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Un viaggio nello spazio tra satelliti e lotta per l’egemonia

Economia dello spazio in espansione: satelliti e competizione globale attirano le aziende, ma la sfida è fissare regole per uno sviluppo sostenibile e responsabile

Si è tenuto mercoledì 25 marzo l’incontro del comitato di aziende che sostengono eco.bergamo. «Ecologia spaziale» è stato il tema al centro della discussione la cui relatrice è stata Patrizia Caraveo, astrofisica di fama mondiale, presidente della Società astronomica italiana e dirigente di ricerca all’Istituto nazionale di astrofisica, che ha condotto i partecipanti lungo un viaggio nello spazio analizzando i rischi ecologici che stiamo correndo e le regole di ingaggio nell’ambito della space economy a partire dalla recente notizia che vede la costellazione Starlink raggiungere e superare i 10mila satelliti in orbita.

Ad introdurla il professor Giuseppe Rosace, Ordinario di Chimica generale ed inorganica, Delegato del Rettore per il trasferimento tecnologico, spin-off e rapporti con la Fondazione U4I. Con la sua presenza si è voluto sottolineare il ruolo dell’Ateneo cittadino quale aggregante fondamentale tra il territorio e il mondo delle imprese.

L’incontro si è svolto al parco astronomico la «Torre del sole» di Brembate di Sopra, la realtà che da quasi 18 anni conquista studenti e visitatori e che ha affascinato anche i partecipanti del comitato della rivista con la visione delle immagini del planetario, accompagnata da una lezione tenuta dalla planetarista Rachele Rota Sta belli.

Space economy e sostenibilità: la nuova frontiera da governare

Nel corso dell’incontro tra Patrizia Caraveo e le aziende bergamasche del comitato di eco.bergamo è emersa una riflessione condivisa sul rapporto tra space economy e sostenibilità, con l’idea di estendere allo spazio i principi già adottati sulla Terra. Claudio Cerioli di Pontenossa Spa sottolinea come «più che di economia dello spazio, si è par lato di una visione orientata alla sostenibilità, una sorta di “environmentally friendly space”», evidenziando che criteri come «riduzione dell’impatto ambientale, circolarità e recupero delle risorse possono essere estesi anche alle attività spaziali» e generare «potenziali sinergie tra soluzioni sviluppate per lo spazio e quelle sul nostro pianeta».

In questo contesto si inserisce l’ingresso di Uniacque nel comitato editoriale di eco.bergamo. Pierangelo Bertocchi rimarca che «la sostenibilità non è un tema nuovo, ma una responsabilità che orienta da sempre scelte, investimenti e progettualità», collegando tale impegno alla necessità di riflettere «sui rischi ecologici connessi alla space economy», una frontiera che impone «una valutazione sulle priorità che vogliamo dare al nostro modello di sviluppo». Anche Stefano Negretti di Atb evidenzia il doppio volto dell’innovazione: da un lato «l’invio di satelliti nello spazio offre molte possibilità», dall’altro «se non si tengono in considerazione le ripercussioni, questo comporta effetti negativi», visibili anche nei cambiamenti climatici.

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Lorenzo Colombo di Heidelberg Materials definisce la space economy «la nuova frontiera per l’economia globale», sottolineando opportunità come i data center in orbita, che «sfrutterebbero l’energia solare e ridurrebbero il consumo d’acqua sulla Terra», ma richiedono «regole chiare e una visione sostenibile di lungo periodo, capace di coniugare crescita economica e tutela» di un bene comune come l’atmosfera. Il tema della regolazione emerge anche nelle parole di Roberto Sottocornola di Confartigianato Imprese Bergamo, che giudica «allarmante il messaggio sul sovraffollamento delle orbite terrestri» e richiama la necessità che le istituzioni «non corrano gli stessi errori fatti in passato», puntando a prevenire le conseguenze degli investimenti pubblici e privati.

Pasquale Mirabella (Tenaris) parla di «un’interessante occasione di confronto sulle sfide legate alla sostenibilità delle attività umane e alla gestione responsabile delle risorse naturali», capace di accrescere la consapevolezza su un tema sempre più centrale per ricerca e innovazione.

Paolo Deforza di Sacbo collega queste riflessioni al mondo aeronautico a cui l’azienda appartiene, ricordando che «l’ambizione dell’uomo a superare i propri limiti verso la conoscenza, la scoperta e l’evoluzione» deve comunque accompagnarsi a una valutazione «degli effetti in ambito di sostenibilità ambientale». Andrea Lorenzi di Lovato Electric evidenzia infine l’efficacia divulgativa dell’incontro, apprezzando la capacità di rendere accessibile «un tema molto complesso» attraverso un linguaggio chiaro e coinvolgente. Più interrogativo il contributo di Marco Sperandio di Rea Dalmine, che osserva come «si parla poco dell’impatto sull’ambiente dei lanci in orbita» e pone dubbi sui data center spaziali: «avrebbero davvero un impatto maggiore che sulla Terra? Ci sono molti aspetti da considerare e valutare». Sottolinea inoltre l’elevato consumo energetico di queste strutture e le problematiche legate al raffreddamento, che potrebbero però trasformarsi in opportunità di recupero di calore. Nel complesso emerge una visione condivisa: lo spazio rappresenta una nuova frontiera ricca di opportunità, ma da affrontare con responsabilità, regole e una forte integrazione tra innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale, evitando di replicare nello spazio gli stessi squilibri già vissuti sulla Terra.

La Torre del Sole: diciotto anni di scienza, di stelle e di meraviglia

Tra pochi giorni diventerà «maggiorenne», ma continua a guardare lontano, oltre il cielo di Brembate Sopra. Il Parco astronomico «Torre del Sole» si prepara a festeggiare il 29 marzo i suoi 18 anni di attività, confermandosi un punto di riferimento per la divulgazione scientifica sul territorio.

E proprio alla vigilia di questo tra guardo, nella serata del 25 marzo, ha accolto il comitato editoriale di eco.bergamo per un’esperienza immersiva nel suo planetario, guidata da Rachele Rota Stabelli. «La Torre del Sole è un parco astronomico – spiega Rota Stabelli –. Un luogo dove diverse strumentazioni permettono di osservare il cielo, studiarlo e comprenderne i fenomeni». Un progetto nato dalla riqualificazione del vecchio acquedotto, che oggi ospita una torre solare – un lungo telescopio verticale con una focale di 28 metri – tra i pochi esempi in Italia, oltre a un osservatorio astronomico e spazi dedicati alla didattica.

Ma il cuore della serata vissuta dal comitato è stato il planetario, un ambiente capace di restituire la meraviglia di un cielo perfetto, privo di inquina mento luminoso. «È un simulatore – racconta la planetarista insieme al collega Massimiliano Zulian – che ci permette di mostrare il cielo, quello vero che spesso non riusciamo più a vedere». Installato nel 2008 tra i primi planetari digitali italiani, è stato recentemente rinnovato: «Abbiamo investito in una tecnologia 4K e in un software estremamente performante. Da quando lo abbiamo aggiornato, la gente esce estasiata». Una risposta che si riflette anche nei numeri: oggi la struttura registra tra i 30 e i 40 mila visitatori l’anno, con una forte presenza di scuole.

Dietro questi risultati c’è un team ristretto e affiatato: cinque operatori didattici, una segreteria e alcuni volontari. E soprattutto c’è la passione, elemento che emerge con forza dalle parole degli stessi planetaristi. «Non mi sarei mai aspettata di lavorare in un posto così – confida Rota Stabelli –. È un ambiente in cui c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e da inventare. Non ci si annoia mai». Le fa eco Massimiliano Zulian, che al la «Torre del Sole» ha trasformato una passione in lavoro: «Ho iniziato quasi per caso, chiedendo se servisse una mano. Oggi mi occupo anche di astrofotografia e partecipo al programma ExoClock del l’Agenzia spaziale europea per lo studio degli esopianeti». Un percorso che continua ancora oggi: «È un gioco senza fine, si impara sempre». E poi c’è il rapporto con il pubblico, che rende tutto ancora più speciale: «Qui si respira un ambiente familiare – aggiunge Rota Stabelli –. C’è chi torna anche solo per stare bene». Perché, come sintetizza Zulian, «l’obiettivo è seminare curiosità». Un seme che continua a crescere guardando le stelle.

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