Due cime molto vicine tra loro, di altezza simile ma diverse per vegetazione e panorama. Un’escursione ideale in quelle luminose giornate invernali che invogliano ad uscire di casa per gustare i meravigliosi paesaggi montani. Se poi si ha la fortuna di calpestare la neve tutto questo diviene magico. Ci rechiamo in media Valle Seriana, in territorio di Colzate. Già in una precedente occasione eravamo stati in zona, allora in bici, quest’oggi a piedi per un itinerario che accomuna un breve tratto iniziale.
Scegliamo di partire dal Santuario di San Patrizio (610m), che già di primo mattino è inondato di luce. Nel periodo invernale è aperto solo di pomeriggio, pertanto rinviamo la visita al termine dell’escursione. Il Santuario si erge fiero sull’apice di uno sperone roccioso incutendo meraviglia e timore a chi lo osserva dal basso. A tal riguardo vale la pena riportare le parole del Maironi da Ponte che nel 1819 asseriva: «[…]un vecchio ampio oratorio dedicato a s. Patrizio, eretto sopra uno scosceso promontorio, appendice della grande giogaia, che costeggia sulla dritta la vallata, e dal livello del Serio s’innalza più centinaia di piedi. Tutto il santuario, che è grande e contornato da portici, quanto l’annessa casa non piccola a soggiorno dell’eremita, che lo custodisce, sostenuti sono da eccelse robustissime muraglie. S’immagini il dispendio che avrà costato questo edificio in una situazione cotanto alpestre ed elevata! Esso ha un pozzo il quale, tradizione vorrebbe, che fosse così profondo da arrivare a livello delle acque del Serio; e diè origine al trito provinciale proverbio “Profondo come il pozzo di s. Patrizio”. Ora è in gran parte otturato da materiali, che vi si lasciarono cadere». Sarei curioso di sapere se quel pozzo esiste veramente!
Ci incamminiamo lungo la strada asfaltata per Bondo seguendo le indicazioni del «Sentiero di Honio» (CAI 518), un itinerario che ripercorre l’antica mulattiera di collegamento tra i comuni che facevano parte della storica Confederazione di Honio. La prima testimonianza scritta di tale istituzione sovracomunale risale al 1210 anche se la sua costituzione è sicuramente precedente. Si occupava di gestire i beni indivisi (prati, pascoli, boschi), sotto il controllo di un feudatario, incaricato dal vescovo di Bergamo, a sua volta investito dall’imperatore del Sacro Romano Impero. La confederazione era di fazione ghibellina, e subì quindi gli attacchi dei guelfi, che distrussero alcuni borghi, tra cui Gazzaniga. La confederazione venne abolita nel 1263, ma mantenne ugualmente nel corso dei secoli successivi i suoi statuti, cessando di esistere soltanto nel 1827.
La Confederazione di Honio, nata con nobili intenti comunitari, nel tempo rivelò le sue fragilità, come testimonia il Giovanni da Lezze nel 1596, qui riferendosi al comune di Vertova: «Ha ancora beni comunali ma uniti con li terre di Cazzaniga, Fiorano, Colzato et Oneta per i quali questo comun ha litigato molto tempo et speso circa scudi 4 mila in liti». Provo a fare un rapido calcolo: considerando che uno scudo pesava circa 3.2 grammi d’oro e che oggi l’oro vale circa 120 euro al grammo si evince che il comune di Vertova arrivò a sborsare qualcosa come un milione e mezzo di euro in spese legali…
Raggiunta la «tribulina di Lumaghe», si imbocca la mulattiera diretta ai Piani di Rezzo. Il percorso si innalza ai margini di questa località, dapprima attraverso i prati, poi nel bosco, fino raggiungere la località «Ünì» (880m): uno splendido pianoro pascolivo su cui un tempo sorgeva il Castello di Honio. Presso il maniero, alle origini, si riunivano i rappresentanti dei comuni della Confederazione. Il castello fungeva anche da alloggio per i consoli, i notai e le guardie. Demolito nel XVIII secolo, sui suoi resti venne innalzato un rustico con stalla e fienile tuttora esistente. Non si sa se Honio deve il suo nome alla località «Ünì», che in bergamasco deriva dal termine «uniz», ontano, oppure se è avvenuto il contrario. Poco importa, il luogo è incantevole e ci concediamo un giro nella piana erbosa fino al margine panoramico sulla vallata.
Torniamo sul nostro percorso e rientriamo nel bosco dove, presso un bivio poco oltre «Ünì», abbandoniamo il sentiero di Honio e prendiamo la deviazione per il Monte Cavlera (cartelli indicatori). Una serie di tornanti ci fa guadagnare quota rapidamente passando per i prati che ospitano la baita Salguara e la «Stala noa». Con la neve l’atmosfera è incantevole. In breve siamo in località Cavlera (1150m) dove, all’altezza della chiesetta dei Santi Pietro e Paolo, deviamo sulla destra per la cementata diretta alla baita del Pizz. Poco prima della baita, al tornante, manteniamo la destra e giungiamo presso la suggestiva «pozza di Sem», completamente ghiacciata. Da qui si segue il sentiero del crinale fino alla cima di Tisa (1318m), dove ci accoglie la croce con i suoi imperdibili panorami sull’Alben a Ovest, verso le Orobie e la Val del Riso a Nord, sulla Val Gandino a Est e sulla media Valle Seriana e la pianura a Sud.
Il nome Tisa probabilmente deriva dal lessico alpino dove «tesa» indica una tettoia, un fienile ma anche un rifugio per animali. Di fronte a noi in direzione Nord-Ovest, si nota il cocuzzolo boscoso del Monte Cavlera, suo fratello gemello. Naturalmente non possiamo rinunciare alla cima del Cavlera, a noi così vicina. Pertanto scendiamo per il sentiero del crinale in direzione della selletta erbosa (1275m) dove spicca un roccolo molto curato con annessa una piccola pozza d’acqua. Da qui, per facile traccia, in pochi minuti si perviene alla vetta del Cavlera (1321m), contraddistinta da una anonima collinetta sassosa, priva di croce e circondata da una fitta vegetazione che occlude la vista. Nulla che possa infiammare l’animo, un netto contrasto con la cima gemella. Mi entusiasmo invece alla repentina vista di un animale in fuga tra gli arbusti, a pochi passi da me. Parrebbe un capriolo ma noto la taglia piccola, il colore bruno-grigiastro e le orecchie dalla forma insolita. Mi viene un sospetto…l’animale ormai si è dileguato e mi porto nel punto in cui l’ho intravisto. Noto nella neve le inconfondibili tracce allineate e l’impronta “canina”… credo che si tratti di un giovane esemplare di lupo! Il mio entusiasmo viene presto smorzato dall’incredulità delle mie compagne di escursione…che farci, conserverò nella mente quell’immagine eccezionale.
In questa stagione la discesa può avvenire passando attraverso i prati in assoluta libertà, baciati dal sole e con vista strepitosa verso la pianura. Puntiamo la chiesetta di Cavlera, incrociata poc’anzi, per poi seguire le indicazioni del sentiero CAI 530 diretto a Vertova. Si toccano alcune baite incantevoli e successivamente si entra nel bosco dove la discesa diviene più ripida. Incrociamo ripetutamente la strada asfaltata e, dopo essere passati dalla località «Gròm» (1020m), sbuchiamo all’intersezione tra la strada principale per Cavlera, e quella del «Gròm» che abbiamo appena seguito. Abbandoniamo il sentiero 530 per scendere lungo la strada principale fino al primo tornante da cui, sulla sinistra, si stacca una stradella diretta alla località Cà Pociola che raggiungiamo in una decina di minuti. Passiamo tra le baite di Cà Pociola e proseguiamo fino a reimmetterci sulla strada provinciale per Bondo. Ci ritroviamo sul tratto iniziale del percorso di salita, in pochi minuti siamo nuovamente al Santuario di San Patrizio. Non sono ancora le 14 ma il Santuario è già aperto. Ne approfittiamo per una visita: imperdibile!
P.S. l’itinerario qui descritto è lungo 10.5 chilometri con 800 metri di dislivello positivo. Non presenta difficoltà tecniche e, per la sua favorevole esposizione al sole, è particolarmente indicato nei mesi invernali. Calcolare tre ore e mezza di cammino. Le foto allegate all’articolo si riferiscono a un’escursione fatta il 29 novembre scorso, poco dopo “l’illusoria” prima nevicata di stagione.
Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli
