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Pieralberto Carrara, «Alberto Tomba ha sempre fatto il tifo per noi biatleti»

Articolo. L’atleta di Serina ha vinto una la medaglia d’argento nella venti chilometri individuale nel biathlon maschile ai Giochi Olimpici di Nagano. Una storia da rivivere in attesa dei Giochi di Milano Cortina 2026

Lettura 3 min.
Carrara al poligono nella 20 chilometri individuale di Nagano (Foto Pieralberto Carrara)

Vincere una medaglia olimpica è un privilegio molto raro, farlo alla quarta partecipazione ai Giochi è un’occasione che capita a pochissimi atleti. Il coronamento di un percorso spesso complesso e pieno di ostacoli, fra esclusioni eccellenti e delusioni cocenti. Quando però si giunge sul podio, le emozioni emergono tutte d’un tratto e i sacrifici affrontati negli anni diventano dolci ricordi, tappe necessarie per completare nel miglior modo il giro della carriera.

Pieralberto Carrara ha compreso tutto ciò nel 1998, quando a Nagano si è messo al collo la medaglia d’argento nella venti chilometri individuale nel biathlon maschile, un traguardo prezioso considerato che si trattò dell’unico podio italiano nella specialità e uno dei dieci ottenuti dall’Italia nella rassegna a cinque cerchi invernale andata in scena sulle nevi del Giappone. Dopo aver conquistato tre ori e due bronzi ai Mondiali fra staffetta e gara a squadre, il biatleta di Serina ottenne il risultato più importante della carriera cancellando l’esclusione dal quartetto di Calgary 1988 e la medaglia di legno di Albertville 1992.

«Nel 1988 ero molto giovane e in Canada è stata veramente una bella esperienza, anche perché non ero mai andato così lontano. Un panorama spettacolare, con foreste, piste e luoghi bellissimi e quindi raggiungere il tredicesimo posto nella dieci chilometri sprint mi era parso qualcosa di ideale – racconta Carrara – Chiaramente i due errori commessi mi sono costati il podio, ma avevo già superato mio suocero Gianni Carrara, diciassettesimo nella 50 chilometri di sci di fondo a Cortina d’Ampezzo 1956. Mi è spiaciuto non aver preso parte alla staffetta perché la squadra arrivò al bronzo e, all’epoca, c’erano solo tre gare per il biathlon, tuttavia mi dissero che ero giovane e mi sarei potuto rifare più avanti».

«Le altre Olimpiadi (1992 e 1994, ndr) le ho affrontate con più esperienza visto che avevo già ottenuto ottimi risultati in Coppa del Mondo, soprattutto in staffetta dove ai Giochi abbiamo spesso patito gli errori dell’ultimo frazionista. Eravamo da podio, ma proprio qualche tiro sbagliato negli ultimi poligoni ci ha impedito di ottenere la medaglia – sottolinea Carrara – A differenza di quello che sosteneva l’opinione pubblica dell’epoca, Alberto Tomba non era uno sbruffone. Rispetto agli altri sciatori che avevano un po’ la puzza sotto il naso e vedevano il biathlon come uno sport minore, lui veniva a seguire le nostre gare e ci faceva i complimenti se andavano bene oppure era dispiaciuto in caso contrario».

La corsa olimpica di Pieralberto Carrara, nato nel 1966 a Serina, è partita dalla Val Serina, dove diversi atleti hanno dato vita al biathlon italiano partecipando ad alcune edizioni dei Giochi Olimpici. È il caso di Gianbattista Mismetti, nato a Santa Brigida e presente a Cortina 1956 nel fondo. Una figura fondamentale per il movimento tricolore della carabina che ha creato le prime gare nel nostro Paese. «Lui è stato direttore tecnico della Nazionale fino Sarajevo 1984 e ha portato in azzurro miei conterranei come Arduino Tiraboschi e Celestino Midali che sono scesi in campo a Lake Placid nel 1980 – aggiunge Carrara – A Gromo è stato costruito un poligono con una piccola pista da skiroll che basta per insegnare ai ragazzi gli automatismi del biathlon, come togliere la carabina e mirare. Si tratta di uno sport spettacolare che ha superato probabilmente lo sci di fondo e per questo spero che possa tornare alta l’attenzione in bergamasca su questa disciplina».

Quel sostegno prezioso ha consentito a Carrara di arrivare fino a Nagano 1998, nonostante una frattura vertebrale subita in estate in mountain bike. Un infortunio che ha peggiorato le prestazioni di inizio stagione, ma che non ha impedito all’atleta bergamasco di vivere l’ultimo valzer olimpico. A ridosso del suo trentaduesimo compleanno, Pieralberto ha così raggiunto il Giappone, arrivando alla 20 chilometri con un altro piccolo guaio.

«Il giorno prima della gara sono scivolato sul ghiaccio e ho rotto il calcio della carabina. Non mi sentivo a mio agio e così ho scelto il pettorale numero 3 per lasciare spazio ai migliori della squadra – ricorda ancora Carrara – Ho centrato tutti i bersagli, ma ho perso un minuto e mezzo al poligono perché non ero a mio agio con l’attrezzo e per questo ho chiuso a soli cinque secondi dall’oro. È andata comunque bene perché una medaglia è sempre una medaglia». Le medaglia d’oro è stata conquistata, dopo una grande rimonta, dal norvegese Halvard Hanevold, scomparso a soli 49 anni nel 2019. Ora Pieralberto Carrara spera di vedere sua nipote Michela sul podio di Milano-Cortina. «Vedo poco Michela perché abita in Valle D’Aosta, ma mio fratello, che la segue in allenamento, mi ha detto che sta andando bene e anche lei si dice tranquilla in vista dei Giochi. Ha vinto un oro ai Mondiali Juniores e potrebbe replicare una grande prestazione».

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