Fotografo ma anche scultore e intagliatore nato a Piazza Brembana. Sono passati cento anni dalla scomparsa di Eugenio Goglio che aveva soprattutto l’obiettivo di ritrarre la “sua” gente. Il Museo delle storie di Bergamo – insieme al Comune di Bergamo – per l’anniversario gli ha dedicato la mostra «Ritratto di un’epoca. Fotografie di Eugenio Goglio (1865-1926)» sostenuta da Siad Fondazione Sestini e con il contributo della Provincia di Bergamo. Ci immergiamo in un dialogo, che ci aiuta a comprendere la filosofia che sta dietro agli scatti dell’artista fotografo, con Daniela Pacchiana, curatrice della mostra insieme a Nicholas Fiorina e Roberta Frigeni.
A cent’anni dalla morte, una mostra celebra l’artista Eugenio Goglio
Ritratti, paesaggi e scene di vita raccontano la Valle Brembana tra Ottocento e Novecento. La mostra del Museo delle storie di Bergamo, prorogata al 20 settembre, è sostenuta da Siad Fondazione Sestini.
Lettura 3 min.Qual è l’idea da cui nasce la mostra?
L’anniversario dei cento anni dalla scomparsa del “Genio” (così era conosciuto da tutti Goglio, ndr) ha costituito l’occasione per indagare, attraverso i suoi scatti, una personalità poliedrica e con diverse interessanti sfaccettature. L’intenzione della mostra è quella di ricollocare la figura di Goglio all’interno del particolare contesto geografico e cronologico in cui ha operato, mettendo in luce la sua ambivalenza: fotografo sì, ma anche scultore e intagliatore; figlio e testimone dei cambiamenti della Valle Brembana, ma con una formazione culturale di ampio respiro nella Milano “scapigliata” del secondo Ottocento, avvenuta prima all’Accademia di belle arti di Brera e poi alla Scuola superiore d’arte applicata all’industria. “Ritratto di un’Epoca” è anche la prima opportunità per il Museo di valorizzare il fondo Eugenio Goglio, il più antico dell’Archivio fotografico Sestini, costituito da oltre 3.000 negativi su lastra di vetro: un patrimonio di memoria affidato dalla Provincia di Bergamo alle cure del Museo della fotografia nel 2018.
Il ritratto e la staticità sono la cifra stilistica delle fotografie di Goglio. Perché e quali sono alcuni degli scatti più originali ed evocativi?
Tutta la produzione di Eugenio Goglio è ricca e preziosa perché è testimonianza di un’epoca. Ogni fotografia è costruita con attenzione: nulla è lasciato al caso, ma è il frutto della sensibilità dell’artista-fotografo. Pose, espressioni, oggetti, accessori e persino giocattoli per i bambini sono elementi essenziali delle ambientazioni che il fotografo allestisce, sia nel suo studio di Piazza Brembana sia en plein air, per ritrarre la “sua” gente. In alcuni casi i soggetti ritratti sono a tutti gli effetti “in scena”, diventando degli attori improvvisati al servizio di Goglio. Iconiche le immagini, tutte magistralmente dirette dal Genio, dei numerosi operai addetti alla costruzione di ponti stradali e ferroviari, lo scatto degli ospiti dell’Albergo della Salute a Olmo al Brembo, ma anche la fotografia degli artisti-artigiani attivi in Valle, con Eugenio Goglio al centro, tutti ritratti con i relativi attrezzi del mestiere.
In che modo nei suoi scatti il rapporto tra uomo e natura viene esaltato?
Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento in Alta Valle Brembana il rapporto con la natura e il radicamento al territorio erano inevitabilmente molto forti. Grazie ai suoi ritratti, Goglio lascia una testimonianza del mondo contadino del tempo: uomini con gerle e strumenti di lavoro, donne con vanghe e badili, le “regiùre col capèl” nei campi durante la fienagione. Ma non c’è solo questo nelle immagini del Genio. Nonostante l’isolamento geografico ed economico, l’Alta Valle Brembana diventa in questi anni meta di un turismo escursionistico, alimentato anche dall’apertura di diversi rifugi nelle Alpi e nelle Prealpi bergamasche da parte del Club Alpino Italiano e dalla nascente editoria. La natura fotografata da Goglio, stampata anche su cartolina, diventa, infatti, uno strumento di promozione delle bellezze naturalistiche, anche le più selvagge, dell’intera valle, capaci di “invogliare il ceto di forestieri a visitarle”.
Il fiume Brembo non è solo un elemento paesaggistico. Che cosa simboleggiava per Goglio e per la Valle?
Il Brembo emerge sicuramente come elemento unificante e caratterizzante dell’intera valle: modella il paesaggio con il suo incessante scorrere, ed è sulle sue sponde che sorgono i paesi in cui Goglio lavora da “operaio e artista” e che immortala da fotografo. È soprattutto il simbolo identitario di una comunità. Il fiume è allo stesso tempo protagonista indiscusso tanto delle attività montane tradizionali, quanto delle trasformazioni dell’epoca: è forza motrice per gli antichi mulini, ma anche per le più moderne centrali idroelettriche che cominciano a “popolare” il territorio della Valle Brembana.
Quale messaggio vuole lasciare la mostra ai visitatori?
La risposta a questa domanda è da ricercare nell’ultima sezione della mostra, “Un’Epoca in movimento”. L’umanità brembana in queste fotografie è un’umanità corale, collettiva, che opera sul territorio e lo trasforma, modificandolo e rinnovandolo. Le fotografie esposte mostrano una tensione di fondo tra le tradizioni secolari dell’Alta Valle e la modernità che comincia a farvi capolino con alcuni dei suoi simboli più riconoscibili e riconosciuti: l’uomo da un lato è ancora impegnato nei boschi e nelle miniere, ma dall’altro è attivo nella costruzione di strade carrozzabili, ponti e stazioni ferroviarie, simboli del progresso che avanza.
La mostra proseguirà fino al 20 settembre ed è visitabile dal martedì al giovedì, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle17, e dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 al 18.
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