L’inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute pubblica in Europa e in Italia: lo confermano i dati definitivi del progetto di Isde (Associazione medici per l’ambiente) Italia «Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane».
PM 2.5: gli effetti dell’inquinamento su anziani e popolazione a Bergamo
L’inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute pubblica. Anche a Bergamo, dove i livelli di smog sono tra i più elevati, gli effetti sulla salute sono significativi, soprattutto per la popolazione anziana.
Effetti sulla salute
I principali effetti osservati sono l’aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e neurologiche e gli effetti negativi sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile. L’Agenzia europea dell’ambiente stima che solo nel nostro Paese l’esposizione agli inquinanti atmosferici provochi decine di migliaia di decessi prematuri all’anno.
Bergamo tra le 12 città peggiori
L’analisi complessiva dei dati mostra che, su oltre 8 milioni di persone con età maggiore o uguale a 30 anni residenti nelle 27 città esaminate, siano stati 6.731 i morti stimati per malattie attribuibili a esposizione all’inquinamento da Pm 2,5. Bergamo risulta tra le 12 città con i dati più elevati e gli effetti sulla salute si fanno ancora più sentire considerando l’indice di vecchiaia in costante aumento, che oggi si assesta intorno ai 200 anziani ogni 100 giovani ma che, secondo le proiezioni, supererà i 300 entro il 2050.
Come mai gli anziani sono più a rischio
Il perché lo spiega Alessandro Miani, presidente di Sima (Società italiana di medicina ambientale): «Con l’avanzare dell’età si riducono le riserve funzionali dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, aumenta la prevalenza di patologie croniche come Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva), cardiopatie e diabete e si consolida uno stato infiammatorio cronico di basso grado, il cosiddetto inflammaging, che amplifica la risposta biologica agli inquinanti. Questo significa che, a parità di concentrazione di particolato fine o biossido di azoto, l’organismo di una persona anziana è più facilmente destabilizzabile».
Oltre alle patologie respiratorie, quali sono gli effetti meno noti dell’inquinamento sugli over 65?
«L’impatto dell’inquinamento è sistemico e coinvolge più organi e apparati. Negli ultimi anni si è rafforzata anche l’evidenza sul legame tra inquinamento e declino cognitivo. Meta-analisi e grandi studi di coorte hanno evidenziato un’associazione tra esposizione cronica a particolato fine e aumento del rischio di demenza, inclusa la malattia di Alzheimer, con ipotesi patogenetiche che includono neuroinfiammazione, danno vascolare cerebrale e accumulo di proteine patologiche in risposta allo stress ossidativo. Anche le patologie metaboliche mostrano correlazioni significative: l’esposizione prolungata a Pm 2.5 è stata associata a un aumento del rischio di diabete di tipo 2, probabilmente attraverso interferenze con la sensibilità insulinica e la funzione beta-cellulare. Negli anziani questo aspetto è particolarmente rilevante perché il diabete rappresenta a sua volta un fattore di rischio per eventi cardiovascolari e deterioramento cognitivo».
Vivere a Bergamo comporta quindi un rischio aggiuntivo per una popolazione che invecchia?
«La Pianura Padana è riconosciuta come una delle aree europee più critiche per concentrazioni medie di particolato fine, a causa della conformazione geografica che favorisce il ristagno degli inquinanti e dell’elevata densità di traffico e attività produttive. Vivere in una città come Bergamo significa quindi essere esposti a un carico ambientale cronico che, nel lungo periodo, può amplificare i processi legati all’invecchiamento biologico. Per una popolazione anziana questo si traduce in un rischio cumulativo maggiore, particolarmente evidente nei mesi invernali e durante le ondate di calore, quando inquinamento e temperature elevate possono potenziarsi reciprocamente, aumentando lo stress cardio-respiratorio».
Quali misure dovrebbero essere prioritarie per proteggere gli anziani?
«In contesti ad alta pressione emissiva è fondamentale intervenire su più livelli. Sul piano territoriale occorre ridurre strutturalmente le emissioni da traffico e riscaldamento, potenziare il monitoraggio e i sistemi di allerta sanitaria e integrare strategie urbanistiche e Nature-based solutions per mitigare l’accumulo di inquinanti. A livello organizzativo, le Rsa (residenza sanitarie per anziani) dovrebbero adottare protocolli specifici nei giorni di superamento dei limiti, analogamente a quanto avviene per le ondate di calore, rimodulando le attività all’aperto, rafforzando la sorveglianza clinica dei soggetti più fragili e pianificando il ricambio d’aria in fasce orarie più favorevoli. Una misura tecnica di particolare efficacia è la filtrazione dell’aria indoor con filtri Ulpa (Ultra-low penetration air), soprattutto nelle aree comuni e nelle stanze dei residenti più vulnerabili, in quanto questi sistemi sono in grado di trattenere particelle ultrafini e ridurre in modo significativo l’esposizione interna, che rappresenta la quota prevalente del tempo trascorso dagli anziani. Integrare la qualità dell’aria nei piani di gestione del rischio delle Rsa significa riconoscere che l’inquinamento atmosferico è un determinante di salute fondamentale, capace di incidere in modo sostanziale sull’aspettativa e sulla qualità di vita della popolazione anziana».
Quanto è importante quindi agire in questo ambito?
«L’inquinamento atmosferico deve essere considerato un determinante ambientale primario, da affrontare con lo stesso livello di impegno, investimento e pianificazione strategica riservato alle politiche sanitarie e sociali. Non è un tema secondario né residuale, è una componente strutturale della salute collettiva, soprattutto in territori dove vivono molte persone anziane e dove la tutela della longevità deve andare di pari passo con la riduzione della pressione ambientale».
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