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L’orso è tornato: regole per ridurre i rischi e convivere con il grande onnivoro

Alcuni esemplari sono stati avvistati in Val di Scalve e in Valle Seriana. Si tratta soprattutto di giovani maschi. Le criticità nel gestire la convivenza sono superabili con la conoscenza del suo comportamento.

Un grande carnivoro, oltre al lupo, frequenta, seppur saltuariamente, il territorio delle Orobie bergamasche. Si tratta dell’Orso bruno (Ursus arctos). Uno tra gli ultimi avvistamenti è avvenuto domenica 7 settembre scorso in a lta Valle di Scalve (tra Vilminore e Schilpario). Nel 2025 ne era stato avvistato un altro a caccia di miele a Schilpario in località Conca dei Campelli. Nel periodo compreso tra il 2008 ed il 2013 erano stati segnalati nelle nostre valli almeno 6 orsi (uno sul Monte Secco a Piazzatore nel 2014), così come nel 2017 (identificato come orso M18). Nel 2018 un esemplare aveva colpito alcune capre ad Averara, nel 2023 un altro esemplare era stato ripreso da fototrappole tra Sovere e Solto Collina e nel 2024 era stata segnalata una predazione in Valle Seriana in località Colle Vareno.

L’orso bruno in Italia

Sul territorio italiano vivono circa 200-250 orsi bruni, distribuiti in 3 nuclei principali, due sulle Alpi (uno nel Trentino occidentale e uno nella zona del Tarvisio in Friuli e zone confinanti tra Austria e Slovenia), il terzo nell’Appennino centrale (Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise). La popolazione alpina è composta da circa 100-150 esemplari, quella appenninica (orso marsicano) conta tra i 50 e i 70 esemplari.

Gli esemplari in Lombardia

La loro presenza è legata alla popolazione di orsi del Trentino dove, nel Parco naturale Adamello Brenta era stato avviato nel 1996 il progetto «Life ursus» finanziato dall’Ue con l’obiettivo del ripopolamento mediante la reintroduzione di alcuni esemplari provenienti dalla Slovenia. Gli esperti hanno rilevato che gli orsi in Lombardia sono, per lo più, giovani esemplari maschi in dispersione che hanno allargato il loro areale alla ricerca di cibo.

Criticità gestionali

In alcune regioni, in Abruzzo, in Trentino ed in parte in Lombardia, la presenza dell’orso bruno ha comportato, e comporta tuttora, problemi gestionali in relazione alla coesistenza ed alla convivenza dell’uomo con il grande carnivoro. É vero che l’orso bruno, per la sua forza, potenza, stazza e indole, può potenzialmente costituire un pericolo per l’uomo, il quale non rientra tra le sue prede naturali, anzi l’orso tende ad evitarlo visto, per le sue attività sul territorio, come un fastidio o una minaccia. Nel tempo sono nati pregiudizi, paure e conflitti che hanno causato la sparizione degli orsi da diverse zone. Oggi, con l’aumento del numero di esemplari che si muovono in un territorio fortemente antropizzato, è facile che orso e uomo vengano in stretto contatto con conseguenti pericolose reazioni scomposte sfocianti in attacchi veri e propri. Quasi sempre, come riportano le cronache, si tratta di casi di madri con prole che, sorprese dalla presenza umana a breve distanza, attuano comportamenti di difesa. Altre volte, invece, turisti ed anche abitanti del posto non sono a conoscenza delle norme di comportamento che permettono di ridurre al minimo le probabilità di incontrare l’orso e di minimizzare i rischi di un attacco. Le uniche “armi” contro l’ignoranza, che da secoli bersaglia questi animali, sono la conoscenza e la comprensione del loro comportamento.

L’identikit dell’orso

Un tempo con le sue sottospecie era diffuso soprattutto nell’emisfero boreale. Oggi il suo areale è ridotto anche se interessa ancora buona parte dell’Europa (paesi balcanici, in particolare Romania, Bulgaria, Slovacchia e Slovenia). Nonostante sia indicato come un grande carnivoro, l’orso bruno è, in realtà, un onnivoro opportunista. La percentuale di carne, o comunque di proteine animali, varia in base all’età, al periodo dell’anno, alla zona geografica. Solitamente consuma frutta e bacche selvatiche in gran quantità, così come fiori, funghi, fusti e radici, bulbi e foglie, erba, semi di ogni tipo, noci e nocciole, castagne, faggiole, ghiande. É amante del miele, fonte di zuccheri per cui si avvicina spesso alle arnie per depredarle.

La sua fonte di proteine animali sono insetti e altri invertebrati, usa i suoi unghioni per sventrare formicai e termitai o per scavare buche in cerca di lombrichi, larve del terreno, insetti del sottosuolo e altri artropodi. Non disdegna nemmeno carcasse e carogne di ogni tipo anche in avanzato stato di decomposizione. In generale, è un animale pigro, non molto disposto a cacciare, ma diventa un grande predatore in caso di fabbisogno e/o abbondanza di prede, approfittando per es. di giovani cervidi in pronazione o di altri animali in difficoltà. É noto che l’orso è un animale solitario, i maschi adulti perlustrano territori molto ampi, cacciano solitamente nel tardo pomeriggio-sera e alle prime luci dell’alba, si allontanano dal luogo d’origine disperdendosi per trovare un loro territorio. Le femmine, invece, sono stanziali, non si allontanano quasi mai dal territorio in cui sono nate e cresciute. Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, gli orsi entrano nella cosiddetta fase di iperfagia, periodo durante il quale il loro fabbisogno alimentare aumenta per accumulare riserve di grasso corporeo, fondamentali per affrontare l’ibernazione, cioè quello stato di semi-letargo o torpore invernale durante il quale il corpo rallenta il metabolismo. La vista dell’orso è mediocre, i suoi sensi più sviluppati sono l’olfatto (eccezionale) e l’udito. Riesce a percepire quasi sempre in anticipo la presenza dell’uomo, individua una persona che si muove silenziosamente e inconsapevolmente sottovento.

Regole per diminuire le probabilità di un faccia a faccia con l’orso

1. Non lasciare incustoditi cibo, scarti alimentari e rifiuti che possano attrarre l’orso rendendolo confidente.
2. Non frequentare boschi durante le ore notturne, le prime ore del mattino e del tardo pomeriggio.
3. Fare rumore per segnalare la propria presenza camminando rumorosamente (parlare, cantare, appendere gingilli rumorosi allo zaino), in tal modo gli orsi nelle vicinanze si allontaneranno spontaneamente.
4. Non usare cuffie e auricolari per non rischiare che l’animale si avvicini senza essere percepito.
5. Non inoltrarsi nel bosco con il cane libero al seguito perché costituisce un forte elemento di disturbo e di stress per l’orso.

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Cosa fare se incontrate l’orso

Nonostante questi accorgimenti, talvolta capita di incontrare l’orso.
1. Rimanere in silenzio, non gridare, non schiamazzare, non agitarsi, sono reazioni che portano l’orso a percepire l’uomo come una minaccia e a reagire di conseguenza.
2. Non lanciare pietre e bastoni, non eseguire movimenti veloci, non dimostrare nervosismo e agitazione.
3.Non correre o arrampicarsi sugli alberi, una reazione di fuga precipitosa può attirare l’interesse dell’orso.
4. Se troppo vicino cercare di assumere una posizione raccolta, possibilmente distesa o inginocchiata, con testa piegata in avanti e braccia incrociate dietro, mani intrecciate dietro la nuca, facendo capire all’orso che non siamo una minaccia, che siamo inoffensivi.
5. Se non è troppo vicino è bene allontanarsi lentamente, senza movimenti bruschi, possibilmente senza voltare le spalle all’animale e senza cambiare velocità.
6. Attenzione quando vi sono cuccioli, la madre è sicuramente nelle immediate vicinanze e potrebbe essere allarmata dalla presenza dell’uomo, percepito come minaccia all’incolumità della sua prole. In questo caso, la reazione della madre potrebbe essere violenta e pericolosa. Se si avvista un cucciolo, allontanarsi immediatamente senza correre.
7. Non utilizzare cellulari e farsi prendere dalla solita smania della foto e del selfie a tutti i costi.

Ipotesi per una convivenza

«L’orso bruno sulle Alpi ha diritto di esistere e di vivere in natura - spiega lo zoologo Davide Rufino - in quanto originariamente presente ben prima dell’estinzione sfiorata. Il ruolo ecologico dell’orso bruno è importante per l’ecosistema forestale, si tratta di un animale onnivoro, opportunista, saprofago/spazzino, grande consumatore e riciclatore di frutta e materiale vegetale, che contribuisce alla fertilizzazione, all’arricchimento del terreno e allo spargimento di semi/diffusione di piante contribuendo alla biodiversità boschiva. La presenza dell’orso non va considerata come una limitazione della libertà. L’orso infastidisce chi pretende di essere il padrone di foreste e di montagne. La convivenza con questo grande animale impone una presa di coscienza, degli accorgimenti che possano modificare la quotidianità di chi convive sul suo stesso territorio. L’orso è uno scrigno vivente di biodiversità, è un importante patrimonio naturalistico, ecologico e culturale. Tenere conto della sua presenza non significa limitare la propria libertà, ma è semplicemente una questione di rispetto dovuto ad una creatura che ha diritto di vivere tanto quanto noi e con il quale siamo chiamati a coesistere. Se questo concetto non è chiaro, ogni altro discorso è inutile».

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