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Bergamo è terza in Italia per ambiente, vivibilità ed energia

I dati arrivano dal rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente. Raccolta differenziata e aumento del verde spingono la classifica dalla 55a alla terza posizione tra 106 capoluoghi, ma pesano smog, consumo del suolo e mobilità pubblica.

Bergamo è la terza città più vivibile in Italia. Lo afferma la 32a edizione del rapporto Ecosistema urbano di Legambiente, uno studio svolto sui 106 capoluoghi tenendo conto di 19 indicatori distribuiti in 6 aree tematiche (aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia). La scalata dalla 55a posizione di tre edizioni fa è stata possibile grazie al lento, ma costante miglioramento in alcuni settori chiave.

«La fotografia di Bergamo in questa edizione di Ecosistema Urbano comprende fattori positivi e negativi», riassume Fausto Amorino, referente per Bergamo di Legambiente Lombardia e incaricato della raccolta dei dati alla base del report. «Tra i positivi, la percentuale di raccolta differenziata e l’ampliamento del verde; tra i negativi, l’inquinamento atmosferico e l’intensità del trasporto pubblico».

Quali prospettive positive si aprono per Bergamo nel futuro, dal punto di vista delle performance ambientali?

«Nell’ambito dei rifiuti, la raccolta differenziata, grazie ai nuovi sistemi introdotti, migliorerà le performance di Bergamo. Nella gestione del verde, l’elemento positivo, che è l’aumento del numero di piante messe a dimora, andrebbe bilanciato con una maggiore trasparenza sul tasso di sopravvivenza a distanza di anni. C’è, inoltre, una buona probabilità di mantenere l’ottima posizione guadagnata se verranno mantenuti nel conteggio i tre bonus che quest’anno la città ha ottenuto: il bonus sul trasporto pubblico, il bonus sul piano del verde e sulla depavimentazione e il bonus sull’adesione alle comunità energetiche».

Quali sono invece i punti di miglioramento?

«Storicamente, il punto debole di Bergamo è l’inquinamento atmosferico, che però dipende dall’intera Pianura Padana: sarebbe interessante, però, non solo valutare la concentrazione di inquinanti, ma fare anche un confronto con il Pil o il numero di abitanti. In Lombardia il confronto sarebbe possibile, grazie ai dati Inemar, ma sarebbe molto più difficoltoso nel resto d’Italia. Un altro punto critico è che, per come la vedo io, nei prossimi anni peggiorerà il punteggio sul consumo di suolo, come è già evidente dai dati Ispra pubblicati di recente. Per Ecosistema urbano di solito calcoliamo la media dei cinque anni: quando saranno considerati nella media i dati dell’ultimo anno, molto alti per Bergamo, la situazione potrebbe cambiare di molto. Altri punti deboli sono le isole pedonali, poco diffuse, a differenza delle Ztl; l’intensità del trasporto pubblico, che dipende da quanto si è disposti a investire tra contributi pubblici e privati; e il consumo energetico, dove abbiamo perso un po’ di punteggio negli scorsi anni per i pannelli termici e fotovoltaici sugli edifici pubblici, ma che presenta già margini di miglioramento grazie alla comunità energetica».

La cintura verde si assottiglia

Nel quadro tracciato dal Rapporto Ispra 2025 sul consumo di suolo, Bergamo spicca tra le città italiane più urbanizzate: nel 2024 il 45,48% del territorio comunale era già consumato, collocando la città tra le prime in Italia per percentuale di suolo artificiale.

Su scala provinciale Bergamo presenta un incremento di 123,69 ettari consumati tra il 2023 e il 2024, con una quota rilevante di trasformazioni permanenti e una pressione concentrata soprattutto nella pianura e lungo gli assi infrastrutturali lombardi. Fausto Amorino, referente per Bergamo di Legambiente Lombardia, sostiene che sul consumo di suolo a Bergamo potrebbe giovare una gestione “più coerente”.

«Nella zona di Daste e Spalenga, nell’ambito della ristrutturazione degli edifici, è stata realizzata una piazza con materiali di pregio, che adesso sarà oggetto di depavimentazione, mentre a poca distanza sono in costruzione 6000 mq di palazzine. Non possiamo sia depavimentare che costruire nel verde senza sistemare quello che è già stato costruito. Se si pensa ai sottopassi della ferrovia, all’allargamento delle linee ferroviarie per andare a Curno, ai lavori della Teb, ai 5 km verso l’aerporto, sono tutte aree verdi che pian piano vengono smantellate da uno stillicidio di tante piccole operazioni. La cintura verde, che era uno degli elementi interessanti dell’attuale Piano di governo del territorio, pian piano viene assottigliata: non abbassiamo l’attenzione».

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