Lo scoiattolo rosso, chiamato anche scoiattolo comune europeo, è in pericolo. Questo piccolo mammifero costituisce la piccola fauna caratteristica dei nostri ambienti. Lo si vede sporgersi all’improvviso tra i rami di alberi nei parchi urbani, è stato avvistato al parco Suardi e nei boschi del Parco dei Colli (a Valmarina e nei rimboschimenti del Monte Lumbrich), guarda con curiosità ciò che si muove e corre velocemente tra il muschio e le foglie. È un roditore (ordine Rodentia) della famiglia degli Sciuridi, l’unica specie autoctona arboricola presente in Italia e in Europa. Anche in Gran Bretagna ed in Irlanda negli ultimi anni è in difficoltà, ma in Italia affronta problemi legati addirittura alla sopravvivenza.
Perché lo scoiattolo rosso rischia di scomparire: la minaccia del grigio americano
Il simpatico roditore originario del nostro continente e unica specie arboricola autoctona in Italia, è in pericolo. Agile acrobata dei boschi e dei parchi urbani è minacciato dalla competizione con il parente che viene da oltre Oceano.
Caratteristiche e habitat
Di dimensioni medio-piccole e senza differenze significative fra i sessi, questo animale”indossa” una pelliccia folta e soffice, di colore variabile dal rosso fuoco-fulvo acceso al bruno scuro-nerastro. Ha il ventre bianco e sulle orecchie sono sempre presenti lunghi ciuffi di pelo. Le zampe, costituite da lunghe dita, sono munite di piccole ma forti unghie ricurve e uncinate, ottime per aderire alle superfici dei tronchi e il piede è ruotabile per abbracciare gli alberi su cui si arrampica. La sua agilità e le forme del corpo affusolato rendono lo scoiattolo rosso un vero e proprio acrobata del bosco, un folletto capace di correre in verticale sui tronchi in velocità, di arrampicarsi e saltare tra i rami in modo silenzioso ed elusivo. Bazzica boschi di alto fusto, in particolare boschi di latifoglie (faggete, noccioleti e querceti) e boschi di conifere (pinete, lariceti, abetaie). Si nutre soprattutto di semi nelle pigne, nocciole, noci, faggiole, castagne, ghiande, ma non disdegna la frutta. Deve guardarsi da diversi predatori, mammiferi carnivori che riescono a inseguirlo sugli alberi come le martore e le faine e da altri animali che possono insidiarlo quando scende a terra, come la volpe, nonché da alcuni rapaci come l’astore, l’allocco e il gufo reale. Lo scoiattolo rosso non va in letargo invernale, riduce la sua attività approfittando del cibo in esubero che spesso sotterra durante l’estate. La durata della sua vita, in natura, raggiunge 6-7 anni. In diverse zone è in difficoltà e in regressione a causa di diversi fattori (deforestazione, abbattimento di vecchi alberi maturi, alterazione di habitat, predazioni ad opera di animali domestici), ma il problema più immediato è la minaccia dello scoiattolo grigio americano, il quale occupa una nicchia ecologica simile ma, essendo più vorace, adattabile e prolifico, risulta in pratica un competitore per cibo ed habitat provocando la diminuzione dello scoiattolo rosso.
Consuma nove volte il cibo del cugino rosso
Introdotto in Europa nel 1876 in seguito all’importazione dall’America di alcuni esemplari per i giardini zoologici, il primo nucleo di scoiattolo grigio in Italia era stato segnalato nel 1948 quando l’ambasciatore americano James Clement Dunn donò ad un diplomatico italiano 2 coppie di esemplari provenienti da Washington, liberate nel parco della villa Simonis a Candiolo, vicino a Torino. Dopo poche settimane gli scoiattoli grigi fuggirono trovando in Piemonte un habitat ideale. Si diffusero rapidamente in tutta la regione e poi in Lombardia, Veneto, Liguria. Si distingue per la pelliccia di colore grigio chiaro sulla zona dorsale con sfumature bruno-rossicce sulle zampe, inguine, muso e orecchie.
Le abitudini
Lo scoiattolo grigio vive per lo più di giorno e gli studiosi hanno rilevato come il piccolo roditore sia una specie pericolosa in quanto entra in competizione con lo scoiattolo comune. Consuma fino a nove volte il cibo dello scoiattolo rosso, in presenza di semi di querce e di altre latifoglie, lo scoiattolo grigio è in grado di immagazzinare il 50% in più di ghiande, aiutato dalle maggiori dimensioni e da una maggiore capacità di digerire i tannini. Più resistente ai parassiti, è anche più vorace nel saccheggiare i noccioleti nei quali può causare ingenti danni alle coltivazioni. Insomma, è diventata una lotta impari. La pericolosità è causata anche dal fatto che è portatore sano di un parassita intestinale, lo Strongyloides robustus, letale per lo scoiattolo rosso.
Causa, inoltre, danni ai boschi asportando la corteccia degli alberi per nutrirsi della linfa sottostante. Lo scoiattolo grigio è stato inserito nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale con Regol. dell’U.E. 1143/2014. Il suo commercio in Italia è stato possibile fino alla pubblicazione del D.M. 24/12/2012 che ha messo fine alla libera vendita della specie e ne ha regolamentato la detenzione. È considerato dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) come una tra le 100 specie invasive più dannose del mondo. Quando le due specie entrano in contatto, è stato dimostrato che lo scoiattolo grigio sostituisce completamente la specie europea. In base al Regolamento Ue 2016/1141 l’Italia è obbligata a predisporre misure di gestione efficaci (eradicazione, controllo numerico o contenimento delle popolazioni) in modo da renderne minimi gli effetti sulla biodiversità e sugli ecosistemi collegati alla salute umana o all’economia. Il ministero dell’Ambiente dal maggio 2020 ha adottato un nuovo Piano per la gestione degli scoiattoli grigi nel quale è evidenziata l’importanza di non alimentare direttamente questi animali e di rimuovere fonti di cibo involontarie, come mangiatoie per uccelli e cibo per animali domestici. L’alimentazione diretta e la disponibilità accidentale di cibo fanno aumentare la popolazione degli scoiattoli grigi. La questione dello scoiattolo grigio è il simbolo di un problema più grande: la gestione delle specie alloctone e il fragile equilibrio tra etica, ecologia e tutela della biodiversità.
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