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«Mia figlia alle Olimpiadi», le emozioni del papà di Alessandra Fumagalli

Racconto. La prima Olimpiade della skeletonista azzurra, 27enne di Redona, è stata raccontata su Eppen dal papà Camillo, il nostro autore di outdoor

Lettura 7 min.
La famiglia Fumagalli a Cortina (Foto di Camillo Fumagalli)

È giovedì pomeriggio (12 febbraio), inizia il lungo viaggio verso il Tirolo. La spedizione famigliare è composta da sette tifosi: noi genitori, la sorella Alice con Nicola, i cugini Filippo e Francesca e la zia Cori. Siamo carichi! A Liesing (che poi ho scoperto essere addirittura in Carinzia) veniamo accolti dall’albergatore con assaggi di grappa al fieno. Sabri si astiene. Ferdinand, il titolare, sottolineerà questa sua mancanza fino al giorno della partenza. Ci sentiamo per telefono con Ale (Alessandra Fumagalli, skeletonista azzurra e figlia del nostro autore Camillo Fumagalli, ndr), si percepisce la tensione e cerchiamo di tranquillizzarla. La notte passa quasi insonne, come se fossi io a dover scendere in pista.

Il risveglio è con il sole e la colazione abbondante. La gara è di pomeriggio e decidiamo di anticipare i tempi per gustare il clima olimpico di Cortina. Ci trasferiamo a Dobbiaco dove prendiamo il bus-navetta per Cortina. Tutto pare ben organizzato: indicazioni chiare, niente code, posteggio enorme, bus frequenti…molto bene! Cortina ci accoglie nel migliore dei modi: cielo azzurro, sole splendente, temperatura primaverile e tanta neve. Giornate come questa enfatizzano l’appellativo di «Regina delle Dolomiti». Ovunque volti lo sguardo sei circondato dalla bellezza. Ci incamminiamo verso il centro con i piumini sottobraccio. Appena mossi i primi passi Alice si blocca: «Guardate là!». Nel prato imbiancato, oltre il fiume, tre cervi si aggirano tra gli alberi, indisturbati, alla ricerca di licheni con cui cibarsi…un bellissimo biglietto da visita!

La via centrale di Cortina
La via centrale di Cortina
(Foto Camillo Fumagalli)
Cervi nei prati di Cortina
Cervi nei prati di Cortina
(Foto Camillo Fumagalli)
Il campanile della chiesa di Cortina
Il campanile della chiesa di Cortina
(Foto Camillo Fumagalli)

Nel centro c’è un po’ di affollamento, molto meno di quel che mi aspettassi. In un attimo siamo catapultati nel clima olimpico: gente di tutto il mondo, vestita in ogni modo e addobbata per tifare i propri fan. Una festa di colori e sorrisi senza eguali. Alice, che indossa una giacca con la scritta Italia prestata dalla sorella, viene più volte fermata dai bimbi in cerca di autografi. Le tappe fondamentali sono il braciere olimpico nella piazza della chiesa, la via centrale imbandierata, la foto davanti al simbolo a cinque cerchi, Casa Italia, e poi le vetrine dei negozi di lusso…eppure di gente “lussuosa” oggi non se ne vede. Tanti giovani, tanta vivacità ma nessun eccesso. Sono numerosi i volontari reclutati e i ragazzi assunti dall’organizzazione per l’accoglienza e la logistica. A regolare il traffico c’è addirittura la polizia metropolitana di Roma, così, mi dicono, «anche gli ampezzani sono obbligati a rispettare le regole».

La tensione cresce, cerco di mascherarla ma traspare ad ogni sguardo. Un trancio di pizza al volo e via allo Sliding Center per occupare una posizione strategica. Il personale dalla security è più scrupoloso che in aeroporto: dobbiamo rinunciare alle bottigliette d’acqua. Riesco ad imboscare due mandarini e a intenerire un’addetta che mi lascia un pan bretzle appena acquistato. Gli striscioni sono vietati. Vengono controllate le dimensioni delle bandiere che non devono riportare scritte provocatorie. Ale ci ha chiesto di salire in partenza per farle sentire il nostro tifo. Inizia l’ascesa. Il percorso pedonale si sviluppa nelle vicinanze della pista, in molti tratti corre parallelo ad essa. Credevo fosse molto più corto e invece è lungo e ripido. Ho finito sudato e in affanno e non per la tensione!

Il braciere olimpico
Il braciere olimpico
(Foto Camillo Fumagalli)
L’ingresso dello Sliding Center
L’ingresso dello Sliding Center
(Foto Camillo Fumagalli)
Verso la partenza
Verso la partenza
(Foto Camillo Fumagalli)

Mancano quasi due ore alla gara e i posti migliori sono già blindati. Ci accontentiamo di una posizione defilata, comunque favorevole. Per ingannare l’attesa scambio due parole con Lorenzo, ampezzano doc e padre di Mattia, compagno di squadra di Alessandra. Dopo i convenevoli, punto dritto al bersaglio: «C’è tanta confusione a Cortina?». Mi risponde sorridendo: «C’è stata molta confusione nei giorni precedenti l’inizio dei Giochi con tutti i cantieri da chiudere, adesso la situazione sembra normale. La folla non è più del solito, l’organizzazione è all’altezza dell’evento e i disagi per la popolazione sono ridotti». Probabilmente la scelta di un’Olimpiade diffusa è stata vincente.

Approfitto della presenza di Lorenzo per approfondire la conoscenza delle Regole d’Ampezzo , una realtà comunitaria che mi ha sempre incuriosito. A Cortina d’Ampezzo sopravvivono da secoli le proprietà collettive, nate per un uso condiviso di boschi e pascoli. Le Regole d’Ampezzo sono nate molti secoli addietro con lo scopo di regolamentare l’utilizzo del territorio. Un modo per venire a capo delle continue diatribe che sorgevano in merito allo sfruttamento dei pascoli e dei boschi. Questo ordinamento ha origini antiche (XIV secolo) che risalgono addirittura alla cultura celtica e longobarda, realtà che consideravano boschi e pascoli come beni della comunità. Le Regole ampezzane stabiliscono che ogni bene è inalienabile e indivisibile e non può essere venduto: è un patrimonio naturale, culturale ed economico. Un patrimonio in comproprietà, da trasmettere ai figli. I «regolieri» possono essere solo i figli maschi di famiglia ampezzana.

Pronti a tifare
Pronti a tifare
(Foto Camillo Fumagalli)
La Casa delle Regole
La Casa delle Regole
(Foto Camillo Fumagalli)
I panorami esclusivi della pista di Cortina
I panorami esclusivi della pista di Cortina
(Foto Camillo Fumagalli)

I terreni su cui sono tracciate le piste da sci sono delle Regole e la società che gestisce gli impianti deve pagare ogni anno un affitto. Grazie alle entrate economiche degli affitti e della vendita del legname si procede alla manutenzione dei boschi, dei pascoli, dei ponti, delle strade e dei sentieri, oltre che alla realizzazione di opere per il bene comunitario. Tra l’altro sentieri, strade e ponti sono beni di cui usufruiscono tutti quanti, non solo i «regolieri». È consuetudine che quando nasce un figlio le Regole destinano un cospicuo quantitativo di legna alla famiglia del neonato. Se un regoliere deve rifare il tetto di casa le Regole gli destinano il quantitativo di alberi necessario per la realizzazione del tetto. Questo e molto altro che approfondirò nel mio prossimo giro a Cortina.

Nel frattempo l’ora della partenza si avvicina. La tensione cresce a dismisura. Ho allenato squadre di pallavolo per quarant’anni e credevo di aver imparato a gestire l’emozione…oggi non è così, sono agitato come un ragazzino alla sua prima gara! Le tribune si riempiono all’inverosimile e gli addetti non lasciano più salire sugli spalti. Molti spettatori devono accontentarsi di rimanere lungo il tracciato davanti ai maxischermi. Nel frattempo il sole è calato e la temperatura cala bruscamente. Mi sono illuso di essermi vestito adeguatamente ma mani e piedi iniziano a farsi sentire. Non sono l’unico, così iniziano i balletti a ritmo sulle musiche degli altoparlanti. I più scatenati sono i tifosi brasiliani e i sudafricani. I tedeschi non ballano…

Un particolare del tracciato
Un particolare del tracciato
(Foto Camillo Fumagalli)
Ale in fase preparatoria
Ale in fase preparatoria
(Foto Camillo Fumagalli)
La partenza
La partenza
(Foto Camillo Fumagalli)

Ci uniamo ad alcuni amici di Ale saliti in mattinata da Bergamo così da formare bel gruppone orobico: dobbiamo gridare più degli altri. Inaspettatamente compare Alessandra, l’entusiasmo sale alle stelle. Riesce ad avvicinarsi per un saluto rapido. Le corriamo incontro ad abbracciarla…lo ricorderò a lungo quell’abbraccio! È tesa, si percepisce, però sembra concentrata. «Dai Ale!» Solo un attimo, di un’intensità assoluta.

Iniziano le discese. Le prime sono le atlete più forti e lo dimostrano subito, sono missili. Il tifo è molto sportivo, si incitano indistintamente tutte le atlete, che bello! È il turno di Ale: svanisce ogni freno inibitore e ci ritroviamo a gridare come mai abbiamo fatto in vita nostra. Pochi secondi prima della partenza tutti si ammutoliscono, gli atleti devono concentrarsi, inizia la spinta e riparte l’ovazione. Filippo, il cugino di due metri per cento chili, sfodera un urlo gutturale tanto animalesco da sovrastare tutti. «Partita!», il tempo di spinta è ottimo. «Brava Ale», sparisce nel budello e la seguiamo sullo schermo: affronta le insidie del «Labirinto» ed è ancora davanti, poi curva «Belvedere» e curva «Bandion». Qui perde qualcosa e noi gridiamo ancora più forte anche se non può più sentirci. Arrivano il rettilineo «Antelao», la curva «Cristallo», non è velocissima ma sta guidando bene, «dai dai!». Infine la chicane «Sopiazes», la curva «Tofana», lunghissima, e l’arrivo…quattordicesima!

Gli amici di Ale
Gli amici di Ale
(Foto Camillo Fumagalli)
Ale in fase di spinta
Ale in fase di spinta
(Foto concessa dall’atleta)
Il tifo fraterno
Il tifo fraterno
(Foto concessa dall’atleta)

Bene, ha spinto e guidato bene, le prime sono riuscite a far più velocità da metà pista in poi. Siamo contenti, il timore che facesse qualche errore era incombente. Una piacevole sensazione di leggerezza ci pervade l’animo, l’Ale c’è e può fare bene. Poco più di mezzora e parte la seconda manche. Si segue l’ordine invertito rispetto alla classifica, è molto più avvincente. Tocca ad Ale, il tifo è alle stelle. Altra spinta spettacolare, terzo miglior tempo. Una buona discesa, più pulita della prima…manca solo un po’ di velocità nel finale. Conferma il quattordicesimo posto, bene!

Seguiamo anche le gare maschili, adrenaliniche pure quelle, con atleti eccezionali. Vince meritatamente il più forte, l’inglese Matt Weston. Il freddo è stridente, le gare finiscono alle 22.30. Tra bus navetta e rientro in Tirolo riusciamo ad essere in albergo all’una di notte, stremati e congelati ma felici. Dormiamo profondamente e a lungo.

È sabato, ci sono la terza e la quarta manche e si assegnano le medaglie. Piove e con queste condizioni di umidità gli attrezzi italiani non sono molto performanti: non importa, lo sport è anche questo. Agli spettatori è consentito di entrare solo con ombrellini microscopici. Ne abbiamo uno e quindi si tira a sorte: chi ha l’ombrello tiene il posto per gli altri. Gli spalti non sono coperti e ci alterniamo sotto una tettoia. I seggiolini sono pieni d’acqua, li asciughiamo e li ricopriamo con le bandiere tricolori. Potrebbe sembrare irriverente ma posso garantire che sono un bel colpo d’occhio. L’attesa è infinita e l’entusiasmo pare sopito. Anche i tifosi sudafricani sono mosci. Mezz’ora prima della gara smette di piovere. Uno dopo l’altro gli animi si riaccendono e il contagio si estende rapidamente a tutta la tribuna. Ricomincia la festa! Cori, urla, balletti, applausi ogni qualvolta la telecamera inquadra gli spalti.

Siamo pronti. Intravediamo Ale in fase di riscaldamento: ci saluta, è concentrata, gesti fluidi, leggeri, bene! Ale effettua due buone discese e conferma la posizione in classifica: quattordicesima. La vediamo inquadrata all’arrivo: saluta tutti e sprizza di gioia. Siamo felicissimi. È riuscita a fare una gara soddisfacente, come speravamo. Vince meritatamente l’austriaca Janine Flock, 36enne espertissima che mette in fila tedesche e inglesi che erano le favorite. La festa più grande la fanno i tifosi sudafricani, non importa se la loro beniamina è arrivata ultima, per loro è stata grandiosa. «Evviva lo sport!» Attendiamo sugli spalti il ritorno di Ale. Siamo rimasti solo noi, gli addetti ci invitano ad andarcene, li imploriamo. Eccola, commozione, gioia e fierezza si intrecciano nell’abbraccio finale. Per noi genitori è l’emozione che vale una vita.

L’esultanza per il sesto posto
L’esultanza per il sesto posto
(Foto concessa dall’atleta)
Ale e Amedeo al termine della gara a squadre
Ale e Amedeo al termine della gara a squadre
(Foto concessa dall’atleta)
L’incanto tirolese di Obertilliach
L’incanto tirolese di Obertilliach
(Foto Camillo Fumagalli)

Domenica c’è la gara a squadre, solo due discese consecutive, prima la donna e poi l’uomo, con somma dei tempi. La gara inizia alle 18, troppo tardi! Dobbiamo rientrare a Bergamo. La giornata è splendida, in Tirolo sono caduti dieci centimetri di neve fresca. Ci concediamo una sciata di fondo a Obertilliach, una meraviglia! Sulla via del ritorno, come spesso accade, rimaniamo incolonnati sull’autostrada del Brennero. Sono le 18, la gara sta per iniziare. Esco al casello di Ala- Avio e ci fermiamo al primo bar aperto. Sono pachistani, parlano un italiano stentato e non sanno nulla di Olimpiadi. Intuiscono però che qualcosa di importante sta per accadere e si uniscono al nostro tifo. Ale e Amedeo (Amedeo Bagnis, ndr) fanno due ottime discese, sono sesti. Un sesto posto alle Olimpiadi è un risultato strepitoso per due atleti alla prima esperienza a cinque cerchi.

Rientriamo a Bergamo, stanchissimi, ma con il sorriso nel cuore. La sera Sabri ed io ci addormentiamo, mano nella mano.

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