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Da Zogno allo Zucco, coccolati dal sole invernale

Racconto. Un’escursione di 11.5 chilometri tra contrade storiche, panorami sulle Orobie, il sentiero CAI 505 e la vetta simbolo di San Pellegrino Terme

Lettura 4 min.
Pascoli e cascine salendo allo Zucco

Percorrendo la strada della Valle Brembana, superati i ponti di Sedrina, si è proiettati improvvisamente nella ampia conca di Zogno. Da un lato l’imponente mole del Canto Alto e dall’altro il Monte Zucco e il Pizzo di Spino regalano una scenografia aspra e suggestiva che ci fa assaporare l’atmosfera di montagna, anche se ci troviamo ad una quota relativamente bassa (315m). Nel mio girovagare curiosando la Valle del Brembo sono sempre rimasto incuriosito da quelle contrade che se ne stanno lassù sopra Zogno, beatamente al sole, strizzando l’occhio al paese che, nelle mattine d’inverno, fatica a riscaldarsi ai suoi tiepidi raggi. È proprio qui che la curiosità mi ha suggerito un itinerario, nel cuore di gennaio, alla scoperta del versante assolato del Monte Zucco e dei suoi nuclei di case disseminati qua e là.

Piuttosto oscura è l’origine del nome Zogno. Scartabellando tra i testi e sul web posso affermare che l’ipotesi più accreditata riconduce a un aggettivo in -ogno da zov, giogo, come a dire «paese di valico». Zogno però è un paese di fondovalle e non di valico e la cosa non mi convince. Ancor meno credibile la teoria che possa derivare da un nome personale, Juvonius, considerando che non si sono trovate testimonianze di insediamenti romani o etruschi sul territorio. L’ipotesi più plausibile potrebbe invece risalire alla voce preistorica zen, sen, cen, «recinto», che è anche la medesima dei paesi di Zone, Cenate e della località «Sonno» in Valle Camonica. Tale ipotesi sarebbe avvalorata dal ritrovamento di numerose testimonianze di presenza umana del periodo preistorico nelle grotte della zona.

La vista su Zogno, il Brembo e oltre il ponte sul monastero di Romacolo
La vista su Zogno, il Brembo e oltre il ponte sul monastero di Romacolo
La contrada Padronecco
La contrada Padronecco
La casa natale di don Rubbi a Padronecco
La casa natale di don Rubbi a Padronecco

Per sfuggire al gelo e alla brina che ricoprono il fondovalle del Brembo scegliamo di partire dal posteggio del cimitero di Zogno, in via Campelme (376m), che si trova quel tantino più in alto da avvicinarci ai primi raggi di sole. Quest’oggi siamo un bel gruppone e si cammina all’insegna del buonumore e dell’ilarità.

Seguiamo le indicazioni del sentiero CAI 505 che inizia poco prima dell’ingresso secondario (quello posteriore) del cimitero. Il tracciato segue l’antica mulattiera che collegava il paese con la contrada Pernice. Si sale a raggiungere dapprima la località «Cornella» (418m) e, poco dopo, la contrada Padronecco (549m). In questo tratto la mulattiera è stata sostituita dalla strada asfaltata. Vale la pena, di tanto in tanto, volgere lo sguardo alle spalle per cogliere i suggestivi scorci sul fondovalle brinato. Risalta, in particolare, oltre il ponte, l’ex monastero francescano di Santa Maria della Misericordia, in località «Romacolo». Il complesso monastico, originario del XV secolo, è stato pesantemente modificato dopo la soppressione napoleonica degli ordini religiosi e oggi ospita una casa di riposo per suore, ma conserva ancora qualche testimonianza del passato con una storia tutta da scoprire. Prima o poi andremo a conoscerlo.

Scorci di Pernice
Scorci di Pernice
La Santella di Fòrós (alias santella di Pernice)
La Santella di Fòrós (alias santella di Pernice)
Verso Sonzogno
Verso Sonzogno

Padronecco è un pugno di case rustiche poste su uno splendido balcone pratoso. Nonostante la vicinanza al paese qui si respira un’atmosfera bucolica, dove quiete e ruralità viaggiano a braccetto. È questa la patria di don Giovanni Antonio Rubbi, conosciuto con l’appellativo di «Preòst Sant». Sulla facciata della casa natale è posta una targa commemorativa. Vissuto nel XVIII secolo, don Rubbi fu parroco per 45 anni di Sorisole e viene ancor oggi ricordato sia per l’intensa azione pastorale che per la sua dote taumaturgica che si esplicava attraverso benedizioni capaci di guarire uomini e animali. Il 28 giugno 2022 il Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, ha chiuso ufficialmente il processo diocesano di beatificazione di don Rubbi.

Tra santelle, radure e boschetti si sale senza indugi fino alla contrada Pernice (700m), nucleo rurale dal sapore antico con i suoi angoli pittoreschi meritevoli di una sbirciatina. Continuiamo a seguire i segnavia biancorossi del percorso 505 che, superata Pernice, non ha più le caratteristiche della mulattiera bensì quelle di un sentiero. Ci si addentra in una zona ancora selvaggia chiamata «Mughera» per la presenza di numerosi pini mughi anche di alto fusto. Si giunge così a Sonzogno (1018 m), altro nucleo rustico in posizione dominante sulla vallata. Il nome deriva da Sum-mus Zognuis, «Zogno alto», e da questo toponimo deriva uno dei cognomi più diffusi del territorio: Sonzogni.

La contrada Sonzogno
La contrada Sonzogno
In contemplazione oltre il cancelletto sopra Sonzogno
In contemplazione oltre il cancelletto sopra Sonzogno
La cima del monte Zucco
La cima del monte Zucco

Il sentiero sale alle spalle della contrada attraversando un pascolo magro che sfoggia alcuni bei cespugli di ginepro. Giungiamo così nei pressi di un cancelletto di legno con chiusura a molla. Appena superato il cancelletto vale la pena portarsi sul terrazzino erboso posto immediatamente alla sua destra: il panorama è molto intrigante e degno di una sosta contemplativa.

Ci attende ora un piacevolissimo tratto rilassante, immersi nell’idilliaco bosco di faggi che adduce al rifugio Monte Zucco (gestito dal GESP), in località «Foppi» (1140m). La cima dello Zucco è a pochi minuti da qui, rinunciarvi sarebbe un peccato mortale. Si transita in una bellissima conca pascoliva con alcune baite incantevoli. Mentre procediamo “blindati” da una doppia recinzione che delimita il sentiero, notiamo nel prato di fronte un branco di camosci intenti a pascolare beatamente, noncuranti del nostro passaggio. È piuttosto insolito questo loro comportamento ma ne approfittiamo per scattare numerose foto.

Il rifugio del GESP
Il rifugio del GESP
Il branco di camosci
Il branco di camosci
Verso la cima dello Zucco
Verso la cima dello Zucco

Una breve erta finale conduce in vetta al Monte Zucco (1232m), la cima più amata dagli abitanti di San Pellegrino. Dall’immensa croce si gode un panorama mozzafiato sul paese termale e sulle Orobie brembane davvero imperdibile! La croce di ferro, alta circa venti metri, è stata realizzata dai soci del GESP, utilizzando pezzi di un traliccio elettrico dismesso. Accanto ad essa è stata costruita una cappella di cemento con vetri di Murano in ricordo dei sacerdoti di San Pellegrino, monsignor Lorenzo Dossi e don Giuseppe Falconi.

Torniamo sui nostri passi fino al rifugio dove riprendiamo il sentiero 505 in direzione di Sant’Antonio Abbandonato. Si passa attraverso un boschetto fiabesco e una serie di placide radure. In una di queste, sotto un grande ippocastano, spicca una graziosa santella dedicata alla Madonna di Caravaggio. Quasi senza accorgerci raggiungiamo Sant’Antonio Abbandonato (987m). L’ora è propizia per concederci un gustoso panino al calduccio dell’Osteria del cacciator”. Per la discesa su Zogno esistono due possibilità: scegliamo di seguire il sentiero 505A perché ci conduce esattamente al punto di partenza e perché il 505B l’abbiamo già percorso in precedenza.

L’immancabile foto di vetta
L’immancabile foto di vetta
Tra radure e boschetti verso S. Antonio Abbandonato
Tra radure e boschetti verso S. Antonio Abbandonato
Verso S. Antonio Abbandonato
Verso S. Antonio Abbandonato

La mulattiera corre protetta da muretti di sassi attraverso i pascoli fino alle prime case della contrada Zergnone (852m), dove svoltiamo a sinistra per seguire la strada asfaltata. Camminiamo per un chilometro e mezzo senza incrociare automobili, solo qualche ardito ciclista meritevole del nostro plauso. Giungiamo così al bivio per la contrada Tiglio, dove risalta la bella chiesetta di sant’Eurosia. Tocchiamo in sequenza le contrade di Gromo, San Cipriano e San Sebastiano che conservano ancora qualche testimonianza del passato. Nel tratto finale si intercetta più volte la strada asfaltata ma i numerosi bolli segnavia non lasciano dubbi. Il 505A termina esattamente al tornante del cimitero di Zogno.

Agli escursionisti più curiosi consiglio una visita alla vicina chiesa Parrocchiale, dove è possibile ammirare pregevoli opere di artisti del calibro di Palma il Vecchio e del Cavagna.

La Santella della Madonna di Caravaggio
La Santella della Madonna di Caravaggio
S. Antonio Abbandonato
S. Antonio Abbandonato
Nei pressi della località Zergnone
Nei pressi della località Zergnone

P.S. l’itinerario proposto è lungo 11.5 km con 950 metri di dislivello positivo. Calcolare quattro ore di cammino. Considerata la favorevole esposizione al sole e l’assenza di pericoli è un itinerario che ben si presta ad essere affrontato d’inverno, anche in presenza di neve.

Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli

La cartina del percorso
La cartina del percorso
La chiesetta di S. Eurosia in località Tiglio
La chiesetta di S. Eurosia in località Tiglio
Tornando a Zogno (sentiero 505A)
Tornando a Zogno (sentiero 505A)
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