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È Natale e a Natale si può fare quello che ci pare

Articolo. Per alcune famiglie è il periodo più felice dell’anno (ma si stressano lo stesso), per altre è quello più triste (ma devono comunque mostrarsi felici). L’unico modo per passare le feste senza crolli emotivi, famigliari e finanziari è abolire il dovere e riscoprire il piacere, con un unico criterio: basta che funzioni

Lettura 3 min.

Recite scolastiche, saggi, lavoretti, cene aziendali. Regali di Natale e di Santa Lucia e vuoi dimenticarti la Befana? Case da addobbare, pensierini da impacchettare, i biscotti natalizi da sfornare, mercatini da visitare, centri commerciali dove parcheggiare. Il regalo alle maestre, il calendario dell’avvento, la poesia da mandare a memoria, l’elfo di Natale, il centrotavola, la ghirlanda, le candele, la gita sulla neve. Le scadenze di lavoro da onorare, i corrieri da attendere, i menu da concordare, pranzi e cene da cucinare: datteri, gamberi, spumanti e altri cibi speciali da procurarsi, il maglione con le renne, la vestina elegante per le bambine, la messa in piega e la manicure per la mamma, 50 tipi di panettone fra cui scegliere, i parenti da invitare, gli amici da salutare, facciamo un brindisi, vediamoci prima di Natale.

La delusione

Dopotutto, penso sia stata una fortuna per me essere cresciuta in una famiglia che non ha mai avuto grande spirito natalizio perché a Natale non sperimento mai quello che è il sentimento più diffuso durante le feste: la delusione. Come se il nostro infinito affaccendarci dovesse comportare una ricompensa di felicità. Non è quasi mai così.

I nostri regali non verranno sufficientemente apprezzati, ne riceveremo di banali e di riciclati, l’arrosto verrà stopposo, il pandoro ci farà ingrassare, nessuno noterà il nostro rossetto rosso, i bambini piangeranno frastornati e litigheranno, i parenti faranno commenti infelici, gli amici porteranno del vino scadente, avremo freddo o troppo caldo, scarpe scomode, acidità di stomaco e una grande voglia di tornare a casa sul nostro divano, da sole.

Un modo per sottrarsi c’è: farlo e basta. Il che non vuol dire tramutarsi necessariamente nel Grinch, ma eliminare tutto quello che non è piacevole o strettamente necessario dal “Natale” (che metto fra virgolette, perché nulla di quanto precedentemente elencato ha a che fare con il Natale in sé, inteso come festa religiosa).

Il piacere di ridurre

Fare di meno, comprare di meno, mangiare di meno. Sembra triste ma non lo è: non solo è più rilassante, ma anche più divertente e di maggiore soddisfazione. I regali non possono essere un obbligo sociale. Ho visto lei che dà un bagnoschiuma a lui che dà una candela a lei che dà un salame a lui. L’anno successivo la stessa canzone con gli stessi oggetti (tranne il salame, che è stato mangiato). Che senso ha?

Il mio non è un sermoncino contro il consumismo: consumare mi piace, farmi consumare un po’ di meno. C’è chi fa regali bellissimi e gode nell’impacchettarli: perfetto. Se mi piacesse, lo farei anch’io, ma non mi piace e quindi non faccio regali di Natale, a nessuno. In compenso adoro i calendari dell’Avvento, e al momento in casa ne abbiamo ben cinque. Ognuno può seguire le usanze che più ama: con le amiche abbiamo sostituito i “pensierini” – parola che mi fa venire i vermi – con una tombolata sociale, dove mettiamo in palio oggetti in disuso da riciclare, e lo troviamo molto divertente.

Vale lo stesso ragionamento per tutto: se ci piace molto cucinare possiamo anche decidere di preparare un pranzo da otto portate per quindici persone, ma a patto di farlo con gioia. Altrimenti è davvero meglio una pizza, un minestrone, la vaschetta del gelato. Non c’è niente di triste in un brodo fatto col dado o in una margherita al posto del cenone, basta essere in pace con sé stessi.

Ci piacciono le foto buffe con i maglioni natalizi coordinati? Facciamole, possibilmente evitando di comprare ogni anno un nuovo divertentissimo maglione in puro poliestere con le renne ubriache o Babbo Natale che si illumina, perché i “Christmas jumper” sono uno degli esempi più lampanti di fast fashion che inquina l’ambiente.

I bambini

«Eh, ma Natale è per i bambini» e allora lasciamo che sia davvero per loro. Se chiedono di fare l’albero facciamoli contenti, ma senza lo stress che debba venire perfetto ed essere in pendant con le tende del salotto. Può essere piccolo, storto, addobbato solo da un lato, l’importante è che ci provino da soli e ne siano felici. Viceversa, può anche essere un albero splendido e maestoso, basta che farlo insieme sia un momento di gioia. Anche i lavoretti di Natale lasciamoli fare a loro, in autonomia. Non sono tabelline o dettati, e personalmente mi rifiuto di considerare un angioletto fatto con il rotolo della carta igienica come un compito da portare a termine.

La settimana scorsa sono andata alla “festa di Natale” del corso di musica di mio figlio: è stato bellissimo perché non era un saggio, ma una semplice lezione a porte aperte, dove i bambini facevano vedere quello che avevano imparato interagendo con la maestra e i genitori. Una bella esperienza, appagante, senza nessun tipo di stress. È una formula sempre più diffusa: invece del saggio di danza o di quello scolastico con il loro carico di prove, costumi, competizione e ansia da palcoscenico, si sceglie di mostrare e condividere la propria esperienza. Meglio per tutti, con un pensiero alla me bambina che al saggio dell’asilo avrebbe voluto interpretare la principessa e finì per fare il fiocco di neve.

Risparmiamoci i saggi, potendo, e risparmiamoci anche il regalo alle maestre. Per fortuna, nella classe dei miei figli, nella chat dei genitori nessuno l’ha proposto. Non è irriconoscenza o avarizia, quanto chiedersi: a quante maestre farà piacere ricevere in dono un soprammobile natalizio o della bigiotteria scadente? Molto meglio, come già si fa alla scuola dell’infanzia, sostituire i “pensierini” con del materiale didattico.

Chiediamo ai bambini cosa vogliono davvero. I miei figli non vedono l’ora di stare a casa da scuola per alzarsi tardi la mattina, avere tempo per giocare, guardare le trasmissioni di cucina in tv e andare un giorno sulla ruota panoramica con il papà «quando non deve lavorare». Niente di faticoso, niente che richieda un’organizzazione complessa. Non vedo la necessità di aggiungere molto altro al loro programma.

È Natale: facciamo quello che ci pare, senza aridità di sentimento, ma anche senza confondere la generosità con il consumismo né il piacere della compagnia con gli obblighi sociali. Proviamo a selezionare ciò che ci rende felici, ricordandoci che – a meno di non lavorare nel commercio o nella grande distribuzione – a Natale non abbiamo alcun obbligo aggiuntivo.

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