Se l’istruzione è un diritto per tutti, anche le strutture che accolgono gli studenti devono contribuire a garantirlo, considerando anche la sostenibilità della permanenza negli spazi scolastici in relazione all’aumento delle temperature date dalla crisi climatica. Eppure solo 1 istituto su 13 dispone di sistemi di raffrescamento o ventilazione, pari al 7,42% del totale, 4.457 istituti in tutta la penisola. A renderlo noto è l’associazione Cittadinanzattiva , che ha realizzato il 24esimo rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola, presentato lo scorso 9 settembre alla Camera dei Deputati.
Crisi climatica, si ripensano le aule
Il 92,58% delle strutture in Italia non dispone di sistemi di raffrescamento o ventilazione. A Bergamo ci sono alcuni esempi virtuosi.
Trappole di calore
È la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ad evidenziare «come le infrastrutture scolastiche europee non siano state progettate per resistere alle attuali temperature, diventando trappole di calore», secondo quanto riportato nel rapporto di Cittadinanzattiva. Gli istituti scolastici del Paese, infatti, sono stati progettati alla luce della chiusura estiva, ma negli ultimi anni le cose sono cambiate: con l’aumento delle temperature anche a maggio o settembre e le aperture delle scuole anche nei mesi caldi tra centri estivi e anticipi, il problema non si può più ignorare. Fondamentale considerare azioni di raffrescamento e deumidificazione e l’installazione di sistemi di climatizzazione come i classici split, gli idronici che utilizzano l’acqua per la climatizzazione e i Vrf, impianti a flusso variabile di refrigerante in grado di regolare il raffrescamento in base alle necessità dei vari spazi. Necessario anche un approccio sistemico alla climatizzazione: dall’isolamento dell’involucro a pompe di calore con fotovoltaico e ventilazione meccanica controllata (Vmc), essenziale per evitare la dispersione di energia frigorifera e contenere i consumi. Il tutto utilizzando il Conto Termico 3.0 per rientrare dall’investimento.
La sicurezza è nell’aria
Ed è proprio la Vmc ad essere oggetto della norma UNI 12016:2026 «Ventilazione degli edifici – Requisiti degli impianti di ventilazione meccanica negli edifici per l’istruzione», specifica per le strutture scolastiche e formative di ogni ordine e grado e in vigore da maggio 2026. Il focus è sia sulla qualità dell’aria interna, sia sul risparmio energetico non solo nelle aule, ma in tutti gli ambienti scolastici, con un’attenzione alla concentrazione di CO2, al comfort termico, acustico e all’efficienza energetica. La norma è una risposta ad ambienti affollati dove spesso ci sono problemi di smaltimento dei picchi di CO2 e dispersione costante di calore o
La misura Conto Termico 3.0 è fondamentale per rientrare dall’investimento fatto
fresco a causa dell’apertura degli infissi per arieggiare, anche se in modo discontinuo. Un problema che la Vmc invece risolve grazie al principio a doppio flusso con recuperatore di calore ad altissima efficienza. A questo si aggiungono i benefici di una filtrazione avanzata che inibisce l’ingresso di particolato e allergeni negli ambienti e del bypass termico a costi energetici ridotti, che consente di sfruttare il salto termico favorevole realizzando un raffrescamento passivo delle masse strutturali.
Le scuole virtuose
Anche nella Bergamasca diverse scuole già da quest’anno scolastico potranno beneficiare degli interventi di climatizzazione e ventilazione: è il caso di quattro primarie della provincia, quella di Costa Serina, la «Ada Negri» di Credaro, la «Dante Alighieri» di Villongo e la «Papa Giovanni XXIII» di Ambivere, dove siamo intervenuti migliorando la qualità dell’aria e il comfort climatico. Accanto a queste abbiamo realizzato sistemi di climatizzazione e Vmc anche negli asili nido di Caprino Bergamasco e di Romano di Lombardia, per tutelare il benessere, la sicurezza e la salute dei più piccoli.
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