Ridurre l’impatto ambientale partendo dal carrello della spesa è possibile, soprattutto quando si parla di latte, yogurt, formaggi e burro. La sostenibilità della filiera lattiero-casearia dipende da molti fattori – benessere animale, gestione delle risorse, trasporti, confezioni – e il consumatore può orientare il mercato con scelte più consapevoli.
Come si scelgono i latticini che fanno bene all’ambiente
Sostenibilità nel carrello: è un percorso che comincia con l’etichetta, prosegue con packaging, gestione degli sprechi e certificazioni. Bisogna privilegiare i produttori locali.
Un primo criterio da tenere in considerazione riguarda l’origine degli ingredienti. Scegliere prodotti locali o regionali riduce le emissioni legate ai trasporti e sostiene filiere più controllabili. Le aziende che operano in prossimità dei luoghi di vendita, come molte cooperative lattiero-casearie diffuse sul territorio italiano, valorizzano l’economia locale lavorando con sistemi produttivi basati su allevamenti, pascoli e stalle solitamente di media dimensione e a conduzione familiare. Oltre alla provenienza, sulle etichette compare sempre più spesso l’indicazione di filiera: latte italiano, produzioni DOP e IGP, trasformatori che adottano protocolli per il benessere animale o approcci integrati alla gestione degli allevamenti.
Altro elemento chiave per una scelta green è il packaging. Negli ultimi anni l’industria lattiero-casearia ha investito in imballaggi riciclabili, monomateriale o con una percentuale crescente di materiale riciclato. Yogurt e latte in bottiglia sono sempre più spesso proposti in Pet riciclato (rPet) o in cartoni certificati Fsc, mentre molti caseifici stanno sostituendo le vaschette multistrato – difficili da riciclare – con soluzioni compostabili o in plastica singola. Il consumatore può privilegiare formati che riducono il volume di scarto, come le ricariche o i prodotti sfusi nei negozi specializzati, oppure le confezioni con maggior volume riducendo l’acquisto di monoporzioni.
La sostenibilità passa anche attraverso la gestione degli sprechi. I latticini sono alimenti freschi, con scadenze ravvicinate: acquistare solo ciò che si consuma, preferire porzioni adeguate e conoscere la differenza tra le diciture «da consumarsi entro» e «da consumarsi preferibilmente entro» evita di buttare via cibo perfettamente commestibile. Molti prodotti fermentati – yogurt, kefir, formaggi stagionati – mantengono qualità e sicurezza anche oltre la data di preferenza, se conservati correttamente.
Un ulteriore aiuto arriva dalle certificazioni, che segnalano l’impegno dei produttori verso criteri ambientali o etici: agricoltura biologica, benessere animale (come il sistema ClassyFarm o altri disciplinari privati), impronte di carbonio dichiarate e programmi volontari di riduzione delle emissioni. Non tutte le certificazioni sono uguali: leggere la scheda prodotto e valutare quali aspetti vengono realmente monitorati permette di orientarsi meglio.
Infine, è utile considerare il ruolo dei prodotti lattiero-caseari nel loro complesso. Latte e derivati richiedono energia e risorse, ma rappresentano anche un importante contributo alla biodiversità rurale: molte aree montane e pedemontane italiane mantengono prati e pascoli proprio grazie agli allevamenti. Scegliere formaggi di alpeggio, produzioni tradizionali e piccoli caseifici che adottano pratiche conservative significa sostenere territori fragili e ridurre la pressione sugli allevamenti intensivi.
La sostenibilità non è un’etichetta ma un percorso: nasce in stalla, continua in caseificio, si concretizza nel packaging e nel gesto quotidiano della spesa. Con pochi accorgimenti, ogni consumatore può trasformare il proprio carrello in un alleato dell’ambiente, premiando filiere trasparenti e prodotti locali, e compiendo scelte che riducono gli sprechi.
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