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Aggregati riciclati: l’economia circolare trasforma i rifiuti edilizi in risorse

Dalla Cava Nord di Paderno Dugnano a Grassobbio, Heidelberg Materials Italia punta sul riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione per ridurre l’uso di aggregati naturali

Di rifiuti è pieno il mondo e un obiettivo della transizione circolare è quello di trasformarne il più possibile in risorse da poter riutilizzare nei cicli produttivi, in un’ottica di economia circolare. Su questo fronte c’è un comparto che merita attenzione per via dei risultati raggiunti: quello degli aggregati riciclati. Secondo i dati Ispra, l’industria del riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione gestisce ogni anno oltre 83 milioni di tonnellate di materiali, con un tasso di avvio a riciclo dell’81%, ben oltre l’obiettivo europeo del 70%. Per il comparto edile e delle costruzioni questo apre a possibilità di mercato importanti. A esplorare, da tempo, questa via è l’azienda Heidelberg Materials Italia Calcestruzzi, che ha avviato la produzione di aggregati riciclati tramite il recupero e la valorizzazione dei rifiuti da costruzione e demolizione. Di fatto un materiale in grado di sostituire l’aggregato naturale, quindi sabbia o ghiaia, per la produzione di cemento e calcestruzzo, con notevoli benefici anche sull’ambiente.

Aggregati riciclati: un’opportunità per l’edilizia sostenibile

Ad entrare nel dettaglio dei processi è il responsabile Funzione coordinamento Partecipate e Pianificazione di Heidelberg Materials Italia Calcestruzzi, Carlo Angelo Bossi. Partiamo da qualche dato: «In Italia ci sono 81 milioni di tonnellate di materiali da demolizione, 44 milioni sono al Nord e 16 milioni li produce la sola Lombardia. Il mercato lombardo è quindi una piazza dove questo materiale prospera». Il punto è che non è disponibile nella qualità desiderata, e solo impianti specifici di trattamento e frantumazione del rifiuto sono in grado di conferirgli le qualità corrette. In tal senso la recente acquisizione della Cava Nord, a Paderno Dugnano, da parte di Calcestruzzi Italia rappresenta un asset strategico per il gruppo, forte di un mercato alimentato da clienti nell’area del milanese: «Cava Nord è il primo impianto di nostra proprietà per la produzione di aggregati riciclati, di qualità, destinati ai nostri impianti di calcestruzzo – afferma Bossi –. Questo impianto – oltre a ricevere materiali da demolizione – è all’avanguardia per la selezione, frantumazione e ottenimento di determinate granulometrie per produrre un materiale realmente sostitutivo dell’aggregato naturale nelle miscele di calcestruzzo».

Il ruolo di Grassobbio nella filiera del recupero

«Alter ego» bergamasco, anche se in forma ridotta, della cava milanese, è Cava delle Capannelle Srl, nei pressi di Grassobbio. «La principale attività che svolgiamo lì è quella di ricevere e stoccare i rifiuti da demolizione, che i clienti ci consegnano. Facciamo anche attività di frantumazione, siamo però nella fascia basica: produciamo materiali per il consolidamento dei sottofondi stradali – prosegue Bossi –. L’obiettivo che ci siamo posti è quello di sfruttare le competenze che stiamo acquisendo con Cava Nord per trasferirle sul territorio bergamasco».

Nella produzione di cemento e calcestruzzo gli aggregati naturali, quindi sabbia o ghiaia, vengono prelevati dalle cave con ingenti consumi di risorse naturali. Il valore aggiunto di sostituire aggregati naturali attraverso il recupero e il riciclo dei rifiuti da demolizione consente, da un lato, di diminuire lo sfruttamento di risorse del suolo, e dall’altro trasformare un rifiuto speciale non pericoloso in risorsa. In fase di produzione dei calcestruzzi l’aggregato riciclato viene poi unito al cemento, all’acqua e ad eventuali additivi.

Qualità degli aggregati riciclati e normative europee

«La produzione di calcestruzzo destinato alle applicazioni strutturali esige l’ottenimento di un aggregato riciclato che sia il più “raffinato” possibile – puntualizza Bossi –. Il processo di demolizione deve essere quindi selettivo. Successivamente il rifiuto da demolizione, conferito all’impianto di Paderno Dugnano, viene frantumato, selezionato ulteriormente per togliere ogni impurità, come, per esempio, plastiche e legno». La direzione è quella di conseguire gli obiettivi di transizione energetica al 2030, ma dall’altra parte il raggiungimento di questo step vuol dire mettere a segno un risultato concreto in quel processo di ricerca e sviluppo – anche tramite il finanziamento a progetti universitari – nell’ottenimento di cementi e calcestruzzi sempre più sostenibili. E le premesse fanno bene sperare: «In Italia la normativa prevede che possiamo sostituire fino al massimo del 30% degli aggregati grossi, ma anche a livello europeo ci si muove nella direzione di dimostrare che queste percentuali possono essere incrementate». L’azienda già guarda avanti: un tema del futuro sarà trovare un equilibrio tra qualità della materia prima e costi di gestione logistici e di lavorazione.

«L’aggregato riciclato arriva al 100% da processi di rigenerazione urbana. Nel futuro si tenterà, dove possibile, di riutilizzare i materiali da demolizione di qualità sottraendoli ad un utilizzo “meno nobile” come i sottofondi stradali, impoverendo la filiera» conclude Bossi.

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