Da tempo immemore il mondo dei burattini e quello delle fiabe, e della letteratura in generale, sono legate da un rapporto unico, dove una forma d’arte arricchisce l’altra portando lo spettatore in un viaggio unico in cui i personaggi fantastici diventano vivi e tangibili. Per questa ragione, in occasione della terza edizione del festival «Fili d’Arte», Fondazione Ravasio – Museo del Burattino ETS ha voluto celebrare il connubio tra teatro di figura e lettura.
La manifestazione, che animerà Bergamo da giovedì 18 a sabato 27 giugno coinvolgendo alcuni luoghi significativi della vita culturale cittadina come il Museo del Burattino presso il Palazzo della Provincia di Bergamo, l’Auditorium Cult! – Palazzo della Libertà e la Biblioteca Tiraboschi, per il 2026 invita bambini, famiglie, giovani e adulti a scoprire il patrimonio del teatro di figura attraverso nove giorni di spettacoli, laboratori, visite animate e una mostra temporanea. A unire i diversi appuntamenti sarà il tema del passaggio “dalla pagina alla scena”, con fiabe classiche, testi letterari e racconti popolari che verranno reinterpretati attraverso burattini e pupazzi, il linguaggio del teatro d’ombre, la narrazione e il teatro d’attore, offrendo così al pubblico occasioni di incontro tra parola scritta e linguaggio scenico.
Gli appuntamenti di «Fili d’Arte»
L’inizio ufficiale del festival sarà giovedì 18 giugno alle 17.30 al Museo del Burattino con l’inaugurazione (a ingresso libero) della mostra «Storie in Baracca – Letteratura e fiabe nel teatro dei burattini dei Ravasio» a cura di Luca Loglio, direttore scientifico della Fondazione Ravasio – Museo del Burattino. La mostra tratterà della produzione favolistico-letteraria e il teatro dei burattini dei coniugi Ravasio, sviluppando un parallelismo tra alcuni titoli del grande maestro bergamasco e i medesimi titoli del maestro burattinaio bolognese Romano Danielli.
La manifestazione di Fondazione Ravasio continuerà per tutto giugno – accompagnata oltretutto dalla prima data della rassegna «Borghi e Burattini» il 17 giugno ad Azzano San Paolo – con appuntamenti legati al mondo del teatro di figura a tutto tondo. Laboratori per i più piccoli, come «Burattini semplici» di La Casa degli Gnomi del 20 giugno o «Laboratorio di kamishibai Una storia in valigia» di Fondazione Ravasio, che si terrà il 25 giugno al Museo del Burattino, inframezzeranno giornate di spettacoli adatti a tutta la famiglia e dagli stili più disparati, passando dai burattini di «Cappuccetto Rosso» della Compagnia L’Aprisogni alle ombre de «Il piccolo Asmodeo». Non mancheranno poi le mostre e gli approfondimenti, tra cui «Dentro il teatrino» con Gabriele Codognola e Stefano Mecca ma, soprattutto, non mancheranno eventi dedicati anche agli adulti.
Un programma a misura (anche) di adulto
Nel calendario 2026 di «Fili d’Arte» saranno infatti presenti due appuntamenti consigliati ad un pubblico più “maturo” per via delle tematiche trattate. Domenica 21 giugno alle 21 all’Auditorium Cult!, il festival ospita lo spettacolo «Lear e il suo matto» della Compagnia Broggini e di Teatro Invito: una rilettura di «Re Lear» di Shakespeare in cui il re dialoga con il suo matto e con i propri fantasmi scolpiti nel legno. Il burattinaio Walter Broggini incontra il regista e attore Luca Radaelli per dare vita a un «Re Lear» che trae linfa dal teatro popolare, dalla farsa, dal balletto indemoniato delle teste di legno. Brighella si identifica con il cattivo, il bastardo Edmund, il lombardo Pirù si appropria delle caratteristiche del Fool (il Matto) e del fedele Kent per accompagnare Lear nel percorso che lo porterà, solo attraverso la follia, a essere saggio. Così come, parallelamente, il deuteragonista Gloucester solo con la cecità riuscirà a vedere. La scena elisabettiana è ridotta a una baracca di burattini dove tutto è permeato di black humour.
Appuntamento di chiusura del festival, alle 21 di sabato 27 giugno presso l’Auditorium Cult! sarà lo spettacolo per adulti «La Ginevra degli Almieri» della compagnia I Burattini di Mattia e Compagnia «Fuori Porta». Animato da sei burattinai, lo spettacolo di tradizione emiliana, riscritto in due atti da Romano Danielli che ne ha curato anche la regia, intreccia tradizione popolare, tensione e poesia. Il racconto è ispirato a una vicenda probabilmente accaduta nel XIV secolo, che la fantasia popolare ha piegato alla propria irriverente creatività. La trama, ambientata nella Firenze tra il 1396 e il 1400, è misteriosa e comica nello stesso tempo: Ginevra, creduta morta in seguito a una lite familiare, è tumulata con le sue gioie. I servi, attratti dalla ricchezza sepolta, ne profanano la tomba. Il deprecabile gesto dei due è però creduto segno della benevolenza del cielo, perché la nobildonna non era morta, ma semplicemente caduta in catalessi. Ginevra potrà così uscire dalla tomba e recarsi a chiedere perdono al marito per ricostruire un matrimonio compromesso dal suo bizzarro comportamento.
I premi
Come ormai consuetudine, nel corso di «Fili d’Arte» Fondazione Ravasio premierà una compagnia di burattinai distintasi nel panorama artistico nazionale e, per questo 2026, il XXIX Premio Giuseppina e Benedetto Ravasio sarà assegnato alla compagnia foggiana «Burambò» per lo spettacolo «Cenerentola 301» definendolo «capace di rileggere la fiaba classica con intelligenza, poesia e originalità, restituendo al pubblico un racconto contemporaneo attraverso la forza espressiva del teatro di figura».
«Siamo davvero molto felici e onorati – ha dichiarato la referente del gruppo Mary Salvatore – di ricevere questo premio dalla Fondazione Ravasio per “Cenerentola 301”, uno spettacolo che ha debuttato nel 2025 e che ci sta dando grandi soddisfazioni. La cosa che ci rende particolarmente orgogliosi è che si tratta di un premio dedicato alla qualità artistica. Per noi rappresenta una conferma importante del lavoro di ricerca e dell’impegno che mettiamo ogni giorno nei nostri spettacoli da quasi trent’anni, visto che la compagnia è nata nel 1996». Mary Salvatore ha rivelato qualche informazione in più sullo spettacolo che andrà in scena mercoledì 24 giugno alle 20.45 all’Auditorium Cult!: «L’idea di partenza era capire che cosa un classico possa ancora raccontare oggi. La storia di Cenerentola è nota a tutti: una ragazza buona e gentile, costretta a subire le angherie della matrigna e delle sorellastre. Noi siamo partiti da quella fiaba, ma l’abbiamo reinterpretata eliminando alcuni elementi iconici: non ci sono la zucca, la scarpetta perduta o altri riferimenti tradizionali. La nostra Cenerentola mantiene la bontà e la sensibilità del personaggio originale, ma si interroga sul proprio destino. Si chiede perché dovrebbe desiderare di diventare una principessa e sposare un principe, quando in realtà sogna altro. Anche il principe viene rivisitato: è un giovane che tende a rimandare continuamente le proprie responsabilità. Dall’incontro tra questi due personaggi nasce la possibilità di costruire un futuro che corrisponda davvero ai loro desideri».
Venerdì 26 giugno alle 18 all’interno del Museo del Burattino avverrà inoltre la consegna del X Premio Giuseppina e Benedetto Ravasio alla Carriera a Fabrizio Montecchi, pioniere del teatro delle ombre contemporaneo. «Non mi aspettavo assolutamente di avere questo riconoscimento – ha commentato Montecchi – e ne sono anche onorato perché è un premio che arriva da una fondazione che rappresenta una storia importante che è quella del teatro di figura italiano». Montecchi ha anche approfondito alcuni aspetti del significato del teatro d’ombre: «La particolarità – spiega Montecchi – sta proprio nella sua doppia natura. Da un lato esiste un corpo fisico e materiale, che può essere una persona oppure una sagoma; dall’altro c’è la sua ombra, che è invece una presenza immateriale. È questo elemento che distingue il teatro d’ombre dalle altre forme del teatro di figura: la capacità di portare in scena qualcosa di effimero e impalpabile per raccontare delle storie. L’ombra è fatta di materia e allo stesso tempo di assenza di materia. Potremmo definirla “aria nera”. Questa caratteristica porta lo spettatore, ma anche chi la utilizza, a interrogarsi continuamente su ciò che sta osservando e su chi stia realmente raccontando la storia. È una forma di comunicazione molto particolare, con una forte componente metafisica».
Dopo la cerimonia di premiazione, alle 21 presso l’Auditorium Cult! verrà messo in scena «Piccolo Asmodeo» celebre spettacolo di Fabrizio Montecchi che verrà interpretato da Tiziano Ferrari con produzione Teatro Gioco Vita. Lo spettacolo, adattamento teatrale di Nicola Lusuardi e Fabrizio Montecchi del romanzo «Lilla Asmodeus» di Ulf Stark, racconta la storia del Piccolo Asmodeo, un diavoletto troppo buono per fare il cattivo. Mandato sulla Terra per convincere qualcuno a cedergli l’anima, intraprende un viaggio tenero e divertente alla scoperta del bene, del male e di sé stesso. Una storia che con sottile ironia, delicata poesia, sana comicità e, insieme, acuta problematicità, narra di un novello Mefistofele alla ricerca del suo Faust.
Informazioni utili
«Fili d’arte» è una manifestazione organizzata da Fondazione Ravasio - Museo del Burattino ETS in collaborazione con il Comune di Bergamo e con il Sistema Bibliotecario Urbano di Bergamo. I prezzi dei biglietti per gli spettacoli all’Auditorium CULT! sono i seguenti: 6 euro (intero) per le famiglie, 3 euro (ridotto) per under 5 e disabili; per gli adulti 8 euro (intero) e 4 euro (ridotto) per under 12 e disabili. È inoltre possibile acquistare l’abbonamento Festival valido per tutti i cinque spettacoli a pagamento al prezzo di 26 euro. Per il p rogramma completo e per maggiori informazioni, consultare le pagine social della Fondazione Ravasio, il sito fondazioneravasio.it o scrivere a [email protected].
