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Dal garage al mare, la startup Limenet accelera la corsa verso le zero emissioni

La startup fondata da Stefano Cappello trasforma la CO₂ in bicarbonati di calcio ispirandosi ai processi naturali di alcalinizzazione. Dopo il pilota di La Spezia, si attende il via all’impianto industriale in Sicilia.

Raggiungere la soglia delle zero emissioni di CO₂ entro il 2050? C’è chi prova a dare un contributo concreto per invertire la rotta. È il caso di Stefano Cappello, Ceo e founder della startup Limenet (Lecco), che ha brevettato una tecnologia capace di rimuovere la CO2 dall’atmosfera trasformandola in una soluzione acquosa di bicarbonati di calcio, con un livello di acidità analogo a quello naturale del mare.

contributo concreto per invertire la rotta. È il caso di Stefano Cappello, Ceo e founder della startup Limenet (Lecco), che ha brevettato una tecnologia capace di rimuovere la CO₂ dall’atmosfera trasformandola in una soluzione acquosa di bicarbonati di calcio, con un livello di acidità analogo a quello naturale del mare.

«Ho conosciuto questa tecnologia per passione e vicinanza ai temi ambientali – racconta Cappello –. Lavoravo ancora in azienda, come ingegnere di qualità in Leonardo, e passavo le sere e i weekend nei garage a costruire prototipi insieme a mio zio Giovanni Cappello, co-fondatore della start up ed esperto di gassificazione, per validare il processo scientifico dell’alcalinizzazione».

Il passaggio dal laboratorio al prototipo avviene nel 2022, grazie anche al supporto del terzo founder Enrico Noseda. «A La Spezia abbiamo realizzato un primo impianto pilota in cui abbiamo testato e verificato il funzionamento chimico della rimozione della CO₂ – prosegue Cappello –. A questo è seguito uno studio con il Politecnico di Milano, poi diventato una pubblicazione scientifica».

Da lì la decisione di lasciare il “posto fisso” per lanciarsi nell’avventura imprenditoriale. Limenet nasce ufficialmente nel marzo 2023, dando il via alla ricerca di investitori.

Natura ispiratrice

«È la natura a insegnarci tutto», sottolinea lo startupper. La tecnologia sviluppata da Limenet si ispira infatti al processo naturale di alcalinizzazione del mare, replicandolo su scala industriale e accelerando un meccanismo che in natura richiede migliaia di anni.

«L’obiettivo è farlo in tempi molto più rapidi: da un lato per rimuovere quantità significative di CO₂ e contrastare il cambiamento climatico, dall’altro per contrastare almeno localmente l’acidificazione del mare, mantenendo il pH stabile», spiega Cappello. «Basti pensare che oggi il mare è già circa il 30% più acido rispetto all’era preindustriale».

Pioniera in Italia e tra le prime realtà al mondo a sviluppare soluzioni tecnologiche legate al mare, Limenet sta contribuendo a creare una filiera italiana della rimozione del carbonio. Molto dipenderà anche dalla futura regolamentazione del mercato del carbonio, ma diversi partner industriali guardano con interesse a questa tecnologia.

«Il nostro modello di business è quello di un’azienda di ingegneria che sviluppa impianti industriali per la decarbonizzazione della calce – spiega Cappello – rivolti ad aziende che intendono elettrificare i propri processi produttivi». I principali settori di riferimento sono quelli “hard to abate”, come acciaierie, cementifici e raffinerie, dove le emissioni sono particolarmente difficili da abbattere.

L’ascesa industriale

La crescita della società benefit deep tech è rapida. Oggi Limenet conta 22 persone tra ingegneri, ricercatori e project manager, con un’età media di 33 anni. In poco più di due anni, dopo l’impianto pilota, è pronto un secondo impianto su scala industriale ad Augusta (Sicilia), con una capacità di stoccaggio di 100 kg di CO₂ all’ora, in attesa del via libera del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase).

Un’ulteriore spinta arriva dall’ultimo investimento da 7 milioni di euro, guidato da Cdp venture capital insieme all’azienda Fassa Bortolo, principale produttore di calce in Italia e nel mondo, per la realizzazione di un forno di calcinazione elettrico innovativo destinato alla produzione di calce green, che dovrebbe essere completato entro l’estate.

«L’obiettivo è ridurre di circa il 30% le emissioni di CO₂ legate alla produzione della calce e utilizzarla sia per la rimozione sia per lo stoccaggio della CO₂ attraverso il mare», conclude Cappello.

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