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Come districarsi tra le parole del Clean industrial deal

Le espressioni difficili della burocrazia e della politica confondono e risultano poco democratiche. Studiarle è il primo passo per farsi un’idea di come si sta muovendo l’Europa in tema di sostenibilità.

Le parole della sostenibilità sono sempre più difficili: spulciando le ultime strategie europee per la decarbonizzazione - raccolte nel «Clean industrial deal» - si trovano a più riprese sigle e termini fin troppo complessi per un lettore non addetto ai lavori. Alzi la mano chi sa recitare a memoria e per esteso l’acronimo «Cbam». E che cosa sono gli «Ets»? O ancora, cosa sono le «materie prime critiche» e cosa significa la parola «Crma», che spesso vediamo affiancata alle risorse strategiche per l’economia comune? Quando si legge la normativa europea sulla transizione verde si ha presto l’impressione che Bruxelles l’abbia infarcita di paroloni, rendendola poco accessibile - poco democratica, nelle sezioni più ermetiche e dense - per il cittadino comune. Queste pagine spiegano sei termini fondamentali della politica europea sul clima, quelli che è imprescindibile conoscere per capire il dibattito pubblico sui temi «verdi».

Leggi e Regolamenti

Il primo, infatti, è proprio « Clean industrial deal »: la strategia europea sul clima ha un nome preciso, ma in pochi sanno a cosa faccia riferimento. Innanzitutto, è bene sottolineare che il «Clean industrial deal» è un piano d’azione strategico dell’Unione europea nato dal precedente «Green deal» del 2019 e che integra il piano «REPowerEU» del 2022. Secondo molti commentatori, si tratta di un’evoluzione naturale della normativa precedente, mentre per altri si tratta di un’involuzione rispetto al passato, che passa per l’adozione di una linea meno dura contro i grandi inquinanti. Dal vecchio «Green deal», il «Clean industrial deal» eredita l’obiettivo finale: il primo è quello di arrivare alla neutralità climatica entro il 2050.

Il patto per l’industria pulita

L’Ue ha varato a febbraio il «Clean industrial deal» che non è un sostituto del piano strategico precedente, ma una sua componente chiave, che pone l’accento su sostenibilità economica e su competitività. Si concentra su due settori: le industrie ad alta intensità energetica, in sofferenza a causa di una doppia pressione (costi energetici crescenti e investimenti per la decarbonizzazione); le tecnologie pulite, ovvero i sistemi ad alto tasso di innovazione che permettono di abbattere le emissioni e di preservare la competitività.

La «Neutralità climatica»

Con questo termine l’Ue intende le «zero emissioni nette»: ciò non significa azzerare l’inquinamento, ma arrivare a un punto di bilanciamento per cui gli «emettitori» si impegnano ad abbattere una quantità di anidride carbonica pari a quella che rilasciano nell’atmosfera. L’obiettivo è quello di contenere i danni del cambiamento climatico, evitando che l’aumento della temperatura media globale superi gli 1,5°C rispetto all’epoca pre-industriale. Per arrivare all’ambizioso traguardo del 2050, l’Ue si è data un (altrettanto coraggioso) obiettivo intermedio: quello della riduzione delle emissioni del 55% del 2030. Per raggiungere questo obiettivo è stato varato il pacchetto «Pronti per il 55%», o « Fit for 55 », che include tutte le misure pratiche da implementare per ridurre le emissioni della società e dell’economia. I punti attorno a cui ruota la nuova normativa sono quattro, ossia una regolamentazione più semplice e prevedibile, dei finanziamenti più accessibili, il miglioramento delle competenze nei settori strategici per la transizione e le catene di approvvigionamento resilienti.

Di seguito vi elenchiamo gli obiettivi e i termini da tenere a mente:

Obiettivo 2030: pronti per il 55%

Il pacchetto «Fit for 55%» include tutte le misure pratiche da implementare per ridurre le emissioni della società e dell’economia

Obiettivo 2050: ambiente sano

Contenere i danni del climate change, evitando che l’aumento della temperatura media globale superi gli 1,5°C (sul pre-industriale).

Carbon Border Adjustment Mechanism

Il «Cbam» è una tariffa applicata su beni importanti nell’Ue. Diventerà pienamente operativo nel 2026 e incrementerà il prezzo dei beni incorporando i costi connessi alle loro emissioni. L’obiettivo è evitare il «carbon leakage», ovvero che le aziende spostino le produzioni inquinanti all’estero per aggirare le norme ambientali europee.

Critical raw materials act

Le materie prime critiche sono elementi fondamentali per l’industria europea i cui approvvigionamenti sono a rischio a causa della concentrazione delle fonti e della mancanza di sostituti validi. Sono 34 (di cui 17 di importanza strategica), e sono definite dal «Critical raw materials act» (Crma), varato il 18 marzo 2024: tra di esse ci sono fosforo, alluminio, silicio e litio.

Emission trading system

L’ Ets è il mercato europeo delle emissioni. Ha un meccanismo «cap and trade»: le autorità stabiliscono un tetto alle emissioni (diminuisce ogni anno) e permettono alle aziende di vendersi le autorizzazioni a inquinare. Così, la politica ambientale si combina all’efficienza economica e gli Stati accumulano denaro da spendere nelle politiche climatiche.

Net zero industry act

Il «Nzia» è un regolamento entrato in vigore a giugno 2024 per potenziare la capacità manifatturiera europea nel settore delle tecnologie pulite. L’obiettivo principale è garantire che almeno il 40% del fabbisogno annuale di «clean tech» sia prodotto entro i confini comunitari entro il 2030. La normativa identifica 19 tecnologie strategiche pulite, o «net-zero».

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