Sono reduce dalla festa finale del Cre di mio figlio – centinaia di adulti, bambini e adolescenti sudati sotto il tendone dell’oratorio a ballare « Bella Fra » - e sono felice. Quando le cose funzionano bisogna dirlo, così che altri prendano ispirazione e che a nessuno venga in mente di fare passi indietro.
Per anni, ogni estate, ho scritto quanto sia faticoso questo periodo per le famiglie non milionarie, come se ne vada via almeno uno stipendio per le attività estive e quanto sia necessaria una riforma del calendario scolastico. Questa estate, per noi, sta andando un pochino meglio, e non solo per via del Cre parrocchiale vicino casa (i Centri ricreativi estivi esistono da almeno 50 anni, patrimonio dell’umanità). Mio figlio si è divertito moltissimo, ha fatto attività stupende di cui pochissimo mi ha raccontato, e noi non abbiamo dovuto vendere un rene per mandarcelo.
Come tutte le cose belle, il Cre dura poco: 4 settimane, mentre le settimane di stop scolastico sono 14. C’è stato, quindi, anche qualcos’altro che ha contribuito a migliorare la nostra estate, devo ancora capire se si è trattato di un colpo di fortuna casuale o dell’inizio di un cambiamento.
Scuole aperte
Ho respirato un po’ di «Wind of change» quando a giugno la mia amica della Val Seriana mi ha detto che nel suo paese c’era la possibilità di iscrivere gratuitamente i bambini di quarta e quinta elementare a corsi di potenziamento scolastico di inglese e matematica, sia a giugno sia a settembre. Ho pensato con un pizzico di invidia: «Che fortuna, bravi loro», pensando fosse un’iniziativa esotica alla pari di quella del sindaco Mamdani che a New York offre ai genitori una sera di libertà. Negli stessi giorni si parlava ovunque della decisione della Regione Emilia-Romagna di riaprire le scuole dal 31 agosto con attività extra-didattiche. Un fatto che non mi ha toccato personalmente, ma è servito a riaprire il dibattito sulla funzione della scuola.
Non mi illudo: per una larga parte dell’opinione pubblica: «La scuola non è un parcheggio» e chi fa i figli se li guarda, ma ci sono anche amministrazioni comunali che si attivano per il bene delle famiglie, e lo fanno senza certo pretendere che gli insegnanti diventino animatori o rinuncino alle loro ferie. Anche nella scuola di mio figlio è stata aperta la possibilità di frequentare a scuola un corso di inglese mattutino nelle prime settimane di settembre, completamente gratuito. Mio figlio e la quasi totalità dei suoi compagni si sono iscritti, a testimonianza di un’esigenza che c’è ed è diffusa. Nel frattempo, come tutti gli anni della scuola dell’infanzia, mia figlia fa il suo centro estivo esattamente dove va a scuola. Con altre educatrici, giochi d’acqua, compagni di diverse età e sezioni.
Riuscire a tenere aperte le scuole, insomma, non è impossibile. Già accade, in parte, e quando è così la scuola non è un mero edificio, ma una risorsa collettiva. Dai pensionati che ne sfruttano la palestra la sera per fare ginnastica posturale ai bambini che frequentano il centro estivo. Anche per questo le scuole devono essere BELLE: progettate bene, nuove o ben manutenute, con spazi verdi, curate e rispettate da tutti.
Un colpo di fortuna
Un paio di settimane fa, pagando online la Tari, mio marito si è accorto che, proprio vicino casa, finito il Cre parrocchiale ne cominciava uno comunale, a costi altrettanto modici e con un programma ancor più ricco: gite, piscine, parchi acquatici, assistenza compiti, musei, educatori professionisti. Noi siamo riusciti a concludere l’iscrizione esattamente il giorno prima che le chiudessero; purtroppo nel quartiere la maggior parte delle famiglie non ne era a conoscenza e non è riuscita a iscrivere in tempo i bambini. Il nostro è stato un colpo di fortuna dettato dalla disperazione, dopo che il centro estivo precedentemente scelto – privato, ben più caro - ci aveva lasciato a piedi per mancanza di iscritti.
Mi ritrovo, quindi, per la prima volta della mia vita da quando è mancata mia madre, nella fortunata posizione di avere qualcuno che mi guarda i bambini fino al giorno prima di andare al mare. Un successo estemporaneo o posso sperare che sarà così anche nei prossimi anni? Mi perderò il bando di iscrizione al Cre o posso ambire di ritrovarmelo ben segnalato, magari già a maggio? Riusciremo a pianificare i tre mesi estivi sapendo a giugno cosa faremo a settembre, o ci ritroveremo a dovere lavorare rischiando l’abbandono di minore?
Racconto i noiosissimi fatti miei perché sono quelli di tantissime famiglie: coppie normali, che normalmente si dedicano ai figli e normalmente lavorano (uso il termine “normale” con il significato di “nella media”), senza avere nonni disponibili (o disponibili h24) e che in estate non sanno dove sbattere la testa per gestire tre mesi di stop scolastico. Una situazione diffusa, che non è il segno di una mancanza individuale, ma di una necessità collettiva. Forse ce ne stiamo rendendo conto, speriamo.
I conti in tasca
Concludo con una nota prosaica: quest’anno di centri estivi spendiamo 1.129 euro per due figli. Un risparmio di 351 euro rispetto all’anno scorso, che in tempi di inflazione non è male. È tanto, è poco? Io sono contenta, mi sembra un miraggio, specialmente il fatto che possano esserci attività gratuite a scuola a inizio settembre o a fine giugno. Vorrei potesse diventare una buona prassi, qualcosa su cui potere contare ogni anno.
Ci saranno famiglie che 1.129 euro li spendono per due settimane di centro estivo al golf club, buon per loro. Ma ci sono anche altri che devono decidere se spendere quei 1.129 euro per mandare i bambini al Cre o per fare la spesa, vorrei che non dovessero scegliere.
