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Bergamo si candida per la «Piazza sul Futuro»

Enrico Giovannini ha incontrato gli imprenditori del comitato di eco.bergamo e ha presentato alla sindaca la sfida di «Ecosistema Futuro»

Gli ospiti al pranzo presso «L’Angolo con vista» (Susanna Alborghetti)

La sostenibilità non è soltanto una risposta alle sfide ambientali, ma un fattore di competitività per le imprese. È il messaggio lanciato da Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), ex presidente dell’Istat ed ex ministro dei governi Letta e Draghi, intervenuto martedì al comitato editoriale di eco.bergamo riunito al Radisson Blu Hotel di ChorusLife.

Nel suo intervento, dedicato al tema «Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile», Giovannini ha illustrato alcuni dati che mostrano il legame tra sostenibilità e performance economiche delle aziende. «Le nuove evidenze prodotte dall’Istat – ha spiegato – dimostrano in modo chiaro i vantaggi competitivi per le imprese che investono nella transizione energetica ed ecologica. Non si tratta solo di una scelta responsabile, ma di una leva di crescita e di innovazione». Secondo le elaborazioni presentate, nelle imprese manifatturiere con più di dieci addetti un alto profilo di sostenibilità determina un incremento del valore aggiunto del 16,7% rispetto alle aziende meno avanzate su questi temi. Benefici particolarmente evidenti emergono nei comparti alimentare, tessile, abbigliamento, calzature, chimico e farmaceutico. Anche le analisi dell’Istituto Tagliacarne confermano il legame tra sostenibilità e sviluppo. Nel periodo 2017-2024 le imprese con un alto profilo Esg hanno registrato una crescita dei ricavi del 65%, dieci punti in più rispetto alle aziende con un basso profilo Esg (55%). Ancora più marcato il divario sul fronte occupazionale: più 40% per le imprese high Esg contro il 28% delle low-ESG. Per Giovannini il biennio 2026-2027 rappresenterà, inoltre, un passaggio decisivo per il Paese. «Abbiamo l’opportunità di disegnare il futuro dell’Italia attraverso la revisione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, il nuovo Piano strutturale di bilancio e il prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea».

L’incontro del comitato editoriale è stato anche l’occasione per presentare «Ecosistema Futuro», il progetto promosso dall’ASviS che punta a mettere il tema del futuro al centro della riflessione culturale, economica e sociale del Paese, con uno sguardo che arriva fino al 2100. In questo contesto il rettore dell’Università degli Studi di Bergamo Sergio Cavalieri, tra gli ospiti del comitato, ha annunciato l’adesione dell’ateneo al network nazionale.

Al termine dell’incontro Giovannini, accompagnato da Massimo Cincera, già presidente del gruppo editoriale Sesaab, ha incontrato a Palazzo Frizzoni la sindaca Elena Carnevali per proporre a Bergamo di ospitare una delle future «Piazze sul Futuro», iniziative territoriali pensate per coinvolgere cittadini, giovani, imprese e istituzioni nella costruzione di scenari condivisi per l’Italia del 2050. Le manifestazioni accompagneranno anche la nascita di una sorta di «Parlamento dei giovani» nazionale, pensato per favorire la partecipazione delle nuove generazioni alle scelte che riguardano il futuro del Paese. La sindaca Elena Carnevali ha accolto positivamente la proposta.

«Abbiamo accolto con interesse la proposta del professor Giovannini perché richiama il tema, oggi sempre più necessario, di recuperare la capacità di guardare oltre l’immediato e costruire il futuro con una visione condivisa. Una “Piazza sul Futuro”, offerta come una delle possibilità concrete di partecipazione al progetto riservata ai Comuni, rappresenta un’importante occasione per coinvolgere istituzioni, scuole superiori di secondo grado, università, imprese, associazioni, cittadini e cittadine del nostro territorio in un confronto aperto sulle grandi trasformazioni che ci attendono. È un progetto che mette al centro la partecipazione, il protagonismo dei giovani e la capacità di affrontare insieme le transizioni ambientali, economiche e sociali, digitali, trasformandole in opportunità di sviluppo per la comunità. Un approccio nel quale Bergamo si riconosce pienamente».

Per accelerare la transizione servono politiche coerenti

Confronto e networking. La giornata di martedì ha rappresentato per il comitato una preziosa opportunità per confrontarsi sul futuro della transizione energetica ed ecologica con un interlocutore del calibro di Enrico Giovannini. Oltre alla platea delle aziende partner che supportano la rivista e compongono il comitato editoriale – Atb, Teb, Confartigianato Imprese Bergamo, Heidelberg Materials, Ing Srl, Lovato Electric, Metano Nord, Montello, Siad, Greenthesis-Rea Dalmine, Zanetti-Assolatte, TenarisDalmine, Sacbo, Pontenossa Spa e Uniacque - il pubblico di eco.bergamo si è arricchito di una sostanziosa presenza di ospiti che hanno avuto la possibilità di conoscere l’ecosistema eco.bergamo. Nella sala «Donizetti» del Radisson Blu Hotel di Choruslife erano presenti, infatti, una quindicina di altre realtà: dalle aziende – come Polynt, Lucchini Rs, Ravasio 1926, Valcart e Milesiplast – al mondo istituzionale, con l’Università degli studi di Bergamo, Fondazione Lia, Compagnia delle Opere di Bergamo, Fondazione Distretti Energetici e Ascom, fino al settore bancario con i rappresentanti di Intesa Sanpaolo e Bpm.

Durante il momento riservato alle domande, che ha seguito l’intervento di Enrico Giovannini, è stato sollevato il tema della burocrazia. Con grande pragmatismo l’ex ministro ha sottolineato che «una possibile soluzione, senza passare per una modifica alla Costituzione, potrebbe essere quella di considerare la transizione energetica una questione di sicurezza nazionale, al pari di quanto accaduto durante l’emergenza del Covid: in questo modo il governo potrebbe esercitare poteri straordinari per accelerare le procedure necessarie».

Un altro aspetto del momento di confronto ha riguardato il tema della governance, in cui Giovannini ha illustrato come «ogni volta che si prova a costruire un percorso le regole cambiano, generando incertezza e rendendo difficile programmare investimenti di lungo periodo», riferendosi in particolare alle misure di rendicontazione introdotte dall’Unione europea per sostenere gli investimenti necessari alla transizione energetica. «L’idea di fondo era corretta – ha puntualizzato l’ex ministro -. Tuttavia, nella fase di attuazione sono stati commessi errori significativi. La Commissione europea ha finito per affidarsi eccessivamente alle grandi società internazionali di consulenza, le cosiddette Big Four, che hanno contribuito a costruire sistemi di rendicontazione estremamente complessi. Il risultato è stato quello di creare procedure molto onerose, che inevitabilmente hanno aumentato il ricorso ai consulenti esterni». A seguito delle critiche alla Commissione da parte delle imprese, che nel frattempo avevano messo in campo investimenti per adeguarsi ai nuovi standard comprendendone i vantaggi competitivi, è arrivata la mossa della semplificazione.

«Con questa retromarcia si è invece trasmesso al sistema economico un messaggio profondamente contraddittorio. La stessa Banca centrale europea ha espresso forti perplessità – ha precisato Giovannini – ricordando che la disponibilità di dati affidabili sulla sostenibilità è essenziale anche per la stabilità del sistema finanziario. Se si riduce drasticamente l’obbligo di rendicontazione, saranno comunque le banche a chiedere queste informazioni alle imprese. Il risultato rischia quindi di essere un sistema ancora più disordinato, nel quale ogni intermediario finanziario raccoglierà dati diversi, con un aggravio di costi e una perdita di uniformità».

A chiudere il momento di confronto è stato l’intervento di Sergio Cavalieri, rettore dell’Università degli Studi di Bergamo, che ha condiviso con Enrico Giovannini la riflessione sulla fragilità del sistema nazionale ed europeo nella capacità di pianificare strategie di lungo periodo. «Il Pnrr è stata una palestra importante, seppur di breve periodo – ha osservato in chiusura Cavalieri –. L’auspicio è che si lavori sempre più nell’ottica delle strategie di lungo periodo, dovendoci confrontare con Paesi, come la Cina, che ragionano con orizzonti temporali molto più ampi, arrivando a pianificare obiettivi fino al 2049».

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