San Valentino, la festa degli innamorati e la ricorrenza più romantica dell’anno, viene celebrata dal 60% degli italiani, secondo l’ultima stima di Confesercenti. Attorno al 14 febbraio ruota un giro d’affari fatto di cene al ristorante e regali, con una spesa media di circa 80 euro a persona solo per i doni. Ma se dal punto di vista economico la ricorrenza rappresenta un volano per i consumi, sul piano ambientale si conferma tra gli appuntamenti a maggiore impatto dell’anno: una macchina produttiva fondata sull’usa e getta e sullo sfruttamento di risorse provenienti da Paesi lontani.
Il bouquet: non è tutto «rose e fiori»
Regalare rose a febbraio è un vero e proprio paradosso climatico: basta fare quattro passi fuori casa per rendersi conto che i fiori, in Italia, non ci sono. La maggior parte delle rose che compriamo a Bergamo non arriva con il furgone dal vivaio vicino casa, ma viene importata da Kenya, Etiopia, Colombia o Paesi Bassi, viaggiando su aerei cargo refrigerati. Per mantenere i petali freschi, la catena del freddo non deve mai interrompersi; dal momento in cui vengono recise in Africa o in Sud America, fino alla consegna: ciò significa consumare enormi quantità di cherosene per il volo e di energia elettrica per i magazzini refrigerati.
Il Kenya è uno dei maggiori esportatori mondiali di rose, e la gran parte delle serre si concentra intorno al Lago Naivasha. Per far crescere rose perfette e lunghe, servono grandi quantità d’acqua e, dove questo elemento è prezioso per la sussistenza locale, la floricoltura intensiva abbassa progressivamente il livello dei laghi, inquina le falde acquifere e toglie risorse vitali alle popolazioni che vivono di pastorizia o piccole coltivazioni. Per far sì che le rose arrivino in Italia senza un solo segno di parassiti o funghi (come richiesto dalle severe norme doganali), vengono imbottite di pesticidi, molti vietati in Europa perché tossici, ma permessi nei paesi di produzione. Non si tratta di congetture, ma di una realtà esposta anche dalla Confederazione Italiana degli Agricoltori, che dal 1977 si impegna per la salvaguardia e la valorizzazione del settore primario.
La bellezza delle rose è capace di trarre quindi in inganno: le condizioni di chi le produce sono tutt’altro che sicure, tra turni di lavoro massacranti e paghe che a malapena coprono il costo del cibo. La pressione per consegnare milioni di steli in tempo è altissima, e i diritti sindacali sono spesso un miraggio. Per non rinunciare al romanticismo del 14 febbraio possiamo optare per fiori locali e di stagione come quelli prodotti da aziende del territorio oppure, se proprio desideriamo le rose, cercare quelle con il marchio «Fairtrade», la certificazione del commercio equo e solidale, che garantisce stipendi dignitosi e limiti all’uso di sostanze tossiche. Come ultima alternativa, una pianta in vaso: dura molto di più, e continua a purificare l’aria di casa.
L’eredità dei diamanti «insanguinati»
I gioielli sono un altro classico per San Valentino, ma è bene ricordare che l’estrazione di oro e di diamanti è una delle attività più devastanti per il Pianeta. Per estrarre pochi grammi d’oro vengono movimentate tonnellate di terra e utilizzati cianuro e mercurio, che finiscono per contaminare le falde acquifere. A livello sociale, l’estrazione mineraria è spesso legata a conflitti armati e violazioni dei diritti umani (i cosiddetti «diamanti insanguinati», come raccontato anche dal film «Blood Diamond» del 2006 con Leonardo DiCaprio, Djimon Hounsou e Jennifer Connelly). La vendita di questi diamanti consente ai gruppi ribelli e ai loro alleati di finanziare le guerre civili e acquistare armi in vari Stati africani, tra cui Angola, Liberia, Sierra Leone e Repubblica democratica del Congo. Solo dal 2003, grazie al Processo di Kimberley, è stato istituito un sistema internazionale di certificazione che garantisce la provenienza etica dei diamanti grezzi, vietando il commercio di quelli usati per finanziare conflitti, a cui aderiscono globalmente più di 80 paesi, inclusa l’Unione Europea. Per questo, quando si acquista un gioiello con diamante, insieme alla fattura si dovrebbe richiedere una garanzia scritta che attesta che l’origine della pietra è «esente da ogni conflitto».
Il Processo di Kimberley ha ridotto drasticamente il commercio di «diamanti insanguinati», portandolo dal 15 per cento del totale nel 2003 a meno dell’1 per cento ai giorni nostri, ma ormai esistono alternative etiche alla portata di chiunque, come i Diamanti Lab-Grown (creati in laboratorio): non sono finti diamanti (come lo zircone), ma diamanti veri a livello chimico, fisico e ottico, e costano dal 30 per cento al 50 per cento in meno. Non richiedono attività mineraria, non inquinano i fiumi e non alimentano conflitti. Esistono poi i gioielli in metalli riciclati, etici e certificati Fairmined, di brand che aderiscono al Responsible Jewellery Council o che offrono la tracciabilità della pietra.
Tempo e presenza: i doni più autentici
Nel corso degli ultimi decenni, il 14 febbraio si è trasformato in un simbolo di consumismo stagionale: la pressione sociale e il marketing martellante attorno alla festa degli innamorati spingono a dimostrare il proprio affetto attraverso l’acquisto. Questo meccanismo alimenta un mercato basato sulla quantità e sulla velocità, nonostante l’aumento medio del costo dei regali rilevato (nel 2025) al +7 per cento rispetto al 2024 dall’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori. A registrare i rincari maggiori sono stati i cofanetti regalo per trattamenti estetici o per trattamenti per il corpo (+23 per cento) e i cioccolatini (+19 per cento). Aumentano anche i trattamenti nelle SPA e i fiori (+8 per cento).
Per provare a uscire dal tunnel del consumismo, un’alternativa è scegliere di regalare esperienze da vivere insieme, anziché oggetti materiali. E Bergamo e la sua provincia offrono decine di possibilità, anche nella stagione fredda: dai musei ai ristoranti di qualità, fino alle numerose passeggiate che si possono fare in città, nelle valli o in pianura. Questi “regali” creano ricordi indelebili, che non ingombrano i cassetti ma che arricchiscono la relazione. In un mondo saturo di usa-e-getta, donare il proprio tempo e la propria presenza diventa un gesto autentico e indimenticabile.
