L’ottimismo resta determinante
I dati dell’ultima «KPMG CEO Outlook» restituiscono un quadro chiaro: la fiducia dei CEO nell’economia globale è scesa al 68 per cento, ma la volontà di investire in crescita, innovazione e capitale umano rimane elevata
In un contesto globale segnato da instabilità economica, tensioni geopolitiche e trasformazioni tecnologiche, le imprese si trovano di fronte a un bivio strategico.
Per affrontare la complessità crescente, i CEO devono ripensare i modelli di leadership, investire in tecnologie emergenti, valorizzare il capitale umano e integrare la sostenibilità nelle decisioni aziendali. La nuova edizione della «KPMG CEO Outlook» offre una fotografia dettagliata delle priorità e delle sfide che attendono i leader nei prossimi mesi. Ma quali sono i principali ambiti di trasformazione che stanno ridefinendo il ruolo del CEO e il futuro delle organizzazioni? I dati restituiscono un quadro chiaro e, per certi versi, sorprendente: la fiducia dei CEO nell’economia globale è scesa al 68 per cento, il livello più basso dal 2021, ma la volontà di investire in crescita, innovazione e capitale umano rimane elevata. Questo apparente paradosso segnala un cambiamento profondo nei modelli di leadership e nella visione strategica delle imprese, che si stanno adattando a un contesto caratterizzato da volatilità, frammentazione normativa, tensioni geopolitiche e trasformazioni tecnologiche. In questo scenario, la resilienza non è più una reazione temporanea agli shock, ma diventa un principio guida. Le imprese non possono permettersi di adottare un atteggiamento attendista: restare fermi equivale a perdere competitività. È necessario continuare a credere nella crescita, anche quando il quadro macroeconomico appare incerto. L’ottimismo, inteso come capacità di individuare opportunità anche nei momenti di rischio, si rivela una qualità essenziale per chi guida un’organizzazione.
la resilienza non è più una reazione temporanea agli shock, ma diventa un principio guida
Le priorità di investimento indicate dai CEO – operazioni di M&A, capitale umano, intelligenza artificiale, innovazione e ridefinizione del modello operativo – riflettono una visione proattiva e lungimirante. La resilienza, già emersa come risposta alla crisi pandemica, si conferma una caratteristica distintiva delle imprese italiane, storicamente capaci di adattarsi con rapidità ai cambiamenti.
Per la Leadership un nuovo paradigma
In questo scenario di resilienza attiva, il ruolo del CEO si è trasformato in modo significativo. Oggi, chi guida un’azienda è chiamato a essere non solo leader delle persone, ma anche figura pubblica e decisore etico. La leadership non si misura più soltanto in termini di profitto, ma anche di fiducia, responsabilità e capacità di affrontare la complessità. Secondo i dati della «CEO Outlook», il 59 per cento dei CEO a livello globale ritiene che le aspettative sul proprio ruolo siano cambiate radicalmente negli ultimi cinque anni. Il 72 per cento ha già adattato i propri piani di crescita, privilegiando agilità decisionale, trasparenza e capacità di gestione del rischio. I processi strategici si stanno evolvendo: dai piani triennali si passa a logiche di scenario a breve termine, con decisioni sempre più «a catena corta», per garantire tempestività e flessibilità. In questa fase servono modelli di leadership pragmatici che siano in grado di adattarsi continuamente al cambiamento. L’evoluzione del ruolo del CEO impone una riflessione sulle competenze necessarie per guidare il cambiamento. E qui entra in gioco la tecnologia, in particolare l’intelligenza artificiale.
Ai: una leva strategica per la trasformazione
L’intelligenza artificiale si conferma una priorità strategica per i CEO a livello globale. Circa il 70 per cento intende destinare tra il 10 per cento e il 20 per cento del proprio budget all’AI nei prossimi 12 mesi, e il 67 per cento prevede un ritorno sull’investimento entro 1-3 anni. In Italia, il 64 per cento dei CEO considera l’AI un investimento prioritario, con una propensione a destinare percentuali di budget superiori rispetto alla media globale. L’AI non è più solo uno strumento di efficienza: diventa il cuore pulsante dell’impresa del futuro. La sfida principale è l’integrazione trasversale, che consenta di ripensare il modello di servizio e di posizionare il digitale al centro dell’impresa. Le grandi aziende italiane stanno già percorrendo questa strada, anche a livello di filiera, mentre per le PMI il percorso è ancora in fase iniziale. Tuttavia, l’adozione accelerata dell’AI solleva nuove questioni etiche, culturali e regolatorie. Il 76 per cento dei CEO ritiene che la propria organizzazione sia pronta per un’integrazione sicura dell’AI, ma riconosce la necessità di una governance solida e di framework normativi adeguati. Le principali sfide evidenziate sono le implicazioni etiche (59 per cento), la qualità dei dati (52 per cento) e la mancanza di regolamentazione (50 per cento). In questo contesto, la formazione diventa cruciale. L’AI, infatti, deve potenziare le capacità delle persone, non sostituirle. Investire in competenze, aggiornamento e cultura digitale è fondamentale per garantire un’adozione efficace e sostenibile.
Attrazione dei talenti e capitale umano
La competizione per i talenti, soprattutto in ambito AI, è una delle priorità più sentite dai CEO. Le imprese si muovono su due fronti: riqualificazione interna e attrazione di nuovi profili. Stando ai dati in nostro possesso, il 71 per cento dei CEO si concentra sulla fidelizzazione dei talenti ad alto potenziale, mentre il 61 per cento è attivamente impegnato nell’assunzione di nuove risorse con competenze tecnologiche. In Italia, stiamo assistendo a strategie interessanti di formazione permanente, basate su ecosistemi collaborativi con partner esterni, università, think tank e associazioni. Questo approccio consente di superare i limiti interni, favorendo uno scambio continuo di competenze e accelerando l’adozione dell’AI. Per attrarre talenti, è essenziale creare ambienti di lavoro inclusivi, capaci di valorizzare il potenziale individuale. Le nuove generazioni chiedono modelli organizzativi flessibili che consentano forme di work-life balance e una cultura dell’ascolto diffusa a tutti i livelli organizzativi. Un altro punto evidenziato dalla ricerca è la resilienza delle supply chain, indicata come priorità di investimento dal 34 per cento dei CEO italiani. I recenti eventi geopolitici hanno evidenziato la vulnerabilità dei «nodi» globali e la necessità di ripensare le strategie di approvvigionamento. Le imprese si stanno orientando verso la diversificazione dei fornitori e strategie di nearshoring e friendshoring, riallocando le catene verso Paesi considerati più affidabili. Anche i mercati di sbocco diventano centrali: è necessario riorientare l’export verso economie ad alto potenziale, come India, Asia, America Latina e Paesi del Golfo.
Sostenibilità misurabile e AI come acceleratore
La gestione del rischio operativo si intreccia sempre più con la sostenibilità. E proprio l’ESG rappresenta oggi una leva strategica, non solo reputazionale. La fiducia nel raggiungimento degli obiettivi net-zero entro il 2030 è in crescita: il 61 per cento dei CEO globali si dichiara fiducioso, in aumento rispetto al 51 per cento del 2024. In Italia, il dato è ancora più elevato: 74 per cento. Le principali barriere sono il costo della decarbonizzazione (25 per cento) e la mancanza di competenze specifiche (21 per cento). L’AI può svolgere un ruolo decisivo nel supportare le strategie ESG.
La sostenibilità non può più essere considerata un tema separato dalla strategia aziendale.
I CEO indicano come principali benefici il miglioramento della qualità dei dati e del reporting (79 per cento), l’identificazione di opportunità per l’efficienza delle risorse (79 per cento) e la riduzione delle emissioni (78 per cento). In Italia, il 90 per cento dei CEO riconosce il contributo dell’AI nel migliorare l’efficienza energetica, mentre l’88 per cento ne evidenzia il ruolo nell’analisi di scenario e nel monitoraggio degli impatti ambientali. La sostenibilità non può più essere considerata un tema separato dalla strategia aziendale. È necessario integrare e comunicare il costo e il valore delle iniziative ESG, sfruttando il digitale per misurare i progressi e orientare le decisioni. La doppia transizione – green e digitale – rappresenta una delle sfide più interessanti per le imprese italiane.
Un nuovo equilibrio tra visione e azione
La «KPMG CEO Outlook 2025» evidenzia come resilienza, intelligenza artificiale e capitale umano siano i pilastri su cui costruire la trasformazione delle imprese in un contesto globale sempre più complesso. I CEO sono chiamati a guidare con lucidità e pragmatismo, bilanciando l’urgenza dell’azione con la profondità della visione strategica. La leadership del futuro non potrà prescindere da una forte componente etica, dalla capacità di gestire l’incertezza e dalla volontà di investire in innovazione e competenze. Le imprese che sapranno integrare l’AI in modo responsabile, valorizzare il talento e affrontare le sfide ESG con strumenti misurabili e orientati al risultato saranno quelle in grado di generare valore sostenibile nel lungo periodo. La trasformazione non è più un’opzione, ma una necessità. E richiede una guida solida, una visione chiara e una capacità costante di adattamento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA