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Ogni mansione diventa una grande opportunità di crescita e autonomia

Grazie alla collaborazione con realtà industriali come TenarisDalmine, la cooperativa La Solidarietà offre occupazione a persone con disabilità e fragilità, promuovendo autonomia e competenze professionali.

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«La macchina fa quasi tutto da sola: prende il materiale, unisce il colorante, prepara lo stampo, appiccica l’etichetta e manda avanti il risultato. Ma poi tocca a me: devo controllare l’idoneità dell’articolo, dividere i prodotti nei sacchi e ricordarmi sempre quanti sono. Non posso sbagliare», racconta Vittorio, uno dei dipendenti con svantaggio della cooperativa La Solidarietà di Dalmine, fondata nel 1990 con lo scopo di offrire un’opportunità sociale e lavorativa a persone in condizioni di svantaggio. Lo abbiamo raggiunto nel pieno del suo turno di lavoro, a pochi passi da un macchinario industriale che realizza i cappellotti, i tappi verdi che si applicano alle estremità dei tubi di TenarisDalmine, il cui impianto si trova a qualche centinaio di metri dalla sede de La Solidarietà. Vittorio spiega che «adesso stiamo facendo dei cappellotti di medie dimensioni, i 406: in ogni sacco ce ne devono essere esattamente 14, divisi in due colonne da sette. Quelli con un diametro più grande invece vanno impilati in colonne singole da dieci». Poi stacca un attimo lo sguardo dal nastro trasportatore - accanto a lui c’è un supervisore della cooperativa -, si gira, indica uno scaffale poco distante e continua: «Vedete tutti quelli? Li abbiamo fatti noi: adesso siamo a 116 sacchi, a breve dovrebbe arrivare un trasporto che li porterà da Tenaris». Ha ragione: mentre usciamo dallo stabilimento, dalla direzione opposta arriva un camion blu, che si posiziona accanto allo scaffale e inizia a caricare i cappellotti.

La cooperativa La Solidarietà

Vittorio è uno dei sessanta dipendenti de La Solidarietà: insieme a un gruppo di educatori, formatori e supervisori, la cooperativa senza scopo di lucro dà un lavoro dignitoso a persone con fragilità, disabilità e patologie psichiatriche. Lo fa a stretto contatto con le maggiori imprese bergamasche, che esternalizzano così una parte dell’organico proveniente dalle categorie protette che la legge richiede loro di assumere. «TenarisDalmine è una delle aziende più grandi con cui lavoriamo: ha fatto degli investimenti ingenti su di noi. Per esempio, la macchina su cui opera Vittorio è stata acquistata da Tenaris è ci è stata fornita in comodato d’uso. Per loro ci occupiamo anche della stampa dei cartelli aziendali - abbiamo un plotter dedicato - e di alcune lavorazioni manuali», racconta il presidente della cooperativa Gianmaria Sorzi. Anziché inserire le persone con svantaggio direttamente in azienda, La Solidarietà esegue le produzioni concordate con i clienti nei suoi reparti a Dalmine e a Brembate. «Nel nostro ambiente controllato e protetto, il benessere dei dipendenti è una priorità», riporta Sorzi: «Oltre a uno stipendio dignitoso, garantiamo ascolto, formazione e affiancamento, occasioni di svago, momenti di pausa tutti insieme. Organizziamo attività dopo il lavoro e nel fine settimana. C’è un senso di comunità che altrove non si riesce a creare».

La cooperativa sociale adotta anche un meccanismo che permette ai suoi dipendenti di “ruotare” su diverse stazioni, rendendo il lavoro più vario e stimolante. «Cambiare mansione di tanto in tanto è utile per evitare il declino cognitivo, perché richiede formazione, addestramento e un periodo di pratica sui nuovi macchinari», dichiara Mariagrazia Gamba, vicepresidente della cooperativa, che continua: «Nel tempo, abbiamo acquisito le competenze per internalizzare delle lavorazioni complesse, come la produzione dei cappellotti o la sabbiatura dei materiali. È importante che i nostri lavoratori se ne occupino, perché dare loro la responsabilità di un macchinario - anche in affiancamento a un esperto - gli fa capire che il loro lavoro ha la stessa dignità degli altri».

La cooperativa ha sessanta dipendenti e la sua sede è vicina allo stabillmento di Tenaris Dalmine

Responsabilizzare le persone

Per questa stessa ragione, la cooperativa punta molto sulla formazione, «che - racconta Gamba - non può essere testuale o frontale, ma deve utilizzare videoprocedure ed esperienze dirette sul campo. Per noi è molto importante che i lavoratori comprendano come il processo di cui si occupano influisce su tutta la catena produttiva: così diamo un senso a ciò che fanno. Vittorio, per esempio, non deve necessariamente conoscere il funzionamento del macchinario che produce i cappellotti: noi però glielo insegniamo lo stesso per responsabilizzarlo, per farlo sentire una parte fondamentale di un meccanismo e di un progetto più ampio».

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