Tracciare una rotta per creare opportunità

In uno scenario di crescente incertezza geopolitica, le imprese devono integrare l’analisi dei macro-rischi, diversificare mercati e forniture, rafforzare la resilienza cyber e investire in digitale ed energia per il futuro

Riconoscere i rischi per mitigarli al meglio

Stiamo vivendo una fase di recessione geopolitica per certi aspetti inedita: non c’è più una chiara leadership a livello globale e le istituzioni che avrebbero dovuto assicurare la governance internazionale stanno perdendo progressivamente trazione.

In questa fase così complessa, le imprese dovrebbero provare ad incorporare nella pianificazione strategica tutti gli insight associati ai macro-rischi per far fronte a possibili scenari di forte volatilità: questo esercizio richiede un potenziamento delle capacità di intelligence per comprendere e misurare i potenziali impatti sulla value chain e per adattare le strategie di conseguenza. A questo fine possiamo provare a tracciare una rotta che le aziende dovrebbero seguire per navigare nell’attuale fase di incertezza. Questa rotta segue tre punti che ruotano attorno al concetto di diversificazione: gli sbocchi commerciali, le catene di fornitura, gli investimenti.

Partiamo dal commercio: diversificare le rotte dell’export è un tema senza dubbio da approcciare. Le aree in cui ci sono maggiori opportunità sono oggi i Paesi del Golfo, il Medio Oriente, alcuni Paesi dell’Africa, l’America Latina. Questi Paesi hanno attraversato negli ultimi anni un’accelerazione di sviluppo molto importante e spesso hanno rapporti già consolidati con le nostre aziende. La sfida è approcciarsi a questi mercati non in modo indifferenziato, ma con una strategia che tenga conto delle caratteristiche dei singoli mercati che possono impattare il posizionamento in rapporto alle preferenze di consumo ed alla struttura competitiva di ogni singolo mercato.

Anche gli assetti legati alle catene di fornitura vanno reinterpretati. Una direzione verso cui le aziende già si stanno muovendo è quella del friendshoring. Ciò significa che per garantire la sicurezza e la resilienza degli approvvigionamenti occorre diversificare e, allo stesso tempo, identificare aree geografiche che per caratteristiche culturali ed assetti normativi possano assicurare le forniture necessarie, tenuto conto degli impatti in termini di gestione dei magazzini, rapporti con i fornitori, profili di sicurezza fisica delle persone ed asset (incluso le infrastrutture critiche), disponibilità legata ai minerali critici soprattutto quelli funzionali allo sviluppo delle tecnologie ad uso duale.

Le infrastrutture sempre più esposte

In questo contesto, le infrastrutture critiche – fisiche e digitali – sono sempre più esposte a rischi di natura cyber e/o di natura fisica anche a causa di azioni di natura ibrida poste in essere da paesi esterni alla NATO in continua violazione del diritto internazionale. In particolare, gli attacchi informatici rappresentano una minaccia crescente sia per la continuità operativa delle aziende sia per la sicurezza nazionale, con impatti potenzialmente devastanti su supply chain, servizi essenziali e violazione di dati sensibili. La protezione delle infrastrutture digitali e l’adozione di strategie di cyber resilience diventano quindi elementi imprescindibili per la gestione del rischio e la salvaguardia della competitività. Ma anche le minacce fisiche legate ad infrastrutture critiche assumono una rilevanza crescente (violazione degli spazi aerei, infrastrutture energetiche, aeroporti, trasporti).

le infrastrutture critiche – fisiche e digitali – sono sempre più esposte a rischi di natura cyber e/o di natura fisica anche a causa di azioni di natura ibrida poste in essere da paesi esterni alla NATO in continua violazione del diritto internazionale

Per quanto riguarda il tema dei dazi, tanto attuale quanto mutevole sia nei perimetri d’attuazione sia nei reali impatti sull’economia, le imprese non dovrebbero decidere in modo impulsivo di delocalizzare la produzione negli USA per evitare le tariffe. Questo non significa avere un atteggiamento attendista, ma adottare un approccio cauto e guidato da valutazioni di scenario in termini di impatto lungo la value chain. L’obiettivo è di individuare i potenziali impatti di breve termine da un lato e di medio/lungo termine dall’altro, in modo da meglio focalizzare le eventuali strategie di mitigazione. Infine, il punto che dal nostro osservatorio appare cruciale: gli investimenti. Ancora una volta, è essenziale ragionare non solo sul breve termine, valorizzando quelle iniziative che potranno consentire il recupero di marginalità che oggi sembra essere minacciata. Ci riferiamo soprattutto agli investimenti legati alla doppia transizione, energetica e digitale.

Digitalizzare sfruttando la leva delle nuove tecnologie significa efficientare i modelli operativi. Decarbonizzare significa non solo allinearsi alle norme ESG, ma rimuovere nel tempo il più grande gap competitivo del sistema UE rispetto ad altre economie, ossia il costo dell’energia. Fonti rinnovabili, efficientamento energetico, diversificazione e gestione attiva dei canali di approvvigionamento: tutto ciò può portare a ridurre il costo degli acquisti, consumare meno, inquinare meno, quindi ridurre i costi. Oltretutto in questo momento di incertezza, gli investimenti in digitale ed ESG non rappresentano solo leve di sviluppo per le imprese, ma possono avere anche un impatto positivo e profondo sulla società.

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