Un pugno di riso, un pugno di sale. Frasi e gesti quotidiani per sottolineare quantità minime, quasi irrisorie, ma spesso azioni decisive per cambiare le sorti del mondo più povero o per insaporire un piatto. Ora però immaginate, un pugno di pallini di piombo nella vostra mano. Associate quel pugno a un suono, così ricorrente nei nostri luoghi. Un colpo di fucile per abbattere un merlo da un capanno di caccia. Noi bergamaschi sappiamo bene che quel colpo significa apertura della caccia e lo associamo al paesaggio sonoro nel quale siamo cresciuti, diventando uomini e donne, mariti e mogli. Fino a ritrovarci nonni. Forse però non ci siamo chiesti quali fossero le conseguenze ultime di quel colpo. E non parlo dell’esito: animale morto, ferito o mancato. Quello, qui, non ci deve interessare. Mi riferisco piuttosto al punto di caduta di quei 470 pallini di piombo contenuti in una cartuccia per tordi. Verde, rossa e blu, quasi bella da guardare. Pallini che diventeranno invisibili per circa un secolo, persi tra le zolle, negli impluvi in cui ci sono anche le sorgenti idropotabili, nei coltivi e nelle tese di caccia. Anno più, anno meno.
Piombo nelle munizioni è tra gli elementi più tossici secondo l’Oms
Avvelena i rapaci, gli uccelli acquatici, rovina la qualità delle carni ed entra, senza bussare, negli ecosistemi. Tra poco il Parlamento europeo deciderà per il bando totale a tutela di uccelli, cacciatori e consumatori.
Il saturnismo: rischi per uccelli e rapaci
Numeri impressionanti se si pensa che un cacciatore in media ne disperde circa 6,4 kg a stagione ovvero 290 mila pallini che potranno essere ingeriti da un potenziale di 135 milioni di uccelli, dei quali 2,3 milioni (Dati Echa - European chemicals agency) troveranno la morte per avvelenamento (saturnismo).
Ora immaginati cacciatore per un attimo; tra le mani, una carabina con ottica di precisione. Esplodi un solo colpo, rivolto a un camoscio, sotto cresta, che stavi curando da settimane. Cade senza un lamento. La sua vita finita quel giorno. Compiaciuto ti arrampichi sul pendio e, pacca sulla spalla al tuo socio di caccia, ti avvicini, quasi con rispetto, per ammirarlo un’ultima volta. Poi, tradizione vuole, che i visceri siano tolti per non rovinare la carne e per trasportare meno peso a valle. Come facevano i tuoi vecchi. Leghi il camoscio allo zaino, guadagni il sentiero e tra un’ora sarai alla jeep. Ma prima di scomparire nella faggeta sottostante, senza sapere perché, ti volti ancora un attimo e guardi il punto dove lo hai eviscerato. Un nugolo di gracchi alpini viene sparigliato dal volo più vigoroso di un’aquila reale che sta per atterrare. Proprio lì, dove tu e il tuo amico avevate gli scarponi. Sorridi stupito. Sei felice. È forse, pensi, che è anche questo il senso della caccia. «Prendo io ma mangiate qualcosa anche voi».
(Foto di Christian Andreani)
Tra rapaci e cacciatori c’è un rapporto viscerale legato alla condivisione dei resti della preda, più profondo di quanto si creda. Ma quei visceri lasciati a terra contengono centinaia di micro-schegge di piombo che, se ingeriti in quantità sufficiente, ne provocheranno la morte. E qui i numeri di uno studio pluriennale sono spietati. La Lombardia, terra di quasi 50mila cacciatori, è la regione con la più alta percentuale di rapaci intossicati da piombo di origine venatoria che supera il 73%, al di sopra della media italiana (67%). Nonostante le validissime alternative sul mercato, ad es. rame e acciaio, il piombo viene ampiamente usato nelle munizioni. Se non fosse che, nel frattempo, il piombo è stato rimosso da benzine, vernici, giochi per l’infanzia, tipografia, bigiotteria e dai Moca ovvero quei «Materiali e oggetti a contatto con gli alimenti». Tradotto, significa che nei Paesi Ue non esiste più in commercio né un bicchiere né un cucchiaino contenente tracce di piombo per tutelare la salute umana. È infatti tra i primi dieci elementi più tossici del mondo come afferma l’Oms e non esiste un livello sotto il quale lo si possa ritenere sicuro. Insomma, difficile essere più chiari di così. Eppure, questo dettaglio viene minimizzato da armieri e produttori di munizioni che aizzano il popolo dei cacciatori a considerare questi aspetti come invenzioni per delegittimarli anziché sottolineare gli enormi vantaggi a cui le famiglie dei cacciatori andrebbero incontro. Carne più salubre, da consumarsi, senza il dubbio che in quel sughetto (pucio si direbbe in bergamasco) si nasconda una soluzione concentrata di piombo, subito assimilabile dalle fasce più vulnerabili. Basti pensare che ogni anno nei Paesi Ue, 4.400 bambini perdono un punto di quoziente intellettivo per esposizione al piombo, nocivo anche per inalazione e contatto epidermico. Il piombo dunque avvelena i rapaci, gli uccelli acquatici, rovina la qualità delle carni ed entra, senza bussare, negli ecosistemi. Nei prossimi mesi il Parlamento europeo deciderà per il bando totale (a oggi è già vietato nelle aree umide europee) per la tutela di uccelli, cacciatori e consumatori che risultano ormai le ultime categorie veramente esposte a questo rischio. Come in cielo, così in terra.
La mostra sul saturnismo a Milano “Il veleno dopo lo sparo”è visibile al Museo di Storia Naturale della città fino al 29 marzo.
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