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«Tierra!», tornano le rotte per orientarsi nel presente

Articolo. Ventuno serate, tutte a ingresso libero, indagano le difficoltà dell’oggi e ci orientano verso un mondo più umano. Il primo appuntamento si terrà a Mapello con Giuseppe Remuzzi

Lettura 6 min.
Gabriella Greison (Foto di Claudio Sforza)

Dal 20 febbraio al 16 aprile torna uno degli appuntamenti culturali più attesi della provincia: « Tierra! Nuove rotte per un mondo più umano». Undici edizioni e una formula che continua a rinnovarsi senza perdere la propria identità: portare idee, storie e visioni nei Comuni della bergamasca, trasformando biblioteche e sale civiche in luoghi di confronto. Ventuno serate, tutte a ingresso libero (con prenotazione consigliata e tutte con orario di inizio alle 21), distribuite tra pianura e valli, tra hinterland e l’Isola bergamasca. Una geografia diffusa che racconta già molto dello spirito della rassegna: la cultura non resta ferma, ma viaggia, attraversa i territori. A promuovere l’iniziativa sono il Sistema Bibliotecario Intercomunale dell’Area di Dalmine e il Sistema Bibliotecario Intercomunale Area Nord-Ovest, con il patrocinio della Provincia di Bergamo, la direzione artistica di Ornella Bramani e quella organizzativa di Simonetta Rovelli e Marco Locatelli, insieme al supporto tecnico di Azienda Isola e della Rete Bibliotecaria Bergamasca.

In un’epoca segnata da conflitti, crisi ambientali, rivoluzioni tecnologiche e un senso diffuso di smarrimento – soprattutto tra le nuove generazioni – «Tierra!» sceglie di non semplificare. Anzi: rilancia la complessità. Lo fa intrecciando geopolitica e memoria locale, scienza e filosofia, sport e formazione, musica e storia sociale. Come sottolineano le istituzioni promotrici: «Come Sistemi Bibliotecari – dichiarano Francesca Samele, presidente del Sistema Bibliotecario Intercomunale dell’Area di Dalmine e Marzio Zirafa, presidente del Sistema Bibliotecario Intercomunale Area Nord-Ovest – crediamo profondamente che la cultura, il dialogo e l’incontro siano strumenti essenziali per non lasciarsi travolgere dalle paure e dalle difficoltà dell’oggi. Per questo “Tierra!” nasce e continua a crescere come un programma plurale per vocazione: un crocevia di idee, esperienze e storie che si intrecciano per offrire prospettive inedite e sguardi molteplici».

Un atlante di storie, idee e visioni

«Tierra! 2026» costruisce un percorso che attraversa il presente da molte direzioni, senza gerarchie tematiche ma con un filo rosso evidente: capire dove siamo per immaginare dove andare. Si parte da uno dei nodi più delicati del dibattito contemporaneo, il fine vita, affidato alla voce autorevole di Giuseppe Remuzzi (20 febbraio all’Auditorium Papa Giovanni XXIII di Mapello). Il suo intervento non si limita all’aspetto medico, ma apre un confronto sulla libertà di scelta, sulla dignità e sul significato della cura. In un tempo in cui il tema è spesso ridotto a slogan contrapposti, l’incontro propone una riflessione capace di tenere insieme etica, scienza e responsabilità civile. È una conversazione che interpella anche i più giovani: parlare della morte significa, in fondo, parlare della qualità della vita e del valore delle decisioni.

La memoria collettiva prende poi una direzione meno esplorata, quella delle storie femminili del territorio, con Barbara Curtarelli (21 febbraio, Auditorium «Fabrizio de André» di Curno). Le sue pagine restituiscono centralità a donne che hanno attraversato il Novecento tra lavoro, famiglia e trasformazioni sociali. Non figure eccezionali, ma vite ordinarie che hanno sostenuto intere comunità. Il racconto mette in luce quanto la storiografia abbia a lungo ignorato queste presenze e invita a ripensare il concetto stesso di protagonismo storico. Il tema della responsabilità personale ritorna nella testimonianza di Claudio Calzana (26 febbraio, Sala Civica di Caprino Bergamasco), che rievoca l’esperienza da volontario a Teora, dopo il terremoto dell’Irpinia. Il suo non è solo un ricordo, ma un confronto con il tempo: cosa resta, oggi, di quella stagione di solidarietà spontanea? Il viaggio nei luoghi del sisma diventa una riflessione sulla memoria che cambia e sull’importanza dei legami costruiti nei momenti di emergenza.

La storia locale si accavalla con quella dell’innovazione grazie al lavoro di Dino Oberti e Chiara Delfanti (27 febbraio, Sala «Putti» di Villa Speranza a San Pellegrino Terme), che riportano alla luce la vicenda della Ferrovia Valle Brembana. Un’infrastruttura che all’inizio del Novecento rappresentava modernità e apertura, e che oggi diventa simbolo di scelte politiche e visioni territoriali. Raccontare quella linea elettrica significa interrogarsi sul rapporto tra progresso e comunità, tra sviluppo e memoria. La scienza torna protagonista con il monologo di Lorenzo Baravalle (28 febbraio, Auditorium di Locate, Ponte San Pietro). Il racconto della fisica nucleare non è soltanto un capitolo della storia della ricerca, ma una parabola sulla responsabilità della conoscenza. Le scoperte che hanno cambiato il mondo portano con sé entusiasmo e ombre, e lo spettacolo invita a riflettere su quanto il sapere non sia mai neutrale. Tra le figure che emergeranno nel racconto Enrico Fermi, geniale scienziato che porterà l’Italia nel «Progetto Manhattan», Edoardo Amaldi, che dedicherà la sua vita a una scienza al servizio della pace, e Klaus Fuchs, che si infiltrerà nel programma militare più segreto. Oltre a loro, i coniugi Joliot-Curie, Lise Meitner, Otto Hahn e Leó Szilárd.

Gli appuntamenti di marzo

Le inquietudini del presente emergono con forza nell’intervento della criminologa Roberta Bruzzone (3 marzo, Teatro Civico di Dalmine), che analizza i casi di violenza giovanile provando a superare la dimensione puramente mediatica. Dietro i fatti di cronaca si intravedono fragilità emotive, modelli distorti e una difficoltà diffusa nel gestire il conflitto. È uno sguardo che chiama in causa l’intera comunità educante. Dalla cronaca si passa alla dimensione più intima dei sentimenti con Stefano Zecchi (4 marzo, Sala Civica di Sotto il Monte Giovanni XXIII), che attraversa secoli di letteratura e filosofia per interrogarsi sull’amore. Dai miti antichi alle relazioni contemporanee, il percorso mostra come il linguaggio dei sentimenti si sia trasformato insieme alla società, ridefinendo ruoli, aspettative e modelli familiari.

Il territorio torna al centro con Maria Di Pietro (5 marzo, Sala Convegni di Almenno San Bartolomeo), che costruisce un ritratto della comunità bergamasca attraverso incontri e dialoghi con protagonisti della vita sociale ed economica. Ne emerge un’identità fatta di concretezza, riservatezza e capacità di adattamento, ma anche di generosità silenziosa. Un’indagine che guarda al futuro senza dimenticare le radici. Lo scenario internazionale entra in scena con il politologo Manlio Graziano (6 marzo, Centro Civico – Sala «F.Abbiati» di Verdello), che smonta le narrazioni semplicistiche sulla guerra e analizza i meccanismi culturali e propagandistici che accompagnano i conflitti. Il suo intervento offre strumenti per orientarsi in un panorama globale segnato da tensioni e competizioni crescenti.

La riflessione sul vero e sul falso è affidata alla semiologa Anna Maria Lorusso (7 marzo, Sala Civica di Levate), che esplora l’impatto di reality show, true crime e intelligenza artificiale sul nostro modo di percepire la realtà. In un ecosistema informativo saturo, distinguere tra narrazione e manipolazione diventa una competenza fondamentale, soprattutto per le generazioni più giovani. La musica diventa viaggio fisico e simbolico con Leone Facoetti (12 marzo, Sala Consiliare di Solza), che racconta il suo itinerario – attraverso tutte le regioni e circa seimila chilometri da Nord a Sud – sulle tracce di compositori dimenticati. Camminare verso le loro case natali è stato per Leone un gesto di restituzione culturale, un modo per rimettere al centro voci rimaste ai margini.

Con Gabriella Greison (13 marzo, Teatro dell’Oratorio di Terno d’Isola) la fisica quantistica incontra il teatro. La divulgatrice attraversa la nascita della fisica quantistica, da de Broglie a Heisenberg ai giorni nostri, per riportarla nel quotidiano in questo monologo che dimostra come il linguaggio scientifico possa dialogare con le emozioni. Il rapporto tra tecnologia e potere è al centro dell’intervento di Riccardo Luna (14 marzo, Centro Civico di Ciserano) che ripercorre la parabola del web dalle origini utopiche alla concentrazione del controllo nelle mani delle grandi piattaforme. La domanda che attraversa l’incontro è urgente: come difendere la democrazia nell’era degli algoritmi?

La geopolitica assume un volto umano con Dario Fabbri (19 marzo, Sala «Eden» di Stezzano), che invita a leggere la storia come movimento di popoli, desideri e paure collettive, oltre le semplificazioni mediatiche. Le discipline umanistiche, in quest’ottica, restano scuole di pensiero, destinate a essere sempre ripensate e reinventate. Le radici artigiane riemergono nell’incontro con Chiara Delfanti e Osvaldo Gimondi (20 marzo, Biblioteca «B.Belotti» di Zogno), dedicato alla bottega dei Lazzaroni e al legno visto come espressione artistica e identitaria della Val Brembana. Un omaggio a questa bottega attiva dalla fine del Settecento al 1975, quando l’ultimo dei falegnami venne a mancare ancora giovane.

Lo sport diventa educazione grazie alla testimonianza di Maria Teresa Brolis e Marco Carobbio (21 marzo, Auditorium scuola secondaria di primo grado di Azzano San Paolo) che ricostruiscono la figura di Giuseppe Brolis, figura fondamentale del vivaio atalantino ed esempio di formazione attraverso il calcio. La serata, alla presenza della figlia e ricco di testimonianze, che sarà rivolta in particolare ai ragazzi e alle associazioni sportive, perché il calcio continui a essere motivo di divertimento, amicizia ed educazione, in campo come nella vita. Il tema delle nuove maschilità viene affrontato dallo psichiatra Leonardo Mendolicchio (26 marzo, Auditorium scolastico di Osio Sopra) che propone un’educazione capace di accogliere vulnerabilità ed emozioni, superando modelli rigidi. Mendolicchio, che lavora da anni con i giovani, propone una nuova strategia educativa, che aiuti gli adulti – genitori, insegnanti, educatori – ad accompagnare i ragazzi verso una virilità più libera, capace di accogliere le emozioni senza vergogna.

Gli alpinisti Maurizio Agazzi e Yuri Parimbelli (27 marzo, Sala consiliare di Villa d’Almé) ci portano a vivere le Orobie attraverso un progetto di ricerca e passione, nato vent’anni fa, che si snoda in ottantaquattro itinerari tra storie, emozioni, leggende e tradizioni del territorio orobico. Ma non solo, il progetto è un omaggio agli alpinisti che hanno fatto la storia di queste vette, ma anche a chi desidera viverle in modo autentico. La crescita personale è invece al centro dell’intervento del manager e del formatore Demetrio Trussardi (28 marzo, Sala «Angelo Vitali» di Capriate San Gervasio), che invita a riconoscere nel tentativo e persino nel fallimento una misura autentica del coraggio. Ripercorrendo la propria storia, Trussardi, offre una preziosa testimonianza per le future generazioni, chiamate a non perdere mai di vista ciò che conta davvero: le persone.

Gli appuntamenti di aprile

La fragilità come spazio di ascolto è il cuore della riflessione di Michela Marzano (9 aprile, Auditorium comunale «Anna Maria Mozzoni» di Mozzo). La filosofa, saggista e scrittrice, che vive a Parigi, illumina con sincerità disarmante il disagio di una generazione a cui il mondo sembra aver rubato tutto e lo fa raccontando la storia di un medico psichiatra, Mauro, che alle diagnosi facili e alle etichette preferisce l’ascolto: leggere gli sguardi, interpretare il linguaggio del corpo. Infine, la chiusura della rassegna è affidata a Claudio Cerasa (16 aprile, Cineteatro «Cagnola» di Urgnano), figlio del giornalista Giuseppe Cerasa e direttore de Il Foglio, prova a ribaltare il racconto dominante del pessimismo, cercando segnali concreti di progresso e possibilità e parlando a chi è stanco di guardare sempre e solo il bicchiere mezzo vuoto nutrendosi di rancore.

Per tutte le informazioni consultare il sito ufficiale della rassegna.

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