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La crisi climatica rende le risorse della Groenlandia sempre più appetibili

Il racconto di Luca Pace di 3Bmeteo sulla spedizione nella «terra dei ghiacci». La calotta diminuisce e il permafrost fonde. Trump punta ai minerali preziosi che il cambiamento climatico rende più accessibili.

Il 3 gennaio Donald Trump, dopo aver attaccato il Venezuela, ha manifestato la volontà di “comprare” la Groenlandia, l’isola dell’Artico che appartiene alla Danimarca. Le minacce espansionistiche del presidente degli Usa incutono ancora più timore per il destino di un territorio che, con una popolazione di circa 56.000 abitanti concentrati per lo più nella capitale Nuuk, è già vittima di un processo dai trend sempre più negativi: la crisi climatica. Ne abbiamo parlato con Luca Pace, meteorologo di 3Bmeteo, che ha fatto parte del team della spedizione in Groenlandia organizzata nel giugno 2023 con l’obiettivo di monitorare gli effetti del cambiamento climatico nella “terra dei ghiacci”.

Il volto del cambiamento climatico

Il paesaggio groenlandese sta mutando a vista d’occhio: «Nonostante siamo capitati in un periodo dell’anno in cui le temperature erano più basse del solito abbiamo toccato con mano le conseguenze del riscaldamento globale – spiega Pace –: la riduzione della calotta glaciale groenlandese era visibile a occhio nudo, con laghi che si erano formati in superficie sul pack artico». Altri due fenomeni molto evidenti sono la diminuzione dei periodi di glaciazione e la fusione del permafrost. La spedizione del team di meteorologi ha interessato in particolare l’area del centro abitato di Ilulissat, dove le abitudini della popolazione stanno cambiamento rapidamente: «Se prima ci si spostava soprattutto con i cani da slitta, oggi questo è sempre più difficile a causa della riduzione del ghiaccio. Inoltre interi quartieri del villaggio di Ilulissat sono stati evacuati a causa dello strato di permafrost che si sta fondendo, lasciando il posto a laghetti e aree paludose. Le case dei villaggi poggiano infatti le fondamenta sul permafrost, che dovrebbe rimanere sempre ghiacciato, invece in alcuni punti si sta trasformando in terreno instabile».

Regolatore del clima

Dal punto di vista dell’equilibrio climatico globale, la Groenlandia rappresenta un nodo cruciale: «Una delle ragioni per cui abbiamo organizzato una spedizione in quest’area – prosegue Pace – è che ospita la seconda calotta glaciale più grande del mondo dopo l’Antartide. La fusione del ghiaccio alimenta tutta la circolazione oceanica globale e le sue variazioni, che già stiamo osservando, causano il rilascio di masse enormi di acqua fredda e dolce che vanno a modificare gli equilibri delle correnti».

Temperature record

Dalla spedizione a oggi non si è registrata alcuna inversione di tendenza: «Il 2024 e il 2025 hanno confermato il trend – sottolinea il meteorologo Pace –, con un mese di maggio caratterizzato da temperature record, tra i 14 e 15 °C, quando la media dovrebbe aggirarsi allo zero». Secondo i dati dell’agenzia statunitense Noaa (National oceanic and atmospheric administration) nel 2025 la calotta glaciale groenlandese ha perso 129 miliardi di tonnellate di ghiaccio.

Un valore inferiore alla media annuale di 219 miliardi di tonnellate registrata tra il 2003 e il 2024, ma che conferma la tendenza di lungo termine alla perdita netta. Dal 2002, la fusione della Groenlandia ha contribuito per oltre il 20% all’innalzamento del livello del mare. A destare ulteriore preoccupazione è la velocità dello scioglimento: il deflusso delle acque di disgelo è aumentato del 21% negli ultimi 40 anni, superando le stime precedenti.

Fame di materie prime critiche

A guidare l’interesse di Trump verso la Groenlandia – oltre alle motivazioni geopolitiche – è anche l’enorme disponibilità di quantitativi di minerali strategici indispensabili per la produzione di tecnologie verdi. Un’eventuale acquisizione statunitense dell’isola artica significherebbe anche ridurre il predominio cinese sulle materie prime critiche riaprendo così la partita sulla supremazia industriale e climatica. «Per Trump il riscaldamento globale non è una cattiva notizia – osserva Pace – perché la riduzione dello spessore della calotta glaciale rende più accessibile lo sfruttamento di minerali preziosi. Inoltre il mare intorno alla Groenlandia è sempre meno ghiacciato, facilitando non solo gli spostamenti delle persone ma anche il trasporto marittimo delle merci.

L’evolvere di questi fattori ha reso la Groenlandia e le sue risorse sempre più appetibili». È anche vero che non è così semplice sfruttare queste risorse, in particolare per una serie di fattori come la carenza di infrastrutture e le condizioni meteo avverse.

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