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Vetro: dati e processi lo rendono “l’oro” della transizione ecologica

Dal record produttivo alla sfida della raccolta per colore. Così il «modello Italia» trasforma il rottame in risorsa infinita per l’industria. Grazie alla struttura duttile ad alte temperature salvaguarda il 100% del materiale di partenza.

C’è una filiera industriale in cui l’Italia primeggia in Europa. È quella del vetro, materiale che nel nostro Paese ha smesso da tempo di essere un semplice rifiuto per diventare, ad oggi, il vero oro della transizione ecologica. Tra il costo inferiore della materia prima seconda (Mps), la drastica diminuzione delle emissioni e il massiccio risparmio energetico, il ciclo di recupero del vetro traina l’intero sistema dell’economia circolare. A differenza del settore tessile, quello vetraio si presta infatti facilmente al riciclo tanto da guadagnarsi la medaglia d’oro tra le Mps per l’elevata quantità di rottami di vetro che quotidianamente vengono riciclati, riprocessati e trasformati in nuovi prodotti pronti ad essere rimessi sul mercato (Rapporto riciclo in Italia 2025). Rappresentando di fatto una materia recuperabile «all’infinito», grazie alla propria struttura amorfa e duttile ad alte temperature, il vetro garantisce di salvaguardare praticamente il 100% del materiale di partenza (Co. re.ve. - Consorzio recupero vetro). Attraverso i criteri comunitari europei stabiliti dal Regolamento Ue n. 1179/2012 in materia di rottami di vetro, che riguardano la purezza e la fusibilità del rottame, nel 2023 il dato medio sul riciclo dei rifiuti di imballaggi in vetro registrato dai 27 Stati membri parlava di un incoraggiante 74,5% (solo in Italia al 77,4%), superando di quattro punti e mezzo e in anticipo l’obiettivo posto per il 2025. Ma non è solo un fatto di produzione, bensì di sapienza nell’aver creato una filiera circolare ed integrata di successo.

L’Italia dall’anno scorso è diventata il primo Paese nella manifattura europea con una produzione complessiva tra vetro cavo (bottiglie e contenitori), vetro piano (edilizia e automobilismo) e lana e filati di 5,4 milioni di tonnellate, di cui 3,1 deriva proprio da materie riciclate. Nel 2023 il 66% degli imballaggi in vetro circolati sul nostro territorio è stato rappresentato da Mps , un dato in leggero calo rispetto agli anni precedenti ma che comunque ha confermato la bontà del processo di riutilizzo degli scarti del vetro. La crescita deve molto ai numerosi impianti dislocati al Nord (nel 2023 erano 36), tuttavia anche Centro (7) e Sud (26) stanno vedendo un aumento significativo di queste strutture. La raccolta differenziata del vetro si è attestata nel 2024 intorno ai 2,3 milioni di tonnellate (oltre la metà solo nel Nord Italia), stimabile in una dato medio pro capite nazionale di 39 chilogrammi (Ispra ambiente), di cui il 93% è rappresentato ancora una volta dagli imballaggi: si tratta di un dato che segnala un aumento del 26,6% di quantità di vetro riciclate nel nostro Paese dal 2015 fino allo scorso anno, che ferma l’asticella del tasso di riciclo nel 2024 al 70,9% .

Il Co.re.ve, attivo anche nei campi della sensibilizzazione e della formazione, si ritiene soddisfatto per questo presente virtuoso ma guarda già alle sfide del futuro promuovendo, su tutti i temi, l’introduzione della raccolta differenziata del vetro suddivisa per colore, al fine di aumentare i volumi di vetro chiaro, il più richiesto dall’industria vetraria, e limitare la dispersione di altri tipi di vetro che spesso vengono riconosciuti come densi di impurità e scartati.

Il caso del vetro del Prosecco

Un recente dibattito europeo condotto da Germania e Danimarca, le quali vorrebbero escludere dalla raccolta il vetro con una trasmittanza inferiore al 10%, finirebbe con l’escludere dal riciclo alcune bottiglie di prosecco e champagne le quali, realizzate con un materiale piuttosto scuro e spesso, non vengono riconosciute da impianti di selezione ottica meno avanzati diffusi nei Paesi esteri (Federvini).

I dati rimangono egualmente incoraggianti, convalidando la posizione strategica del vetro all’interno di quell’economia circolare che, invece di affidarsi alle pratiche usa e getta, punta alla condivisione e al riutilizzo di prodotti e materiali ad alto valore, dimostrando che l’integrazione tra sostenibilità ambientale e competitività industriale è una via realmente percorribile.

La raccolta bergamasca del vetro

La qualità del riciclo dipende in larga misura anche dai comportamenti dei privati cittadini, e sotto questo profilo la Provincia di Bergamo si conferma (ultimo dato disponibile 2024) tra le più virtuose con un tasso di riciclo all’81,35% di cui l’8,1% è composto da vetro e metalli. Per il conferimento del vetro i Comuni affidano il servizio a Aprica per la città, Servizi comunali Spa per la Bassa e G.Eco nelle Valli e Isola. In ogni caso le indicazioni di base sono le stesse: conferire solo imballaggi in vetro svuotati, sciacquati e privi di tappi o corpi estranei, i quali una volta raccolti tramite le campane di vetro oppure porta a porta saranno trasferiti in apposite piattaforme di stoccaggio temporaneo. Se il Comune di partenza ha sottoscritto una convenzione con Co.re.ve (che copre il 90% del territorio nazionale), sarà il consorzio stesso o un suo mandatario a occuparsi del trasferimento presso uno degli impianti di trattamento selezionati, come la Sibelco green solution Srl di Antegnate o la New roglass Srl di Liscate (Mb). Qui i rottami sono dapprima frantumati, vagliati e selezionati tramite magneti e rilevatori ottici di impurità: se superano determinati standard nell’analisi merceologica diventano ufficialmente Mps, o rottami «pronti al forno», perdendo la qualifica di rifiuto (end of waste).

Infine, il trasporto verso una vetreria riciclatrice dove, tramite fusione e soffiatura, il materiale torna sul mercato, sancisce il completamento del ciclo e l’efficienza di una filiera corta e sostenibile.

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