in difficoltà gli avversari. A cambiare è anche lo strumento utilizzato: un vero e proprio tamburello che richiama l’omonimo strumento musicale, con un diametro di 28 centimetri, utilizzato per colpire una pallina di gomma semipiena da 65-67 millimetri e dal peso di 38-40 grammi. Ciò che però distingue maggiormente questo sport dai “cugini” del tennis è la dimensione di squadra, tre componenti per il tamburello indoor e cinque per l’outdoor. In campo bisogna valutare continuamente i movimenti e le posizioni per evitare sorprese: «Si possono adottare diverse tattiche. Per esempio noi a Grassobbio giochiamo tutte allineate perché per noi è la modalità più efficace, però si possono valutare anche altre disposizioni».

La passione di Alice per il tamburello è in realtà una questione di famiglia, tramandata di generazione in generazione fino ad arrivare alla giovane orobica, capace di portare il proprio territorio sul tetto del mondo. « Mio papà giocava e gioca tutt’ora, mentre mio nonno non ha mai giocato ma era presidente di una società sportiva. È quindi una disciplina che in famiglia apprezziamo particolarmente, anche se io e mia sorella abbiamo iniziato con la pallavolo – racconta l’atleta – Poi nel 2013-14 mio papà ha iniziato ad andare nelle scuole di Grassobbio dai ragazzi con un anno in meno di me, intervenendo durante le lezioni di educazione fisica. In molti hanno cominciato a giocare e così, avendo il papà che praticava questo sport e giocandoci spesso al termine delle sue partite, ho preso la palla al balzo e ho iniziato anch’io».

Una passione che l’ha accompagnata negli anni fino alla Nazionale e ai Mondiali, dove, insieme a diverse atlete del territorio, ha conquistato il titolo iridato davanti al pubblico azzurro, trascinando l’Italia verso un trionfo particolarmente atteso. «È stata una grande emozione, anche se quando si è giocato nel 2023 a Mantova c’era più gente. A Ostia abbiamo comunque sentito il sostegno dei tifosi italiani e percepito l’emozione di giocare in casa, un fattore che ci ha un po’ avvantaggiato – sottolinea Alice – Ho avuto la fortuna di giocare con due mie compagne di squadra, mentre con le altre mi capita spesso di affrontarmi da avversaria, quindi sapevo già come si muovessero. Ovviamente giocare insieme è diverso rispetto a farlo contro, ma siamo riuscite a costruire lo spirito di squadra e a far coincidere il nostro modo di giocare».

Il successo ai Mondiali è anche frutto dell’esperienza accumulata negli anni con il Tamburello Grassobbio, che ha più volte preso parte a rassegne internazionali permettendo alle atlete di abituarsi a competizioni di alto livello. Un percorso che ha aiutato Alice Testa a gestire la pressione di un contesto così impegnativo e a superare in finale la Francia. «Con Grassobbio sono tre anni che disputiamo l’Europeo e in questo periodo abbiamo potuto osservare da vicino il modo di giocare delle francesi. Ovviamente, come per noi, anche le transalpine giocano sparse in diverse squadre, quindi conoscevano in parte le nostre tattiche, ma questo ha reso tutto più gestibile – ci confessa Testa – Dopo aver vinto il Mondiale non mi sento arrivata: anzi, è uno stimolo a dare sempre il massimo, soprattutto in vista della stagione open che sta per iniziare e della prossima indoor».

Il trionfo iridato ha rappresentato anche la conclusione della stagione al coperto. Ora Alice si prepara a tornare sulla terra rossa dei campi all’aperto, quelli che hanno scritto la storia del tamburello. «In questo momento sto affrontando la preparazione per la stagione open che inizierà ad aprile, quindi ogni weekend è dedicato agli allenamenti. Il campo è decisamente più grande, circa 75 metri, e si gioca sulla terra battuta. Anche la pallina è molto più dura e le partite possono durare due o tre ore; nel maschile arrivano anche a cinque. Nell’indoor sei più portato a tirare subito per chiudere il punto, mentre nell’open puoi permetterti scambi più lunghi».

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